È trascorso poco più di un anno da quando il termometro dello spread ha iniziato a segnalare la febbre del debito italiano. Da allora questo vocabolo è diventato una delle parole straniere più usate nel parlato comune (battuto solo da “computer” e “ok”).

A meno di non aver vissuto su Marte negli ultimi 365 giorni, tutti sanno che lo spread rappresenta il differenziale di rendimento tra i titoli di debito emessi dal nostro Paese e quelli tedeschi, utilizzati come riferimento poiché ritenuti privi di rischio.

Nell’agosto 2011 l’indicatore segnalava un divario di 285 punti base (2,85%) poi la crisi di credibilità internazionale che ha investito il Governo Berlusconi italiano e la scarsa fiducia dei mercati sulla possibilità di portare a compimento le necessarie “correzioni” hanno prodotto un’impennata del differenziale fino ai 553 punti del 9 novembre 2011.

Il 12 novembre il Cav. si dimette e il 16 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nomina Mario Monti Primo Ministro. Arriva Super Mario e il Governo dei tecnici. Sull’onda dell’entusiasmo il differenziale crolla al 3,68% del 6 dicembre 2011.

Le prime difficoltà nell’approvazione delle “riforme” minano la fiducia nei confronti dell’Italia e il termometro torna a segnare i 531 punti (9 gennaio 2012). Poi la svolta, i tecnici iniziano a sfornare manovre correttive, riforme del mercato del lavoro, delle pensioni, lotta all’evasione fiscale, ecc. Lo spread crolla e il 19 marzo 2012 tocca il minimo annuo a 278 punti. La fiducia verso il nostro Paese è ristabilita…come al solito gli italiani ce la faranno!

Inizia però a vacillare quella verso l’Unione Europea. La Spagna è in profonda crisi. Il rischio contagio appare sempre più consistente. Adesso è l’euro a essere messo in discussione.

In questo contesto lo spread  torna a salire: 4,09% a fine aprile 2012; intorno al 4,7% nei mesi successivi (maggio e giugno). Poi la speranza, la Bce si dice “pronta a tutto” pur di difendere l’irreversibilità della moneta unica: lo spread torna ai livelli di aprile (410 punti il 3 luglio 2012).

L’euforia dura, però, molto poco. I falchi della Bundesbank si oppongono. Non ci sarà nessun quantitative easing (modalità con cui una Banca Centrale crea moneta e la inietta nel sistema economico-finanziario attraverso operazioni di mercato aperto, ossia l’acquisto diretto dei titoli di Stato) in salsa europea. Il differenziale torna su fino al 5,36% di fine luglio.

Oggi le tensioni sembrano ridimensionate. I leader europei appaiono consapevoli delle proprie responsabilità e pronti a fare il necessario per preservare l’unità monetaria del vecchio continente. Lo spread è a 420 punti, ma non sarà facile guarire la febbre europea.

© Rivoluzione Liberale

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