Tre giorni fa il Premier Mario Monti ha rilasciato un’intervista a il Sole 24 Ore sull’agenda dei prossimi mesi di Governo. Particolarmente significativo il passaggio in cui il Presidente del Consiglio afferma che “noi Italiani a tutti i livelli siamo, e siamo considerati, bravi nel proporre, spesso nel decidere, ma piuttosto deboli nel follow up, nel dare seguito realizzativo alle decisioni”. Parole che mettono in mostra l’impegno, verso i cittadini italiani, l’Europa e la comunità finanziaria internazionale, a portare a compimento i numerosi interventi strutturali già decisi e ancora da attuare: liberalizzazione dei mercati e delle professioni, riforma del lavoro e della previdenza sociale, riassetto della giustizia civile, razionalizzazione dei tribunali e spending review, solo per citare i principali provvedimenti.

Il riconoscimento del lavoro svolto in questi mesi di governo tecnico è testimoniato dalle dichiarazioni della cancelliera tedesca, Angela Merkel, a margine dell’incontro bilaterale svoltosi a Berlino lo scorso 29 agosto. Anche se alcune riforme non sono state ancora completate, Merkel ha definito “eccezionale” l’operato dell’Esecutivo italiano e “giusta” la strada che il Governo ha scelto di imboccare, assicurando che i frutti di queste decisioni “gioveranno all’Europa nel suo complesso”. 

Tutto ciò non elimina però i timori degli Stati nordeuropei e dei mercati internazionali su cosa succederà nel dopo Monti: le elezioni vedranno prevalere chi rappresenta idee anti-europeiste? L’attività di risanamento delle finanze pubbliche andrà avanti? Si continuerà a percorrere la giusta via?

Dubbi che il nostro Premer ha cercato di fugare assicurando che l’operato del Governo è volto a blindare i conti pubblici con riforme strutturali difficili da smontare e facendo affidamento sull’Europa e i suoi Trattati che dovrebbero fungere da barriera protettiva verso quelle scelte di qualsiasi governo che dovessero risultare irresponsabili poiché insostenibili dal punto di vista economico.

Ci auguriamo che il prossimo Esecutivo prosegua nell’opera di riforma in senso liberale impressa dal Governo Monti e che si proceda tra l’altro con la dismissione di quote ingenti di patrimonio pubblico per ridurre il debito nazionale e, di conseguenza, allentare la pressione fiscale su cittadini e imprese. 

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1 COMMENTO

  1. É un augurio da condividere, però in politica gli auspici non bastano: bisogna operare, ciascuno nei limiti anche ridotti delle sue possibilità, perché essi si avverino: un governo affidato a una nuova edizione del patto PDL-Lega, o a un PD condizionato da Vendola e dalla Camusso, per non parlare dell’orrenda ipotesi di un qualsiasi asse Grillo-Di Pietro, sarebbe a mio avviso incapacitato a continuare una politica seria ma difficile, che richiede consensi ampi e la messa in sordina delle ideologie. E dunque, a mio avviso, anche i liberali devono trarne le conclusioni.

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