Il leader dell’UDC Pierferdinando Casini conferma, la “Cosa Bianca” si farà, anche se aggiunge: “senza fretta”. La fretta in effetti comincia ad esserci eccome con l’avvicinarsi della scadenza della legislatura e le manovre nel campo centrista si fanno sempre più frenetiche. Davanti a tutto questo movimento, a volte velleitario e senza un chiaro indirizzo, i liberali sembrano adottare la tattica che li ha sempre contraddistinti: dividersi. Nascono infatti come funghi liste che si auto proclamano di ispirazione liberale, a volte sembra solo per il fatto che il nome suona bene. In realtà ai principali partiti, Pd e Pdl in testa, farebbe comodo darsi una incipriata di liberalismo e certamente anche Casini potendo si fregerebbe dell’etichetta liberale volentieri, ma la verità è che ben poco liberalismo s’è mai visto da quelle parti, tutte. Se in qualche sprazzo abbiamo voluto vedere, con una certa generosità, qualche parvenza di provvedimento liberale nell’operato del governo Monti, forse solo nella Spending Review se n’è visto un po’, di certo l’ABC (Alfano, Bersani, Casini), ovvero la maggioranza parlamentare che sorregge il governo è l’antitesi del liberalismo.

Questo obbliga i liberali a cercare altre strade, d’accordo, ma non credo che sia un consiglio del medico il fatto che ogni liberale si debba necessariamente fare il suo personale partito. Dietro alla proliferazione ci sono oneste spinte ideali, ma spesso c’è anche il tentativo di parlamentari ed ex parlamentari di “accreditarsi” nei confronti di qualche soggetto o partito che garantisca loro candidature. Non credo che questa debba essere la spinta che debba muovere i liberali, né credo sia una strategia lontanamente vincente.

A mio avviso sarebbe bene che si aggregasse un’area laica e liberale che riuscisse ad essere riferimento per tanti elettori che subiscono le delusioni del bipolarismo tifoso, dalla contrapposizione urlata in televisione, ma consociativa nella pratica della gestione del potere. Sono altresì convinto che tale schieramento debba vedere tra i protagonisti e forze motrici principali partiti riconosciuti a livello nazionale, grandi o piccoli non importa, ma garanti di meccanismi democratici di rappresentanza e con basi, magari piccole, ma certe dal punto di vista elettorale, come ad esempio PLI, PRI e FLI. Questo eviterebbe la strumentalizzazione del progetto politico da parte di millantatori o di cacciatori di poltrone. Attorno a questo nucleo ben vengano gli apporti dei Giannino, dei Montezemolo o di chi altri non venga da subito risucchiato dal gorgo della “balena bianca” di Casini e Pisanu.

Un’area laica organizzata e solida potrebbe poi essere in grado di dialogare e collaborare anche con il nuovo polo cattolico, ma da una posizione paritaria e non subalterna. In fondo la storia di questo Paese è fondata sul rapporto tra cattolicesimo e liberalismo laico, ma con equilibrio e dignità reciproca, un equilibrio ed una dignità che non sono garantiti da una fusione fredda di tanti piccoli partitini laici che, alla spicciolata, andassero a farsi fagocitare uno dopo l’altro dall’UDC. Per questo consigliamo al Partito Repubblicano di Nucara di tagliare definitivamente un ormai esaurito cordone ombelicale col Pdl allo sfascio e a Fini di soprassedere ad un abbraccio troppo precipitoso e rischioso con Casini e li invitiamo a formare col Partito Liberale Italiano il nucleo fondante di una aggregazione che potrebbe essere la vera novità politica del 2013.

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