Dal 21 al 30 agosto 2012 in Fiat si osserverà l’ennesimo minuto di silenzio per l’industria dell’automotive italiana.

Gli operai dello stabilimento di Pomigliano, infatti, incroceranno le braccia e, per volere dei piani alti della Casa torinese, inizieranno una nuova settimana di cassa integrazione. Una settimana di stop delle linee produttive della Grande Punto, che in se può non significare molto – se non la ristrutturazione dei conti dello stabilimento sulle casse dello Stato e in attesa di nuove commesse – ma che se letta con l’occhiale del mercato porta ad un’amara considerazione: l’automotive in Italia non tira più. La settimana di Pomigliano, infatti, è da sommare al blocco inderogabile delle linee di Mirafiori, a Torino, dove gli impianti sono fermi da mesi e dove la città e le famiglie sempre più accusano i colpi di una politica industriale mondialista che in nessun modo riescono a modificare. Marchionne va, in America, e lascia dietro di sé, in Europa, un mucchio di macerie.

La crisi dell’economia reale, propagata dal mercato Usa e soffiata dalle agenzie di rating e dalle manovre germaniche della Merkel, ha colpito duramente il mercato italiano dell’auto. Un semestre negativo per quasi tutti i brand italiani in Europa, segnato da una situazione statistica di questo livello: dalla Germania alla Francia, fino alla Spagna le immatricolazioni di auto perdono costantemente decimi percentuali e si allineano a quelle di paesi come il Belgio, il Marocco e i Paesi Bassi, notoriamente non grandissimi consumatori di automobili.

Soffre in particolar modo in Europa il gruppo Fiat: in Italia le immatricolazioni di nuove vetture sono scese del 14,26% attestandosi a 147.102 unità, contro le 171.559 di un anno fa. Ad aprile il mercato aveva segnato un calo del 17,99% e un -11% le sole vendite Fiat.

In Francia il Lingotto è letteralmente crollato, con una flessione del 18,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a quota 5.061 pezzi. Il mercato dell’auto nell’Esagono scende del 16,1% a 165.776 veicoli. La quota Fiat è quindi pari al 3,05% (3,13% un anno prima). Nei primi cinque mesi dell’anno, in Europa, il Gruppo italiano ha segnato un brusco calo del 27,2% delle vendite a 27.254 unità (3,24% la quota da 3,69% un anno prima) su un mercato in ribasso del 17,2% a 840.158 macchine. Considerando i singoli brand, le immatricolazioni di Fiat sono giù del 21%, quelle di Alfa Romeo del 33,6%, mentre per Lancia è da rilevare un balzo del 160,8%.

Frenano le vendite di nuove Fiat anche in Germania, che a maggio calano del 7%. Le vendite in Spagna sono scese dell’8,2% a maggio, attestandosi al nuovo minimo storico, livello giudicato estremamente basso in avvicinamento ai mercati secondari dei Paesi Bassi, del Belgio e del Marocco.

Regge invece, anzi duplica, il Gruppo Fiat negli States. Nel mese di maggio le vendite Chrysler hanno fatto registrare un balzo del 30% rispetto allo stesso periodo del 2011 pari a 150.041 auto vendute. Si tratta del miglior mese di maggio dal2007, l’ultimo anno prima dello scoppio della crisi.

A questa situazione di guasto europeo e di slancio americano ha risposto l’AD di Fiat, Sergio Marchionne, che alla conferenza semestrale di presentazione dei risultati ha così recitato: “i risultati del secondo trimestre e del semestre industriale complessivo si sono rivelati buoni per Fiat, nonostante i segnali di persistente debolezza in Europa, che esclude la possibilità di un recupero della domanda nella seconda parte dell’anno”.

Il top-manager, che ha aperto alla possibile revisione delle stime sul mercato europeo ha anche confermato le stime su 1,4 milioni di immatricolazioni per l’Italia, ha fatto presente gli incoraggianti segnali di miglioramento provenienti dall’America Latina e ha tranquillizzato i giornalisti sullo stato delle attività lavorative negli stabilimenti italiani.

Amare consolazioni, quelle dell’AD, che a molto servono per gli azionisti di Fiat e per gli investitori internazionali, ma che a nulla servono per quelle migliaia di famiglie in perenne stato di agitazione per le scelte del gruppo Torinese.

Scelte orientate sempre più verso l’ovest e il sud del Mondo, alla caccia di incentivi all’automotive che i Governi italiani da tempo non scuciono più. Scelte industriali e private, si darà, che non posso rasserenare il quadro e che per nulla fanno sperare alla ripresa del lavoro in Italia, purtroppo. Il declino continua.

© Rivoluzione Liberale

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