L’incertezza sull’evoluzione futura dei mercati obbligazionari dell’eurozona “è diminuita nella prima metà di luglio, per aumentare nuovamente alla fine del mese”, riportandosi a un livello prossimo a quello osservato a fine giugno. Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di agosto, sottolineando che i minimi storici raggiunti dai rendimenti dei titoli di Stato di Paesi dell’Eurozona con rating AAA (il “10 e lode” delle agenzie di rating) “sono da ascrivere alle riallocazioni verso investimenti sicuri, nonché al deteriorarsi delle prospettive di crescita”. Inoltre, nota la Bce, “gli esiti della riunione dell’Eurogruppo del 20 luglio non hanno convinto gli operatori di mercato sulla fermezza dei Governi ad adottare le misure necessarie a risolvere la crisi e ad attuare gli accordi presi dal Consiglio europeo a fine giugno”.

Tuttavia, nel bollettino non viene citata la pressione al ribasso prodotta dalle scelte di politica monetaria (poste in essere dalla stessa Bce) che hanno fortemente deluso le aspettative dei mercati finanziari.

Quando a fine luglio Mario Draghi annunciava di essere “pronto a tutto” pur di assicurare l’irreversibilità della moneta unica, le sue parole erano state interpretate come una dichiarazione di guerra allo spread. Il presidente dell’Eurotower sembrava pronto a imbracciare il bazooka della monetizzazione dei debiti sovrani e a premere il grilletto per la difesa dell’area euro, scatenando l’euforia degli investitori con spread in caduta libera e borse in rialzo del 5%.

Nei giorni seguenti le forti perplessità della Bundesbank e gli esiti della riunione del board della Banca centrale europea hanno frenato gli entusiasmi (forse un po’ eccessivi) e riportato tutti con i piedi per terra.

Le tanto attese misure concrete per fronteggiare la frammentazione dei mercati finanziari dell’Eurozona non sono arrivate e il consiglio direttivo si è limitato ad approvare le linee guida di possibili interventi futuri. La delusione ha così alimentato una pioggia di vendite in Borsa e i principali indici hanno accusato perdite significative.

Nel bollettino di agosto si afferma però che la Banca centrale europea “può condurre operazioni di mercato aperto definitive di entità adeguata a conseguire il proprio obiettivo”, nell’ambito del proprio mandato e dopo l’attivazione del salvataggio tramite i fondi Efsf-Esm da parte dei Paesi in difficoltà. L’euro, sostiene la Bce, è “irreversibile”, e “i premi per il rischio connessi ai timori sulla reversibilità dell’euro sono inaccettabili”

I governi dell’Eurozona “devono essere pronti ad attivare l’Efsf/Mes nel mercato obbligazionario in caso di circostanze eccezionali nei mercati finanziari e di rischi per la stabilità finanziaria, nel rispetto di condizioni rigorose ed efficaci in conformità con le linee guida stabilite”. La Bce spiega che l’osservanza degli impegni assunti dai governi e l’assolvimento del ruolo dei fondi salva-Stati rappresentano condizioni necessarie. Da parte sua l’Eurotower, “nell’ambito del proprio mandato di mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine e nel rispetto della propria indipendenza nel determinare la politica monetaria, può condurre operazioni di mercato aperto definitive di entità adeguata a conseguire il proprio obiettivo” e prenderà in considerazione eventuali altre misure non convenzionali se necessario per ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

Purtroppo ai mercati le parole non bastano più, servono fatti concreti. Speriamo che i decision maker europei (tedeschi in primis) abbiano imparato la lezione.

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