Bruxelles – Il Ddl sulla giustizia contenente i provvedimenti sulla corruzione che è a metà della sua fase di approvazione, deve diventare legge il prima possibile, spiega il Ministro della Giustizia Paola Severino, che interpreta le misure sulla corruzione come elemento in più anche per rilanciarela crescita. Alla ripresa dopo la pausa estiva per il Ministro l’agenda sembra molto fitta, infatti, oltre all’anticorruzione i temi caldi sono le intercettazioni, il sovraffollamento delle carceri, lo smaltimento dell’arretrato civile e la responsabilità civile dei magistrati, non certo questioni semplici da affrontare. Nello specifico sulla corruzione il Pdl è ovviamente pronto a dare battaglia spiegando che sarebbe addirittura pronto, se fosse necessario, a non votare al Senato un eventuale voto di fiducia.

La polemica infuria e quando il Ministro ricorda che è l’Europa che ci chiede di implementare le misure anticorruzione e che non possiamo ormai più attendere e fingere indifferenza, essendo noi il paese più retrogrado in materia, apriti cielo. Gasparri tuona contro l’Unione Europea sostenendo che l’Europa “può chiederci di approvare una legge anticorruzione, ma non gli aspetti particolari di essa, sui quali rivendichiamo la sovranità del Parlamento”. Tuttavia il Ministro Severino è ben consapevole che le norme italiane sono frutto del dibattito parlamentare e non vuole imporre nulla a nessuno, e che quindi, aggiungiamo noi, non c’è bisogno di gridare allo scippo di sovranità usando l’Europa come scudo perché non si vedono di buon occhio alcune norme.

L’Europa chiede invece uno sforzo comune per una strategia a livello europeo quanto più possibile uniforme, perché solo così si può combattere un tumore che costa all’anno in tutta Europa quasi come un budget europeo, ovvero appena meno di 120 miliardi di euro. L’Unione, spiega la Commissione europea, ha il diritto di agire nel campo delle politiche di anti corruzione, nei limiti stabiliti dai Trattati, e in particolare deve assicurare che queste politiche siano il più possibili omogenee. L’Ue lo sa perfettamente che le norme penali sono ancora pienamente appannaggio dei Parlamenti nazionali, sta però alla classe politica di turno cercare di capire quando è il momento di smettere di anteporre interessi partitici e di clientele per perseguire un progetto di più ampio respiro. Specialmente in un ambito come la corruzione che oggi più mai è sempre di più un fenomeno che non conosce confini, per questo combatterlo tutti con le stesse armi è fondamentale.

Quando si dice che serve più Europa è proprio di questo che si sta parlando ovvero avere strategie europee e non, a seconda degli interessi nazionali, modificare o non implementare legislazioni come fa più comodo o come meglio possono essere digerite da parte del proprio elettorato o del proprio partito. Più Europa non deve essere soltanto un mantra che viene ripetuto all’infinito, nella speranza che un giorno appaiano dal nulla gli Stati uniti d’Europa, più Europa significa anche condividere strategie e metterle in atto insieme, un apparato burocratico “federale” servirebbe a poco senza un’attuazione omogenea delle politiche comuni.

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