In questi giorni stiamo vivendo, come sostengono alcuni illustri commentatori, una vera e propria “terza guerra mondiale”, non più combattuta con le bombe e le truppe in campo, ma a suon di spread ed indici di borsa.

Se è vero com’è vero che i liberali si sono sempre rifatti al libero mercato, è innegabile che quello che sta avvenendo non dovrebbe sconvolgerci più di tanto.

Ma essere liberali è cosa ben diversa da essere liberisti. La sostituzione di un monopolio statale, con un monopolio privato (bancario-finanziario) che regoli ogni aspetto della nostra vita, è ciò che più di ogni altra cosa si dovrebbe combattere. Se a tutto ciò aggiungiamo, una sovranità nazionale limitata se non quasi soppressa, stante l’impossibilità da parte di uno stato libero di battere una propria moneta, allora il quadro diviene ancora più fosco.

Infatti, ad una sovranità nazionale contratta ha fatto da compagna una sovranità democratica e parlamentare quasi del tutto soppressa, a fronte di una classe politica incapace di riaffermare il proprio ruolo democratico supportato dal popolo, così come la stessa classe politica, se non negli uomini ma sicuramente nelle istituzioni, abdicò il proprio ruolo democratico popolare alla fine della c.d. prima repubblica, consegnandosi supinamente alla magistratura.

Ecco allora che scatta il “circuito perverso”. Innegabilmente, una classe politica è lo specchio fedele del proprio elettorato, quindi additare tutte le nefandezze e privilegi della c.d. casta, equivale ad additare il nostro decadimento morale ed etico, con tutti i nostri piccoli o grandi privilegi, che ognuno di noi ha cercato di ritagliarsi tra le pieghe della pelle di questo moloch che è lo stato burocratico in cui viviamo.

Quando chiediamo alla classe politica un colpo di reni, che riaffermi il proprio ruolo politico democratico in maniera diretta, è come se lo chiedessimo a noi stessi, senza però avere il coraggio di dircelo dinanzi ad uno specchio.

Come possiamo pretendere che la politica torni in campo, per fare scelte dolorose ed impopolari, quando noi stessi non siamo disposti a rinunziare a quei privilegi che abbiamo chiesto ed ottenuto negli anni passati alla stessa politica? Sino a quanto la classe politica vivrà di consenso popolare “insano”, non troveremo (eleggeremo) mai una classe politica che apertamente in campagna elettorale dichiari che abolirà privilegi, chiederà rinunzie a posizioni di rendita ed intaccherà le varie lobby e/o corporazioni.

Ecco quindi che scatta il “circuito perverso”. Nessun tacchino, al pari degli italiani, festeggerà mai il Natale. Nessun liberale autentico siederà forse mai nelle poltrone più alte, condannati a rimanere l’anima pulita di una coscienza sporca.

© Rivoluzione Liberale

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