«Io sono di paese. E sono  molto contenta di questo. Amo gli usi e costumi del mio paesello, anche i più bizzarri. Da noi, come in molti altri posti, usa mettere le “carte” quando qualcuno muore. Sono manifesti che riportano l’annuncio e vengono affissi in tutti i luoghi preposti. E’ un modo legale e tradizionale per avvertire gli abitanti della dipartita e per far sapere senza alcun dubbio la vera età della povera salma. Alcune di queste “carte” sono davvero antropologicamente interessanti. Leggo: ci ha lasciati Ringo Finocchietti, età 97 anni, il destino tragico volle così. Sotto, a penna, qualcuno aveva commentato: meno male. Il  povero Ringo era un rimbambito cronico che guidava ancora il motorino ed era un pericolo pubblico. Dio il misericordioso mandò un autobus di linea (il tragico destino) a incrociare la sua strada.

Naturalmente – come osservo spesso – muoiono solo le persone perbene, i padri esemplari, i mariti o le mogli insostituibili irreprensibili e via dicendo. Altra chicca: Lasciando la famiglia inconsolabile, è morto Eros Colucci detto il Boia. Sotto, scritto a penna da mano tremante dalla felicità, si leggeva:era ora, ‘sto bastardo. Anche queste sono soddisfazioni. Ma il meglio si ottiene quando i cognomi sono spiritosi, quindi ho visto annunciare la dipartita della povera Dorina Latte in Bianco, di Giulietta Lucci in Delfino, di Idea Intreccialaghi in Marino. Insomma una letteratura a parte,macabra ma interessante. E comunque al momento dell’ultimo viaggio, i concittadini accompagnano in silenzio. Alcuni felici, altri dolenti. La maggior parte di loro indifferenti, ma contenti di partecipare. Adesso che il mondo è globalizzato, appaiono anche alcune “carte” con nomi stranieri e non di facile pronuncia. Ho sentito io commentare la morte di un certo Pashwari, in questi termini: è morto Pasmina, quello del distributore di benzina. Come dire, meglio usare termini a noi cari, per non fare brutte figure.

E comunque la vita del paese è sempre piacevole e piena di sorprese. Un vecchio salumiere semianalfabeta, uno di quelli che sa a memoria la composizione del salame felino ma non conosce il nome della capitale di Francia – insomma, quel genere lì per capirci – una volta mi ha davvero stupito per la sua cortesia e voglia di migliorare. Alla mia richiesta di due etti di prosciutto, lui me ne ha fatti tre e poi mi ha chiesto con voce suadente: glielo lascio o glielo toglio? Quando mai sarebbe successo in uno dei tanti anonimi e tutti uguali supermercati di città?»

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