Basta leggere i commenti dei lettori dei principali quotidiani, per rendersi conto che ci sono, ora più che mai, due Italie: una seria, responsabile, nemica della demagogia e delle promesse facili e vuote, consapevole che non si può continuare a vivere al di sopra dei propri mezzi, disperdendo le risorse in mille rivoli inutili o, peggio, colpevoli e corrotti, in mille insostenibili privilegi, che serietà e responsabilità sono alla base di qualsiasi durevole sviluppo economico e civile, e dunque bisogna riportare i conti in ordine, se si vuol dare veramente un futuro ai nostri figli. E’ l’Italia migliore, l’Italia  delCapo dello Stato, del Governo Monti,  che sta facendo, se non tutto il necessario, almeno tutto il possibile per riportare il  Paese sulla giusta strada. Questo gli viene riconosciuto dal mondo intero: da ultimo, da parte della Merkel nell’ottimo incontro di Berlino, e per chi vuole avere ulteriore conferma segnalo un recentissimo programma, assai bene informato e positivo, del’emittente tedesca Deutche Welle (l’equivalente della nostra Rai Internazionale, ma con ben altro spessore e capacità di approfondimento). Un  Governo fatto di gente che non coltiva ambizioni elettorali, e dunque la cui preoccupazione è servire il bene comune; un Governo, infine, che ci ha ridato prestigio e peso sufficienti per stare autorevolmente in Europa e nel mondo ed essere compartecipi nella definizione del destino comune; ed è, diciamolo, l’Italia dei liberali, una minoranza dal punto di vista della rappresentanza parlamentare e da tempo esclusa dal potere ma presente nel dibattito delle idee, un lievito per la società, il grano di sale che occorre. E c’è l’Italia populista, l’Italia  becera e urlona dei Grillo, deiDi Pietro, dei leghisti, gente che non ha il minimo di scrupolo a insultare chi fa semplicemente il proprio dovere, gente che tutto subordina alle proprie ossessive ambizioni di potere. Basta guardare quelle insopportabili facce che la TV ci ammannisce ogni giorno:  la faccia barbuta e piena di odio di Grillo, il sorrisetto folle e melenso di Calderoli, o il faccione diDi Pietro, che sembra sempre soffocato, al limite dell’apoplessia, dalla sua ansia di insultare, per capire il pericolo che correrebbe il Paese se per un bieco scherzo del  destino riuscissero ad afferrare il potere. In mezzo, tra le due Italie, ci stanno i tre partiti che sostengono il Governo Monti, che appaiono affetti da una doppia personalità: da un lato danno prove di serietà in Parlamento; dall’altro, privi come sono di qualsiasi capacità propositiva e della qualità che serve per offrire credibilmente al Paese una prospettiva che non sia la stanca ripetizione degli errori passati, danno all’opinione pubblica lo squallido spettacolo di polemiche pretestuose, personalismi, giochi di alleanze, dimentichi che il Paese ne è stufo e anela solo a che si parli concretamente dei problemi di oggi e di domani.

Quale Italia prevarrà nelle prossime elezioni? Monti è stato molto generoso nel prevedere che la politica di risanamento e di crescita avviata dal suo Governo proseguirà con i futuri governi (d’altra parte, non poteva dire nulla di differente, se non intendeva spaventare i mercati, già abbastanza sospettosi): ma  davvero possiamo crederci, se il Governo sarà nelle mani di un redivivo Berlusconi alleato alla Lega, o di una associazione di sinistra in cui Nicki Vendola avrà peso rilevante? All’ ipotesi di una confusa ammucchiata tra Grillo, Lega,Di Pietro, non voglio neppure pensare; sarebbe sufficiente a desiderare di  emigrare in un Paese più serio.

Un discrimine, ma non il solo, tra le due Italie sta nel modo di porsi rispetto all’Europa: da una parte quelli che capiscono che il nostro futuro, sia economico che civile (per non parlare della sicurezza e del peso nel mondo) sono strettamente legati a un quadro europeo solidale ed efficace; dall’altra quelli che predicano  suicidarie fughe, non in avanti, ma indietro: il ritorno all’Italia autarchica del populismo e del malaffare, alla liretta preda di facili speculazioni. Perché lo vogliono? Ma è chiaro, per riacquistare la libertà di spendere senza controllo, emettendo carta moneta a discrezione, senza dover sottostare ai limiti e ai controlli necessari dell’Unione Europea, unico argine alle nostre follie finanziarie; per poter risolvere ogni crisi produttiva con una conveniente svalutazione, incuranti del fatto che essa distrugge i risparmi della gente, mortifica i salari, aumenta a dismisura il peso degli interessi del debito pubblico  e, sul medio termine, contribuisce a distruggere l’economia . Ma davvero si vuole ritornare all’inflazione a due digiti, ai BOT al 14% o più, degli anni Novanta?

È abbastanza di moda  pronosticare un giorno sì e un giorno no il fallimento dell’Europa. Ci si mettono non solo quelli che speculando contro l’euro – e, più in là, contro l’integrazione europea, a Londra e in parte oltre atlantico, hanno interesse a remare contro – ma anche economisti di peso, gente come Krugmann, non istruita dalle tante volte, in cui le loro previsioni si sono dimostrate sbagliate. Ebbene, spetta a tutti noi dimostrare con uno scatto d’orgoglio che anche questa volta si sbagliano, che l’integrazione europea, oggi quella economica e monetaria, domani, speriamolo, quella politica, è cosa troppo seria e troppo importante, per lasciarla alle loro speculazioni; è di fatto, l’unico grande ideale sorto sulle rovine di una guerra fratricida, l’unica speranza per gli europei di sopravvivere con dignità in un mondo di giganti.

Non prestiamo troppo orecchio a chi prevede  un giorno si e l’altro pure il crollo dell’euro. L’euro è il risultato di un accordo politico fra la Germania e il resto dell’Europa, un accordo forgiato al momento della riunificazione tedesca, e da allora mai smentito da chi davvero conta, Germania e Francia in testa. È certo legittimo preoccuparsi per le venature antieuropee che affiorano in Germania e per le prese di posizioni di alcuni esponenti tedeschi; ma  la politica, in Germania, non la fanno né gli estremisti di vario pelo e neppure la Bundesbank (pur senz’altro influente), ma Governo e Parlamento e quindi i due o tre principali partiti, e questi hanno dato ripetute dimostrazioni della loro volontà europeista, basata non solo su un impegno ideale, ma sulla consapevolezza che, anche per la Germania, non c’è vero futuro, sicurezza, posizione nel mondo, fuori dell’Europa.

Alla costruzione europea hanno partecipato, accanto a italiani come De Gasperi, Einaudi, Martino, Emilio Colombo, Carlo Sforza  (nella cui linea si iscrivono oggi  Monti e Mario Draghi), grandi francesi come Monnet e Schumann, grandi tedeschi, da Adenauer a Kohl. La signora Merkel, questa onesta hausfrau aliena da ogni demagogia, pur nella sue evidente modestia, appartiene a quella tradizione. Lo ha mostrato in tutti gli incontri recenti, sia con Hollande che con Monti e non vi è motivo per dubitane. Il resto sono fantasie di una stampa che accorda grande spazio e titoloni alle squallide vicende di un allenatore di calcio e di altri ragazzotti di dubbia moralità,  viziati dalla eccessiva fortuna, o ai battibecchi (con relativi insulti) tra personaggi politici che il Paese non segue più, e trascura di approfondire quello che veramente conta, nonché della interessata speculazione dei mercati. Smettiamola dunque di investire la Germania e Angela Merkel di tutte le nostre frustrazioni e di tutti i nostri sospetti. Berlusconi – un esempio evidente della “Insopportabile leggerezza dell’essere” – ha detto in un intervista a un giornale tedesco, di non volere un’Europa  tedesca, ma una Germania europea; la proposizione era ovvia e scontata, ma non del tutto esatta: è chiaro che una Germania “europea”, cioè legata all’integrazione dell’Europa e ai suoi valori, è vitale per tutti (ma dobbiamo anche noi contribuirvi dando prove di serietà e non pretendendo che la Germania paghi di tasca propria tutte le leggerezze nostre, spagnole, greche e così via). E tuttavia, tutti avremmo da guadagnare se seguissimo un po’ di più le abitudini di serietà  della Germania moderna e meno quelle, poniamo, di certe amministrazioni locali, dalla Calabria alla Sicilia. Teniamocela dunque stretta questa Europa seria e un tantinello “tedesca”, diamole fiducia, come fiducia dobbiamo dare a Mario Monti e al suo Governo. Sentiamoci, col giusto orgoglio, italiani europei, legati alle sorti di questo vecchio e glorioso continente che non vuole e non deve declinare.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. POSCRITTO: stanno venendo fuori i possibili contenuti di un memorandum d’intesa in preparazione tra Bruxelles e Francoforte e che dovrebbero firmare i Governi che richiedessero l’aiuto dei fondi salvastato e della BCE. E immaginiamo facilmente la sacra (e finta) indignazione patriottica di chi tuonerá contro una bieca imposizione eurocratica, una violazione della nostra sovranitá: chiacchiere! Se l’UE, coi soldi principalmente degli Stati “virtuosi”, deve aiutare qualcuno, é non solo normale ma doveroso che chieda garanzie. Si é mai vista una banca che presti soldi senza chiederle? E in materia di sovranitá, come ha notato giustamente Mambriani su queste colonne, é davvero risibile che sulla legge anticorruzione la invochi chi piú ha da farsi perdonare in materia. La lingua batte dove il dente duole? Io, poi, confesso di essere in questo molto radicale: mi basta che una cosa la proclami l’onnipresente Gasparri – il difensore ufficiale di tutte le magagne berlusconiane – per ritenerla sospetta e sbagliata!

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