Una Merkel pensierosa e accigliata, con una bottiglia di liquore mezza vuota ed una tazzina di caffè affianco, intenta nella lettura di un Dossier intitolato “Come rompere l’Euro”. Così la raffigura l’Economist nella sua ultima copertina, prologo di un articolo in cui si analizzano i possibili scenari per un’uscita dall’euro, in seguito ai risultati di un fittizio referendum popolare con esito marcatamente euroscettico.

Ma il dato di realtà con cui fare i conti è che tale referendum, così come è già stato fatto in Danimarca ed Irlanda, potrebbe essere svolto anche in Germania, reclamato da diverse parti politiche, come i Free Democrats di Rainer Bruderle (un partner della coalizione Merkel), la CSU di Horst Seehofer (il partito gemello della CDU con sede bavarese), il Ministro delle Finanze Wolfgang Schauble ed addirittura l’ex-Ministro delle Finanze (e figura di spicco del partito di centro-sinistra noto come Social-Democratic Party – SPD) Peer Steinbruck, il quale predice che entro due anni verrà necessariamente richiesto ai cittadini tedeschi di scegliere pro o contro l’euro.

Per avere accesso ad un simile strumento di democrazia diretta sarebbe tuttavia necessario modificare la Costituzione tedesca, e il settimanale Die Spiegel è intervenuto questa settimana per definire le tre possibili strade da percorrere per ottenere tale modifica.

Si tratta in sostanza di una triplice scelta tra la strada volontaria, che prevederebbe la modifica dell’attuale Costituzione (o meglio, della “common law” alla base del diritto tedesco, mancante una Costituzione vera e propria), la strada forzata, ovvero la creazione di una nuova “common law”, oppure della via “europea” che prevederebbe un referendum comune a tutti gli Stati.

Quale che sia il percorso, l’esistenza di un impedimento tecnico che permetta adesso ai cittadini tedeschi di esprimere direttamente il proprio pensiero sull’Europa e sulla moneta unica gioca sicuramente a favore dell’Unione, perché il pensiero diffuso è ampiamente euroscettico, come ipotizzato dall’Economist.

L’aggravarsi della crisi, che sta facendo sentire i suoi effetti anche nell’incrollabile Germania, potrebbe portare i cittadini a riconsiderare la propria attuale posizione circa la defezione dall’Europa ma potrebbe altresì peggiorarne lo stato d’animo, se la politica decidesse di spingere verso i sentimenti più populisti, come sembra stia facendo di questi tempi, in previsione delle prossime elezioni.

Non saranno certo tempi facili per i politici tedeschi, che dovranno dimostrare di avere una comprensione della situazione socio-economica che superi di gran lunga i propri interessi elettorali di breve termine e che raggiunga l’individuazione delle priorità per il futuro economico non solo dell’Europa, ma anche di quello specifico per la Germania, che da un’Europa distrutta avrebbe ben poco da guadagnare, e così tanto da perdere.

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