“Belsito mafioso? Non credo proprio, è troppo scemo, la mafia sceglie meglio i propri uomini” così qualche giorno fa Umberto Bossi ha commentato le indiscrezioni che vorrebbero l’ex tesoriere vicino agli uomini di Cosa Nostra. Se dai toni può sembrare una consueta sparata dell’ormai ex leader del Carroccio, risulta molto più inquietante nel significato che assume. Di certo ora il senatur, dopo essere stato abbandonato sul ciglio della strada da colui che è cresciuto nella sua ombra (Roberto Maroni), si lascia andare – più frequentemente del solito – a sparate degne del suo repertorio.

Belsito è troppo scemo? Spulciando nella biografia dell’ex leghista si scoprono ruoli dirigenzialidi massimolivello. È stato dal 2007 al 2010 Vicesegretario e Tesoriere regionale della Lega Nord in Liguria e dal 2009 ricopre incarichi nella Lega Nord nazionale prima come Vicetesoriere del partito e poi, dal 22 febbraio 2010 come Tesoriere. Viene poi nominato Sottosegretario di Stato con delega alla Semplificazione normativa del governo Berlusconi IV. Come se non bastasse, dal 2010 viene anche nominato Vicepresidente di Fincantieri. Ciò significa che – oltre ad avergli dato un ruolo dirigenziale di alto livello in un’ impresa di Stato – per la bellezza di tre anni gli hanno lasciato gestire decine di milioni di euro di rimborsi elettorali (soldi dei contribuenti).

Ora, che sulle capacità di alcuni dirigenti padani fosse sorto qualche dubbio sulla loro preparazione è una cosa, ma ammettere pubblicamente di essersi affidati per la propria gestione economica di un incompetente è un’altra. Questa uscita non fa altro che confermare quello che è ormai più di un sospetto: Bossi già da qualche anno non contava più nulla nel suo partito e  la classe dirigente padana ha certamente perso fortemente di consistenza negli anni

Altro esempio lampante di scarsa qualità è stata la discesa in politica di Renzo Bossi: il Trota, rimandato 4 volte alla maturità, è diventato consigliere regionale della Lombardia. Di certo il concorso di colpa è da condividere con i dodici mila bresciani che lo hanno votato, ma è stato un altro tassello per completare il puzzle delle bizzarrie leghiste. Insomma se consideriamo anche la gestione del Sindacato padano, sul quale sorgono diversi dubbi, il quadro che ci si presenta è dei più disperati.

L’esternazione di Bossi non fa altro che sottolineare ancora di più le proprie responsabilità nel non aver saputo costruirsi una squadra all’altezza della competizione elettorale. Ancora una volta i cittadini hanno potuto prendere atto che i loro interessi negli anni fossero in secondo piano rispetto a quelli del partito. Ne sono una prova le recenti opposizioni alla politica del Governo Monti, in particolare per quello che ha riguardato le scelte della riforma pensionistica, nonché del riassetto delle Province.

Ora che a livello nazionale la Lega ha perso il suo appeal, l’unico terreno in cui si può misurare è quello degli enti territoriali. L’abolizione delle province non fa altro che ridurre le poltrone padane sulle quali far sedere i loro dirigenti “d’eccellenza”.

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