Delle ventuno Nazioni di cui il settimanale britannico The Economist segue l’andamento del mercato immobiliare, cinque mostrano una brusca frenata, mentre per dodici di esse si assiste ad un vero crollo dei prezzi, schiacciati da “un’iniezione di gravità”. In otto di questi 21 Paesi il prezzo del mattone è sotto la soglia calcolata del reale valore di mercato, e ad essi si aggiungeranno ben presto altri. E’ questo lo scenario tracciato dal noto settimanale, che evidenzia come la crisi del settore immobiliare stia dilagando ormai ovunque.

Questo settore in particolare offre un ottimo punto d’osservazione sull’andamento dell’economia in generale, perché i prezzi aumentano all’aumentare della disponibilità di credito e viceversa – e in certi casi la condiziona a sua volta – perché se riceve un eccesso di investimenti sottrae risorse a settori con possibilità di crescita ben maggiori.

E’ il caso della Spagna, dove una lunga storia di investimenti immobiliari sbagliati o superflui – ancora oggi ci sono oltre un milione di abitazioni nuove ed invendute – ha contribuito a frenarne lo sviluppo e quindi a spingerla nella posizione odierna.

Ma l’esempio più rilevante è forse quello degli Stati Uniti, dove la bolla speculativa sui mutui è all’origine dell’effetto domino che sta frammentando le nostre certezze economiche.

I dati pubblicati dall’Economist mostrano che dal 2006 ad oggi il valore delle case negli Stati Uniti è sceso del 28%, mentre in Spagna del 22,5% ed in Irlanda  ben del 50% negli ultimi 5 anni.

E perfino in Asia il mercato immobiliare non è rimasto immutato. In alcuni casi i prezzi si sono assestati su un trend meno “dopato”, come ad Honk Kong, in cui crescevano ad un ritmo del 28% lo scorso anno ed oggi del 6, mentre in altri stanno ancora accelerando, come Singapore, ed altri ancora, come la Cina, hanno volutamente scelto di rallentare i prezzi prima che la bolla scoppiasse.

I valori positivi dall’Europa giungono solo dai Paesi tedescofoni: l’Austria segna uno sbalorditivo +11% rispetto al 2011, la Svizzera +4.6% (e +21% dal 2007) e la Germania, dopo due decenni di stagnazione dei prezzi, segna un aumento annualedel 2,5% e un aumento quinquennale del 7%.

Sembra proprio che il settore immobiliare sia lo specchio della salute economica nazionale, ma se la correlazione fosse così precisa sarebbero pessime notizie per la Danimarca (-6%) e l’Olanda (-4.4%).

In quest’ultima proprio di recente il principale operatore immobiliare del Paese, Royal BAM Group, ha registrato una perdita netta di oltre 250 milioni di euro nel primo semestre 2012, ed ha annunciato l’intenzione di bloccare o cancellare progetti di sviluppo immobiliare ed infrastrutturale per un valore vicino al miliardo e mezzo di euro.

In tutto questo nella nostra Italia continua una discreta discesa dei prezzi (-3,4 annuale e -9,5% dal 2007), ma secondo i calcoli  del settimanale britannico il mercato viaggia ancora ben al di sopra del suo valore reale, di circa il 15% più basso. Come dire, c’è ancora spazio per una diminuzione dei prezzi, non c’è da stupirsi se si verificherà nel prossimo futuro.

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