La difficile situazione economica del Paese costringerà molti italiani a rinunciare alle ferie o, quanto meno, a ridurle in modo consistente. Tuttavia anche chi riuscirà a partire, difficilmente potrà del tutto rimuovere dalla mente le preoccupazioni per il lavoro, il futuro della propria azienda e le sorti dell’intero Paese.

L’andamento dei mercati continua ad essere preoccupante per la tenuta dei conti pubblici e della moneta unica. A loro volta, nonostante i richiami insistenti del Presidente del Consiglio, i partiti costretti a sostenere il Governo pensano soltanto ad evitare di scontentare i rispettivi elettorati con decisioni che potrebbero ulteriormente irritarli, dopo i sacrifici ai quali sono stati chiamati dagli onerosi provvedimenti fiscali, di cui si va sentendo tutto il peso, anche perché l’incremento della pressione fiscale ha contribuito ad aggravare la recessione in atto. L’approssimarsi della seconda rata dell’IMU, che si preannuncia molto più pesante della prima, alimenta ulteriori preoccupazioni dei contribuenti.

Se tutto questo è in qualche modo comprensibile, appare inaccettabile la ostinazione di chi si oppone alla cessione di quote consistenti di patrimonio pubblico, mentre le pur modeste riduzioni di spesa contenute nel provvedimento sulla spending review, determinano proteste che paralizzano l’attività di alcuni uffici pubblici e affollano le piazze romane, antistanti Palazzo Vidoni, sede della Funzione Pubblica, la Camera ed il Senato.

In realtà le resistenze a ridurre i privilegi ed il potere di un sistema amministrativo-burocratico tardo socialista, quale quello che si è stratificato in Italia, sono fortissime e rappresentano il vero ostacolo all’affermazione di una democrazia liberale. Tali resistenze, oltre a comportare costi inutili, si manifestano in un deleterio potere di veto verso chiunque voglia promuovere iniziative innovative. 

Sul piano continentale, sembra che finalmente ci si appresti a conferire a Mario Draghi, Presidente della BCE, il potere di intervenire, con azioni determinate, a sostegno dei debiti sovrani; ed i primi segnali positivi si vanno avvertendo nei mercati, con le Borse in ripresa e gli spread in lento, ma costante calo.

Ci auguriamo che  il definitivo via libera al Governatore della BCE  possa scoraggiare la speculazione in relazione alle azioni tempestive, misurate e mirate, che verranno messe in campo. Sarebbe sufficiente tale novità, come ha sottolineato più volte Mario Monti, per ottenere una tregua duratura nei confronti degli attacchi all’Euro.

In Italia, ultimo Paese in cui il socialismo reale alla sovietica ha una forte e larghissima presenza, le reazioni al cambiamento in senso liberale sono violentissime ed insopportabilmente arroganti. Abbiamo registrato in questi giorni un attacco spudorato a quello che è stato definito il pensiero unico dominante neo liberale, da parte di un gruppo di economisti, sconfitti dalla storia, dalla moderna scienza economica e dai fatti reali, guidati da Giorgio Lunghini, Guido Rossi, Luciano Gallino ed altri, che hanno denunciato una sorta di “furto d’informazione” e determinato un monopolio sui cervelli, senza precedenti. La denuncia sarebbe preoccupante se, oltre ad essere del tutto infondata, non venisse proprio da quegli intellettuali di formazione comunista, che in effetti in passato – essi sì – hanno imposto una perniciosa egemonia culturale in tutti i campi, non solo in quello economico.

Se oggi, gli economisti di scuola liberale hanno finito col prevalere, dipende dalla forza dei fatti e non si tratta di nulla di paragonabile al monopolio di pensiero nell’istruzione e nell’arte che il campo marxista ha imposto per troppo tempo. E’ risultata evidente invece la superiorità dell’economia di mercato, o meglio del free market, come diceva  Adamo Smith. Altro che pensiero unico! Semmai il liberalismo è così ricco da articolarsi in diverse sensibilità, che vanno dal turbo liberismo, che abbiamo sempre rifiutato e definito come la bandiera dei conservatori, all’economia sociale di mercato, ad una moderna via neo liberale, ricca di influenze keynesiane.

Gli amici, che sulle colonne di Repubblica, hanno protestato e che invocano il sostegno dei vari Asor Rosa, Fassina, eccetera, sono in realtà inguaribili statalisti, che ancor oggi hanno un peso enorme nella sinistra italiana e condizionano il PD, che non ha mai saputo fare una scelta definitiva a favore dell’economia di mercato.

Mentre le aziende private falliscono, chiudono o sono costrette a delocalizzare, assistiamo a proteste di dipendenti statali o di aziende a capitale pubblico che pretendono il mantenimento di privilegi che il Paese non può più permettersi. Per parte loro, i partiti che sostengono il Governo, si preoccupano di proteggere i propri bacini elettorali, evitando di scegliere una linea comune precisa.

Divagano, quindi, litigando sulla legge elettorale, per evitare di confrontarsi sui problemi reali. In realtà tutti, vergognandosene, vorrebbero mantenere l’attuale porcellum. Intanto, danno sfogo alla fantasia, inventando i sistemi più disparati, ma con l’unico scopo di far credere che l’accordo non si possa raggiungere per l’ostinazione dell’altro. Così la decisione verrà rinviata all’autunno. Questo consentirà loro di prendere altro tempo, nella speranza di scongiurare la costituzione di nuovi soggetti politici ed evitare l’ulteriore frantumazione di quelli esistenti. Ancora una volta sarà Berlusconi, spiazzando tutti, ad imporre la scelta a lui più conveniente, che probabilmente finirà con l’andar bene anche a Casini ed all’indebolito Bersani.

Fra qualche giorno i palazzi della politica, nonostante tutto, chiuderanno per ferie e se ne riparlerà a settembre. Soltanto Mario Monti resterà al lavoro. Se volesse profittarne per lanciare un suo movimento politico, questo sarebbe il momento più adatto.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. É verissimo. Fa rabbia vedere i portatori di ricette sconfitte e screditate dalla storia rialzare la testa e riproporre metodi e schemi che puntualmente portano disastro. Meno male che da noi si tratta per ora di dibattito di idee, sempre lecito. In vari paesi d’America Latina, invece, questi metodi sono ritornati di uso comune, generando uno statalismo che ingabbia l’economia e produce solo povertá. Quanto al mio amico Monti, non credo che pensi a gettarsi nell’arena, abbandonando il suo ruolo al di sopra delle parti, che é quello che in questa fase serve al Paese.

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