Che l’uomo stia rapidamente avvelenando il proprio pianeta con scarichi, fumi e deiezioni d’ogni sorta, è cosa nota e assolutamente veritiera, che il clima della Terra stia cambiando è altrettanto evidente, ma che tra le due cose vi sia un rapporto di causa ed effetto è cosa assai meno certa di quel che si creda e senz’altro controversa.

Intendiamoci, l’inquinamento, civile ed industriale, prodotto dall’uomo sta rendendo l’ambiente stesso in cui viviamo nocivo a noi stessi. L’esempio attualissimo dell’Ilva di Taranto, con le sue acciaierie che producono quantità enormi di sostanze tossiche, ne è palese dimostrazione. Le sostanze prodotte, senza adeguati controlli, da impianti come quelli tarantini sono senz’altro colpevoli di rendere venefiche aria e acque in ampie aree attorno agli stabilimenti, e quando questi sono in prossimità di città la cosa non nuoce solo alla natura, ma anche direttamente alla salute degli esseri umani. Naturalmente queste fonti di inquinamento si sommano ad altre comuni a tutte le realtà urbanizzate, in particolare i gas di scarico dei veicoli e le emissioni degli impianti di riscaldamento e produzione d’energia.

Tutte queste fonti di inquinamento producono una quantità e varietà incredibile di sostanze tossiche che vanno dai metalli pesanti alle diossine, agli idrocarburi aromatici e spesso entrano nell’ambiente sotto forma di micro polveri, ormai riconosciute scientificamente come pericolosissimi agenti cancerogeni. Purtroppo il controllo su tali forme di inquinamento lascia spesso a desiderare e, come nel caso dell’Ilva, anche per cause colpose. L’attenzione del mondo ambientalista invece è stata distratta negli ultimi decenni su un solo comune nemico, le emissioni di CO2, l’anidride carbonica che anche noi emettiamo respirando. L’idea portata avanti da tanti ambientalisti e anche scienziati – che su tali teorie hanno fatto le proprie fortune professionali – è che l’emissione in atmosfera di anidride carbonica provochi effetto serra e quindi aumento della temperatura terrestre, il cosiddetto Global Warming. Recentemente però studi e misurazioni sulla temperatura terrestre hanno dato risultati discordanti su un effettivo surriscaldamento globale. Più verosimilmente si sono registrati riscaldamenti di alcune aree della Terra e raffreddamenti di altre. Clamorose furono le rivelazioni, avvenute qualche anno fa, degli scambi di email tra studiosi inglesi che non riuscendo a dimostrare coi dati raccolti il surriscaldamento globale si consigliavano a vicenda su come “truccare” i dati stessi.

La stessa teoria di innalzamento del livello degli oceani dovuto al riscaldamento terrestre, non è mai stata supportata da prove evidenti. Nel mondo anglosassone infatti non si parla già più di Global Warming, ma oggi si usa il termine Climate Change, cambiamento climatico. In effetti il clima della Terra non è immutabile, non lo è mai stato, anzi è soggetto a variazioni cicliche dovute a molteplici fattori, per lo più naturali. Nella stessa storia dell’uomo le variazioni climatiche sono state spesso decisive ed hanno influenzato lo stesso progresso della civiltà umana. Sappiamo per esempio che in epoca romana, nel momento di fioritura della civiltà nel nostro continente, il clima in Europa era generalmente più mite di quello attuale. Così come in epoca medioevale invece vi fu un prolungato periodo freddo durante il quale la stessa civiltà umana ebbe una battuta d’arresto. Il clima terrestre è fortemente influenzato dall’attività del Sole – che cambia ciclicamente ma a volte anche in maniera irregolare – ed è anche influenzato dalle variazioni di inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, variazioni periodiche e conosciute. Il clima terrestre poi è influenzato dalle emissioni dei gas serra, il principale dei quali è il Metano, che non è prodotto dall’uomo, ma è emesso naturalmente dal pianeta stesso, soprattutto in grandi quantità lungo le dorsali medio oceaniche. Le stesse grandi eruzioni vulcaniche emettono in atmosfera quantità enormi di gas e polveri che possono influenzare il clima a livello planetario.

Anche l’uomo con le sue attività produce gas potenzialmente a effetto serra, compresa la CO2, ma che le emissioni di origine umana stiano effettivamente incidendo in maniera determinante, rispetto alle cause naturali di cambiamento climatico, è una cosa ancora lontana dall’essere dimostrata. Nei Paesi industrializzati inoltre le emissioni di polveri e gas serra sono in diminuzione, con il progredire delle tecnologie moderne, da almeno un secolo. Oggi semmai c’è un boom di emissioni in quei Paesi in via di sviluppo, come Cina e India, che un tempo di queste sostanze ne producevano molto meno essendo assai meno industrializzati.

Occorre quindi guardare a questi problemi con occhio più pragmatico e senza pretendere di avere verità assolute, dato che gli elementi in gioco sono molteplici e non tutti studiati ancora in modo adeguato. Soprattutto c’è da considerare come spesso i risultati delle ricerche siano influenzati dalla necessità dei ricercatori di attirare erogazioni di fondi pubblici per finanziare le ricerche stesse. Quello che sappiamo per certo però è che vi sono emissioni di sostanze, di produzione umana, direttamente nocive all’uomo e all’ambiente che entrano in circolo in forma di micro-polveri nell’aria o di sostanze disciolte nelle acque di falda e dei nostri fiumi, sostanze che ingeriamo e respiriamo ogni giorno. Queste sono le forme di inquinamento da tenere davvero sotto controllo e da combattere, magari lasciando un po’ perdere la CO2, che forse non è il nemico numero uno come molti hanno voluto far credere, ma magari solo uno specchietto per allodole che distoglie l’attenzione dalle emergenze concrete, come quella dell’Ilva.

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