Le forze armate russe hanno attraversato un periodo di transizione che si è trascinato stancamente nei tre lustri successivi alla disintegrazione dell’Unione Sovietica. Tuttavia, la guerra combattuta in Georgia nel2008 hainnescato un serio processo di ristrutturazione, avendo rappresentato un banco di prova del (precario) stato di efficienza dell’esercito russo ed avendo fornito al contempo utili indicazioni su nuove concezioni strategiche e modelli operativi.

Le forze terrestri sono state oggetto di pesanti critiche: il rischieramento della 58esima armata sul teatro d’operazioni è apparso lento e complesso. L’efficienza operativa è stata inficiata da carenze nel C2 (command and control) e nella capacità di gestire munizionamento guidato. Più in generale, l’impianto divisionale è risultato inadeguato alle necessità di rapida proiezione caratteristiche dei conflitti moderni. A seguito del conflitto, l’ex presidente Medvedev ha annunciato una radicale rivisitazione dell’ossatura delle forze armate di terra federali; seguendo il modello anglosassone, sono state create 83 brigate a partire dalle vecchie 200 divisioni (molte delle quali operavano a ranghi ridotti).

Anche la V-VS non è stata esente da pecche. Come per l’esercito, l’aeronautica ha mostrato carenze sia nella formazione del personale che nel materiale di volo. Il bombardamento strategico continua ad esser affidato ad aerei nati in piena guerra fredda (Tupolev Tu-95 e Tupolev Tu-160, ma del resto anche gli americani utilizzano ampiamente il B-52 progettato negli anni ’50). Sul PAK-DA, sigla quasi esoterica che sta ad indicare il programma di un ipotetico futuro bombardiere pesante, è possibile annoverare commenti che spaziano dall’entusiasmo del Capo di SM della V-VS al pessimismo del ministro della difesa. Il fatto che il bombardiere più avanzato al mondo, il B-2 statunitense, sia stato prodotto in un paio di dozzine di unità – non esistendo modelli equiparabili a livello globale – sta probabilmente ad indicare che il bombardamento strategico ha inesorabilmente imboccato il viale del tramonto. I nuovi modelli introdotti alla spicciolata dal 2008 sono per la maggior parte semplici upgrade del micidiale Sukhoi Su-27. Il versatile caccia russo, che impressionò il mondo alla sua prima uscita “oltrecortina” al salone di Le Bourget nel 1989, è stato aggiornato sia nel suo ruolo originario di superiorità aerea (Su-30, Su-35) che sviluppandone le potenzialità nel ruolo di cacciabombardiere (rectius, “bombardiere di teatro”) come Su-34. Il primo aereo veramente nuovo ad esser assegnato ai reparti sarà il caccia di quinta generazione (autocertificata) Sukhoi T-50, che giungerà in linea non prima del 2020.

La marina ha anch’essa mostrato i suoi limiti durante le operazioni in Georgia. Scelte incentrate sul contenimento dei costi durante gli anni ’90 avevano provocato un estremo impoverimento delle capacità operative: esclusi gli SSBN (sottomarini lanciamissili balistici) mantenuti in linea per esigenze di deterrenza nucleare, la flotta ha potuto contare solamente su imbarcazioni da pattugliamento costiero. A partire dalla prima presidenza Putin, tuttavia, la marina (rimpolpata dall’immissione in linea di numerose unità maggiori) è tornata a rivestire un ruolo di primo piano nella postura strategica della Federazione per la sua capacità intrinseca di proiezione di forza a livello globale, testimoniata dalla partecipazione alle pattuglie antipirateria a largo delle coste somale. Ancora carenti sono le basi d’appoggio fuori dal territorio della madrepatria; con Tartus in Siria (temporaneamente) fuori gioco, negoziazioni sono in corso per ripristinare le basi di Aden nello Yemen e Cam Ranh in Vietnam. La guerra in Georgia ha enfatizzato poi l’assenza di navi della classe LHD (landing helicopter dock, unità d’assalto anfibio polivalenti con ponte di volo ed in grado di accogliere mezzi da sbarco) da poter impiegare per infiltrazioni profonde dalle coste del Mar Nero. Sono dotati di questa classe di imbarcazioni gli USA, la Spagna, l’Australia e la Francia. Proprio ai transalpini, i Russi hanno affidato una maxicommessa del valore di circa due miliardi di dollari per la fornitura di quattro unità classe Mistral.

Sulle forniture dall’estero si sono coagulate pesanti critiche all’operato del duo Medvedev-Putin, esacerbate dalla grande considerazione di cui il complesso militare-industriale ha storicamente goduto in Russia. Il ragionamento dei vertici politici è stato invece lineare: partendo dalla constatazione che per fabbricare mezzi moderni occorrono non solo elevati investimenti in R&S e sul capitale umano, ma anche fabbriche moderne e macchinari allo stato dell’arte, alcune deficienze del comparto difesa sono state semplicemente bypassate puntando su materiale straniero. Dai trasporto truppe dell’Iveco, agli UAV israeliani. Lo stesso T-50 è sviluppato in cooperazione con l’India. Nell’ottica dei politici, questo modus operandi dovrebbe consentire alla Russia di recuperare più velocemente il gap con le potenze occidentali.

Sotto un profilo strategico, la congiunturale debolezza delle forze armate russe mina alla radice la possibilità di esercitare la funzione di “deterrenza” nei confronti di potenziali minacce esterne (la “sfrontatezza” della Georgia pre-conflitto ne è esempio paradigmatico). Sono due gli scenari possibili che si aprono da questa premessa: da una parte un intenso utilizzo dell’arma diplomatica per evitare possibili scontri venturi, dall’altra una postura aggressiva sullo scacchiere internazionale che possa prevenire potenziali future aggressioni anche tramite la minaccia dell’utilizzo dell’arma nucleare tattica. A ben vedere, un rafforzamento dell’esercito russo potrebbe addirittura favorire una gestione più moderata della politica estera federale.

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