Il Governo ha varato la riforma delle professioni. L’Avvocatura è insorta. I punti principali della riforma riguardano l’assicurazione obbligatoria, la pubblicità ed il tirocinio. Ma la prima questione riguarda il metodo. Il regolamento non rispetta le specificità delle professioni e inspiegabilmente non esclude dal suo ambito di applicazione gli avvocati che, come i medici, svolgono un’attività relativa a diritti costituzionalmente riconosciuti. E, francamente, il rispetto della volontà dei padri costituenti avrebbe dovuto indurre il Governo ad un approccio diverso, prevedendo un diverso metodo di legiferare. Ma le perplessità concernono anche il merito. Che cosa prevedono le nuove regole?

Assicurazione obbligatoria – Tutti i professionisti dovranno avere una polizza di responsabilità civile ma l’obbligo sarà effettivo fra un anno. Tale disposizione “tutela” più che altro le compagnie di assicurazioni. E’ facile immaginare che nulla cambierà per i cittadini e gli unici a rimetterci saranno quei giovani avvocati a basso reddito che saranno comunque costretti a stipulare una polizza, magari dopo che le società assicuratrici avranno creato il solito cartello in barba alle norme sull’antitrust.

La pubblicità – Viene abrogato il divieto di pubblicità, con qualche limite: non deve violare il segreto professionale (vivaddio!), non deve essere ovviamente ingannevole e deve essere “funzionale all’oggetto”.   E’ vero che l’avvocato deve stare al passo coi tempi ma la pubblicità è in contrasto con la natura intrinseca della professione forense, improntata al decoro ed alla probità. E poi non corrisponde al vero che darebbe impulso alla concorrenza, della quale diremo in seguito. Vi fidereste di un legale che promuove tre separazioni al costo di due? O che mette in palio una crociera tra i suoi clienti?

Avvocato e impiegato – Anche i dipendenti pubblici potranno fare gli avvocati, indipendentemente dal tipo di contratto con cui sono stati assunti. E’ un vero e proprio attacco all’indipendenza dell’avvocatura, professione liberale per eccellenza.

Tirocinio libero – Il periodo di “apprendistato” si riduce da24 a18 mesi massimo, di cui soltanto 6 sono i mesi di tirocinio vero, ossia svolti presso un avvocato, mentre il resto si confonderà con gli studi universitari oppure si perderà in attività diverse svolte presso uffici legali di enti pubblici o aziende private. E, quel che è peggio, molti aspiranti avvocati finiranno al servizio di un magistrato dove non impareranno certo a difendere. Anche con questa norma viene minato quello spirito di autonomia e libertà che è connaturato alla funzione dell’avvocato e che è indispensabile per la tutela del diritto di difesa del cittadino previsto dalla Costituzione.

Diciamolo chiaramente: tutte queste disposizioni, ed anche altre in cantiere, sono giustificate in virtù del principio teso a favorire la concorrenza, agevolando l’accesso alla professione per i giovani. Falso, e lo dicono i numeri. Non riesco ad individuare una professione, un’arte o un mestiere che vanti quasi 200.000 iscritti. Vi sembrano pochi? La concorrenza esiste, eccome. E, purtroppo, tende al ribasso. Non delle parcelle, come qualcuno potrebbe malignamente ipotizzare. Ma della qualità, della professionalità. Quando un cittadino è imputato, magari in carcere, magari abbandonato dai familiari, sbattuto sui media, ha solo il suo Avvocato. E certamente non gli interesserà che questi abbia la polizza, o che faccia una campagna pubblicitaria accattivante. Vorrà e pretenderà che sia competente, professionale e qualificato.

Tutto ciò sarà sempre più difficile e gli attuali numeri aumenteranno in modo esponenziale. L’unica vera formazione che paga è quella impartita dal Maestro, giorno dopo giorno, anno dopo anno. E con 200.000 avvocati (ma il trend è in crescita) ci saranno sempre meno maestri e sempre più praticoni.

Bisogna avere il coraggio della scelte. E l’unica riforma seria, dura ma efficace, è quella di limitare l’accesso all’Università. L’approccio superficiale e populista degli ultimi anni ritiene tale idea come illiberale. Ma non è così. Sfornare ogni anno migliaia di laureati in giurisprudenza e scaraventarli nell’agone forense è scellerato. La vera libertà è essere messi nelle condizioni di poter esercitare una professione così nobile, garantendo pari opportunità ma limitando l’accesso indiscriminato. Nascondere il problema significa non volerlo risolvere.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. OK, Massimo, sottoscrivo (salvo il punto dell’assicurazione, che ritengo necessaria, a tutela dei clienti, perché un avvocato può procurare grave danno e non essere in grado di risarcirlo).
    Quanto al resto, si tratta di disposizioni assolutamente inutili ai fini della concorrenza: già oggi, non c’è professione con tanta concorrenza quanta ce n’è nell’avvocatura; che da quasi ottanta anni aspetta ancora l’aggiornamento della sua legge professionale (RDL 1578-1933 e RD 37-1934). L’accesso all’avvocatura dovrebbe essere reso più selettivo piuttosto che più facile, e va anche detto che nell’attuale abnorme situazione hanno una grande responsabilità proprio gli avvocati, che, specie negli ultimi trenta anni, hanno rinunziato ad operare la necessaria selezione attraverso commissioni di esame troppo indulgenti.

  2. Non so se queste obiezioni siano giuste o no. So solo, per esperienza attiva e passiva, di avvocato e di cliente, che la professione è malata, come tante altre cose che attengono alla Giustizia nel nostro Paese. Gli avvocati veramente seri e bravi non sono abbastanza, e operano a costi proibitivi (quanto pensate che chieda un grande avvocato come il professor Coppi? Ne so qualcosa e se volete chiedetelo ad Andreotti) per cui sono accessibili solo per gli abbienti o per quei casi in cui la grande pubblicitá compensi l’assenza o la scarsezza del compenso. Il che è in fondo naturale, perché obbedisce alla eterna legge della domanda e della offerta e se i grandi legali dovessero applicare le tariffe generalmente praticate sarebbero soffocati dalle richieste di assistenza. Il problema mi sembra sia, non nel numero degli avvocati, già altissimo, ma nella loro formazione. Non so se sia possibile limitare l’accesso alle Facoltá di Diritto (immaginiamo facilmente le proteste in tutte le piazze), ma il Ministro Severino ha parlato di una laurea differenziata per gli Avvocati. Questa sarebbe forse una buona strada.

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