E’ indubbio che la dialettica politica sulle tematiche dell’eurocrisi diventi più rovente con l’avvicinarsi delle elezioni politiche, anche in Germania.

Eppure risulta difficile ricondurre alla sola campagna elettorale l’ondata di critiche che il Presidente del Consiglio Monti ha ricevuto in settimana, in risposta alle dichiarazioni rilasciate nel corso di una recente intervista al settimanale Der Spiegel.

Intervista in cui, forse incautamente, aveva rivendicato il diritto dei governi di mantenere uno “spazio di manovra” rispetto alle decisioni del Parlamento ed il loro dovere di “educarlo”, riferendosi ai ripetuti cambiamenti di posizione dei governi nordici immediatamente successivi alle decisioni del Consiglio Europeo, e contestualmente portando come esempio proprio il caso del Parlamento italiano, del quale egli stesso ha dovuto in parte travalicare le direttive per poter raggiungere l’accordo siglato all’ultimo summit a Bruxelles.

Le reazioni pressoché bipartisan, che non si sono fatte attendere, spaziano dalla proclamazione di un “attentato alla democrazia”, così come lo ha definito il segretario dell’Unione Cristiano-Sociale (CSU) bavarese, Alexander Dobrindt, alla frecciatina lanciata dal vicecapogruppo al Bundestag Joachim Poss, che ha affermato “evidentemente gli anni di Berlusconi hanno indebolito l’immagine del ruolo del Parlamento”, fino alla precisazione che il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle si è sentito in dovere di fare, ovvero che ci sia “bisogno di un rafforzamento e non di un indebolimento della legittimazione democratica europea”, come se fosse mai stato messo in dubbio.

Sono risposte che stravolgono completamente il tono dell’intervista del Premier Monti, e che confermano il suo timore di una “dissoluzione psicologica dell’Europa”.

D’altronde, era solo una questione di tempo prima che le difficoltà politiche diventassero incomprensioni politiche.

Quanto queste problematiche siano interconnesse lo dimostra infine l’intervento del deputato liberale tedesco Frank Sheffler, il quale sostiene che Monti voglia “risolvere i suoi problemi a spese dei contribuenti tedeschi, e li impacchetta in una lirica europea”, in tal modo sorvolando opportunamente sul resto dell’intervista del Premier italiano, che invece invitava la Germania ad offrire un sostegno morale, non finanziario, mentre ricordava che almeno il 3% del debito italiano odierno è dovuto ai contributi versati per i fondi salva-Stati.

Ben lungi quindi dal voler essere una delegittimazione della democrazia, il ragionamento verteva sulla necessità del superamento degli interessi locali o nazionali in nome di un consolidamento politico su scala sovranazionale, oggi messo sotto scacco dalla crescente contrapposizione ideologica tra Nord e Sud Europa.

La pesantezza delle critiche rivolte al nostro Premier rivelano non tanto e non solo l’opportunismo dei vertici politici tedeschi in vista della battaglia elettorale, quanto piuttosto un forte disallineamento di vedute sull’emergenza in corso.

Ma quanto è peggio è che sorge il dubbio che esso, alla luce del conclamato rallentamento economico tedesco, sia artificiosamente concepito per negare l’evidenza del contagio ai territori d’oltralpe.

In tal caso bisognerebbe ricordare ai colleghi tedeschi come questa tecnica dialettica sia già stata utilizzata dal Governo Berlusconi, e come si sia dimostrata, dal punto di vista economico e politico, del tutto fallimentare.

© Rivoluzione Liberale

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