L’Italia è tra gli ultimi paesi in Europa per i tempi di pagamento delle transazioni commerciali tra imprese. Il 16 febbraio 2011 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un a Direttiva (2011/7/UE) relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La Direttiva del 2011, oltre a fissare un termine perentorio di pagamento per le pubbliche amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese – 60 giorni – riproduce le disposizioni della Direttiva 2000/35/CE, auspicando un termine massimo di pagamento tra imprese anch’esso di 60 giorni.

Una Direttiva dunque a favore dei creditori, ovvero le piccole e medie imprese per lo più, che oggi più che mai sono in difficoltà per la mancanza di liquidità e, in Italia in particolare, hanno una montagna di crediti non rispettati da parte della pubblica amministrazione – i crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione valgono circa 60 miliardi di euro – ma anche per tracciare tempi certi nei rapporti di liquidità tra le imprese. 

La settimana scorsa la Euler Hermes, società specializzata nell’assicurazione dei crediti del gruppo Allianz, ha compiuto un’analisi per vedere a che punto sono gli Stati membri con l’allineamento alla Direttiva pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso anno relativamente ai pagamenti tra le imprese. Lo studio rileva che tra Nord e Sud Europa c’è una forbice che li separa e si allarga sempre di più.

Germania – dove addirittura passano soltanto 24 giorni prima del saldo – e Polonia sono le uniche che rispettano la scadenza massima di 60 giorni fissata dalla Direttiva che gli Stati membri dovranno applicare entro marzo 2013. Vicini al termine sono Francia e Belgio, mentre in fondo alla lista ci sono Spagna, Portogallo e Italia, che negli ultimi anni hanno allungato i tempi di pagamento, a causa della crisi che attanaglia le piccole e medie imprese del sud Europa. Qui la crisi è nella fase acuta e qui continuerà, si può dedurre, il deterioramento della situazione con un secco aumento dei mancati pagamenti e di conseguenza un aumento delle insolvenze, con sicura ricaduta sulla già dissestata economia “sudeuropeista”.

Nelle ricostruzioni compiute dallo studio, la situazione spagnola risulta essere quella più grave, dove per passare all’incasso le imprese devono attendere circa sette mesi, in Italia non va meglio: prima di vedere accreditati i soldi sul conto corrente servono cinque mesi. Questi dati ci vedono ancora una volta in fondo alle classifiche di efficienza, in questo caso tra privati, evidenziando, purtroppo, un’altro sintomo che l’economia italiana è ancora in difficoltà e non accenna a riprendersi definitivamente.

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