Ha cercato di cambiare tutto, Maroni: ha cambiato i dirigenti, ha cambiato il simbolo, lo slogan e ha cancellato i riti barbari tanto cari al vecchio leader. Ma dietro questa maschera, realizzata in pochissimi mesi, si nasconde ancora un partito che nelle sue più intime credenze e nella sua più verace ideologia non ha cambiato nulla.

D’altronde i sondaggi raccontano di numeri identici a quelli delle amministrative di Maggio. Al 6% era ed al 6% è rimasta. Per la Lega e Maroni sono finiti i tempi dei sondaggi a doppia cifra e soprattutto sono finiti i tempi in cui la folla applaudiva di fronte a parole xenofobe e ai sogni di secessione.

Maroni sembrava aver quasi imboccato la strada giusta per la rifondazione del partito. L’eliminazione della vecchia classe dirigente vicina a Bossi, il famoso cerchio magico reo di aver attinto soldi dai fondi statali per i propri comodi:  mossa astuta. La riduzione del barbarismo padano, col tentativo di offrire alla Lega una veste più civile: ottima strategia comunicativa. Il congresso federale che simula una democrazia partitica rimasta assente per anni: forte segno di rinnovamento. Nella teoria una rivoluzione, ma nella realtà solo un pugno di mosche. Ed ecco il perché di quel 6% che non accenna a salire, rimasto lì in stallo ormai da diversi mesi.

Oggi l’Europa è stretta nella morsa di una crisi profonda e l’Italia soffre più di altri paesi a causa dell’inefficienza del proprio stato. Oggi la gente chiede di poter arrivare a fine mese, chiede sgravi sul lavoro per non lasciare a casa i propri dipendenti e chiede meno privilegi e più sacrifici. La foga di restituire una veste al partito ha fatto tappare le orecchie a Maroni, che insiste nella sua battaglia indipendentista dell’isola che non c’è. A chi oggi importano questi slogan? Oggi non ci sono ne “terroni” ne “bauscia”, ci sono solo italiani che chiedono risposte concrete. La loro strenua difesa di un territorio – che sì è il motore del paese, ma ha una stretta correlazione con il resto della nazione – non premia più.

Oggi non si riescono più a raccattare voti invocando i miti del passato, quei momenti di gloria che hanno portato alla ribalta il Carroccio, ma vengono all’opposto invocate nuove soluzioni e discontinuità dalla politica del passato. E così come è stato impostato, con forti reminiscenze anni novanta, il progetto della Lega 2.0 è destinato a fare un grosso buco nell’acqua.

I primi segnali, come già detto, vengono dai risultati dei sondaggi che mostrano un partito morente, nonostante gli innumerevoli sforzi compiuti per mascherare la vecchia veste. Ormai a breve, con la definizione della legge elettorale, inizierà l’agguerrita campagna elettorale e, se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio, troveremo slogan leghisti il cui appeal costerà una bella batosta a Maroni&Co.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI