Il retroterra dottrinale del KPRF (Kommunističeskaja Partija Rossijskoj Federacii) affonda le sue radici – come già analizzato in un nostro precedente articolo – in un composito humus di ideologie, filosofie e correnti. La discesa dal campo delle idee alle attuazioni pratiche si risolve quindi in una ricetta politica affatto originale.

Nei mesi scorsi, il partito di Gennadij Andreevič Zjuganov si è mobilitato in modo particolare su tre tematiche accumunate tra loro dalla cifra spiccatamente geopolitica (rimarcando ulteriormente quanto questa disciplina – tempo addietro stigmatizzata come “nazista” – sia  cruciale nel nuovo sistema politologico implementato dai comunisti russi).

Innanzitutto, il partito si è speso in una ferma campagna di opposizione all’ingresso della Federazione Russa nel WTO. Il 10 luglio, la Duma ha votato per la ratifica definitiva del trattato, e sul sito del KPRF è apparso l’elenco nominativo dei parlamentari che hanno approvato l’ingresso sotto l’eloquente titolo “chi minaccia la sicurezza del Paese?” Diversi ordini di motivazioni hanno portato il partito su questa linea di intransigente rifiuto. Sicuramente, da un punto di vista ideologico, pesa il timore che l’accesso vada a vantaggio del “grande capitale speculativo internazionale” e di lobby economiche transnazionali, viste quali espressioni supreme del sistema liberal-capitalistico incarnato dal WTO. Per un partito dalla forte vocazione operaia, è poi fonte di preoccupazione il possibile contraccolpo occupazionale e produttivo su alcuni settori sensibili del panorama industriale (ed agricolo) nazionale, beneficiari di sussidi e “protezione” sul mercato interno ed ora esposti all’agguerrita concorrenza globale. Il partito, oltre ad aver votato contro l’ingresso con i suoi 90 parlamentari, ha organizzato decine di azioni di protesta su questo tema, l’ultima delle quali il 26 luglio in Jacuzia con lo slogan “Il popolo contro la folle avventura del WTO”.

Altra tematica che nei mesi scorsi ha generato un prolungato impegno delle strutture partitiche è stata la paventata creazione di un hub della NATO ad Ul’janovsk, quale supporto logistico per i contingenti impegnati nello stagnante conflitto afgano. Nonostante il vice Primo ministro Rogozin si sia affrettato a smentire categoricamente la possibilità che installazioni militari dell’Alleanza Atlantica possano apparire sul territorio Russo, il KPRF ha cavalcato l’onda con iniziative dal forte impatto mediatico (marce di protesta, scioperi della fame di alcuni dei suoi esponenti principali). Secondo Zjuganov, l’apertura agli americani sulla base aerea avrebbe rappresentato una partita di giro per il riconoscimento internazionale della regolarità delle elezioni presidenziali che hanno visto trionfare nuovamente lo zar Putin. La presenza di numerose fabbriche e impianti di ragguardevoli dimensioni (tra cui la UAZ), la collocazione nel bacino del Volga, e la vicinanza ad altre importanti realtà industriali (Samara e Nižnij Novgorod) rendono poi la cittadina (inter alia, luogo di nascita di Lenin)una sorta di perno strategico su cui poggia il sistema industriale russo. Oltre alla valenza geostrategica della “base NATO” conficcata nel cuore della Federazione, Zjuganov ha espresso il  timore (invero mai sopito dai tempi del primo conflitto afgano) che tramite i cargo dell’Alleanza possa giungere in Russia il temutissimo oppio afgano.

Ed è proprio il contrasto all’invasione di sostanze stupefacenti il terzo filone su cui si è dipanata l’attività del partito. Il governatore della regione di Ul’janovsk, Sergej Morozov, ha assicurato che il controllo dell’eventuale flusso di merci da e per l’Afghanistan spetterebbe alle autorità doganali russe, non potendosi applicare alcun principio di extraterritorialità per la base aerea. Tuttavia, il KPRF – al pari di molti partiti teoricamente di sponda opposta – ha sposato una linea di assoluta intransigenza sugli stupefacenti, visti quali strumento (anche in questo caso, eterodiretto), per “sedare” ed allineare la gioventù russa ai (dis)valori occidentali.

In ultima istanza, il KPRF ha saputo esercitare una costante presa elettorale, una attiva capacità di mobilitazione ed un vasto ritorno mediatico alle proprie iniziative. In un’era “post-ideologica”, la dimostrazione che esiste ancora spazio per quelle formazioni capaci di dare un’impronta chiara e stabile al proprio agire sull’agone politico.

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