Crescita gonfiata, dissidenti suicida, misurazione dei livelli di inquinamento, statistiche sociali e criminali ritoccate, flop industriali, intrighi di Partito, numerosi eventi recenti dimostrano a quale punto il Regno di Mezzo si sia trasformato in un Regno della menzogna, riportando alla memoria la teoria di Orwell che affermava: in un regime totalitario, la verità èla bugia. Il PartitoComunista cinese sembra applicare questo principio alla lettera, impegnandosi in diversi campi strategici nel gioco della verità,  con, come unico obiettivo, la sopravvivenza del regime.

Primo segnale di stampo aneddotico, ma che la dice lunga sulla paranoia del Partito. Pechino ha condannato pesantemente l’iniziativa dell’Ambasciata degli Stati Uniti di pubblicare su Twitter i dati sull’ inquinamento dell’aria nella capitale cinese. Il Ministero dell’Ambiente ha immediatamente chiesto di fermare la pubblicazione di tali dati, sostenendo che violavano le disposizioni pertinenti alla protezione dell’ambiente. Difficile da accettare se non con la giustificazione che il Governo cinese dirama le “sue” informazioni sulla qualità dell’aria, molto meno allarmanti. Il tasso di crescita dell’economia cinese è un altro barometro delle grandi “verità” del Partito.

Ogni anno dal 1992,la Repubblica Popolarecinese diffonde dei tassi di crescita per noi “ allarmanti”, superiori al 7,5%  annui, con punte del 14%. Pur non discutendo il fatto che la Cina abbia conosciuto uno sviluppo economico notevole dalla fine del “regno” di Mao, la crescita del Prodotto Interno Lordo è gonfiata da meccanismi già descritti a suo tempo da Keynes: “Per abbellire il PIL, è sufficiente aumentare la massa monetaria e dare la moneta creata a degli operai  per scavare buche e ricoprirle.” Nel caso cinese, costruire città condannate a rimanere vuote, ha la stessa logica che scavare buche per ricoprirle.

Anche il crimine è un elemento sensibile. I dati ufficiali di Pechino affermano che se la criminalità non violenta è aumentata, gli assassinii sarebbero diventati la metà tra il 2000 e il 2009. L’Accademia delle scienze sociali cinesi ha sorpreso il suo mondo nel 2010 quando ha indicato in un Rapporto che per la prima volta in dieci anni, la criminalità violenta era aumentata. Un’informazione divulgata per rispondere all’emozione suscitata da una serie di fatti di sangue. I dati sulla criminalità violenta non potevano essere diminuiti. L’affermazione ha lasciato scettici i ricercatori in scienze sociali che hanno cominciato ad interrogarsi sulla validità dei precedenti rapporti  i cui dati fluttuano a secondo dell’emozione popolare e delle priorità politiche del Partito. Il recente sollevamento del piccolo villaggio di Wukau, che ha espulso i suoi dirigenti corrotti, ha alzato il velo sull’agitazione sociale che scuote regolarmente la Cina, soprattutto nelle Provincie. La differenza del livello di vita tra contadini e gente che vive in città e la corruzione vengono sempre più denunciati. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, le differenze si sarebbero livellate, ma diversi studi stimano che gli scarti di ricchezza si siano notevolmente aggravati soprattutto perché le statistiche ufficiali non tengono mai conto dei ricavi non “pubblicizzati” dalle popolazioni ricche e urbanizzate.

L’affaire Bo Xilai ha permesso di vedere la nuda verità sulla vita privata dei dirigenti cinesi. Per i cittadini “normali”, i dirigenti del Paese non esistono che per la loro carriera personale e la loro dedizione per il Partito e per il Paese. Bo Xilai, le sue amanti, i suoi intrighi, la sua fortuna, le accuse di complotto hanno dato uno spaccato molto più veritiero sulle abitudini dei baroni del Partito.

Destinata a diventare la prima potenza industriale del Mondo nel 2017, secondo l’OCSE, in questi ultimi tempi la Cina si è messa in luce per i suoi fallimenti. Il più eclatante è il fiasco del treno ad alta velocità che è stato coinvolto in un incidente che ha causato la morte di 40 persone. Un progetto diretto da un gruppo di individui corrotti che si sono visti “costretti” ha rendere funzionale la rete il più in fretta possibile in vista del 90° anniversario del PCC, quali che fossero stati i costi sia in termini di sicurezza che in termini economici. Spente le candeline, la rivoluzione dell’Alta velocità ha visto le sue ambizioni scemare.

Se il Governo manipola con malizia il presente, riscrive la Storia della Cina a suo piacimento. Così, la discussione sugli episodi più dolorosi della storia moderna della Cina – il grande balzo in avanti, la Rivoluzione culturale e la repressione di Piazza Tienanmen – rimangono sotto stretto controllo. Il Governo possiede dei registri dettagliati sulla demografia degli anni’50, con la sua vasta rete di uffici di sicurezza pubblica. Questi dati, affiancati ad altri documenti in mano al Governo, potrebbero fornire una stima precisa di quante persone sono morte a seguito delle epurazioni del Governo e delle carestie provocate da Mao. Ma Pechino non è pronta ad aprire i suoi dossier alla popolazione. Stessa cosa per il massacro di Tienanmen, il cui numero di morti ad oggi rimane un mistero. La morte recente del dissidente Li Wang Yang, che era agli arresti domiciliari, condannato a 21 anni di prigione per aver partecipato ai movimenti del 1989, fa crescere i sospetti sui “suicidi assistiti” a tal punto che il militante Hu Jia, liberato nel Giugno del 2011 dopo 4 anni di prigione, ha proposto su Twitter che quelli come lui, che vengono regolarmente controllati dalla polizia, facciano una dichiarazione davanti ad un notaio, assicurando che non hanno nessuna intenzione di suicidarsi.

La verità e la bugia in Cina sono ancora una vera e indistinta nebulosa.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Va da sé: i regimi totalitari si nutrono di menzogna, non per una scelta perversa, perché la menzogna è funzionale alla loro natura e necessaria per la loro sopravvivenza. Quelli che (con ragione) ammirano e magari invidiano il grande sviluppo cinese dovrebbero chiedersi ogni tanto quale ne è il costo politico e umano. Purtroppo l’occultamento della verità non accade solo in Cina, in Nord Corea, a Cuba ma ora, sempre di piú, in Paesi sudamericani che pure consideriamo tuttora civili e democratici e dove la manipolazione dell’informazione e la repressione delle voci discordi e di dissenso sono sempre più diffuse, come denunciano da tempo le Organizzazioni continentali di stampa. Ma la verità ha una sua maniera di imporsi che finisce prima o poi per vincere, perché si possono ingannare alcuni per tutto il tempo, e tutti per poco tempo, ma non tutti per tutto il tempo.

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