Ad appena un paio di settimane dal limite ultimo previsto dal trattato per la sua definitiva approvazione parlamentare,la Federazione Russaè entrata ufficialmente nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). La Duma ha ratificato l’accordo il 10 luglio, otto giorni prima del Consiglio federale (camera alta dell’Assemblea). Il 9 luglio la Corte costituzionale, adita dai parlamentari contrari all’adesione, aveva già espresso parere positivo sulla conformità del trattato all’impianto normativo federale.

Da un punto di vista operativo, la riduzione del livello medio tariffario (che poi è la parte più “sensibile” del capitolato di accesso) dal 10% al 7,8% medio genererà nel prossimo biennio mancati introiti doganali per 445 miliardi di rubli, secondo le stime del ministro dello sviluppo economico Andrej Belousov. Costui ha però aggiunto che l’ammanco sarà più che compensato dall’incremento in volume del commercio estero, sia come importazioni che come esportazioni.

Gli economisti, dal canto loro, sono concordi nell’identificazione dei comparti che dovrebbero risentire maggiormente dell’apertura commerciale del Paese: agricoltura, tessile, automotive e meccanica agricola (non a caso fra i più acerrimi oppositori all’accessione figura Konstantin Babkin, deputato di Novgorod nonché presidente dell’importante associazione dei produttori di macchinari agricoli Rosagromaš – già promotore di una fallita iniziativa referendaria al riguardo). Benefici concreti dovrebbero d’altro canto essere assicurati ai settori industriali già ad oggi più competitivi e maggiormente integrati nel circuito globale degli scambi.

A livello politico, il malcontento dei settori produttivi della Federazione è stato espresso da due importanti formazioni. I moderati di Spravedlivaja Rossija (13,2% alle elezioni parlamentari), il cui leader Mironov ha ripetutamente evidenziato i rischi di perdita di controllo su settori strategici per l’industria del Paese, e (soprattutto) i nazional-comunisti guidati da Gennadij Zjuganov (quasi al 20%) che hanno fatto del contrasto al WTO un vero e proprio “cavallo di battaglia”.

I 90 deputati del KPRF ed i 41 di SR che hanno votato contro la ratifica hanno sollevato non solo dubbi sulla costituzionalità dell’accordo (risolti come visto dalla Corte costituzionale), ma anche sulle conseguenze dell’accessione in termini di sicurezza nazionale e indipendenza strategica del Paese. Se il voto contrario dei comunisti era scontato sin dal principio per la cifra “globalista” e liberal-capitalista del WTO, la “fronda” di SR ha sorpreso per la coerenza con la quale è stata portata avanti in sede parlamentare, nonostante questa formazione sia una fra le più “moderate” nell’agone politico russo.

Oltre alla volontà di catturare il consenso di una vasta massa di cittadini che temono le conseguenze dell’accesso, il calcolo politico dei due partiti si basa anche sulla mutata percezione dell’opinione pubblica nei riguardi dell’Organizzazione ginevrina: se nel 2003 il 59% della cittadinanza auspicava l’ingresso nel WTO, ad oggi solo il 39% è rimasto dello stesso avviso. Sarà interessante osservare se e in che misura gli inevitabili contraccolpi generati dall’implementazione dell’accordo potranno contribuire a rendere ancor più scettica la cittadinanza russa, e se questo “capitale” potrà poi essere speso dai partiti che hanno sposato una linea di intransigenza sull’accesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio.

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