Mercoledì 18 Maggio è stata presentata, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, a Palazzo Mattei di Giove, l’opera “L’Africa Mediterranea. Storia e futuro” (Ed. Donzelli). Il saggio è stato curato da Karim Mezran, Direttore del Centro studi americani di Roma e professore di Storia del Medio Oriente presso il Bologna Center della Johns Hopkins University, Silvia Colombo, Ricercatrice presso l’Istituto affari internazionali di Roma e Saskia van Genuten, dottoranda presso la Johns Hopkins University. Sono intervenuti alla tavola rotonda i giornalisit Alberto Negri (Sole 24 ore), Pino Buongiorno (Diplomacy, Festival della diplomazia), la Prof.ssa Francesca Corrao (Luiss) e Lapo Pistelli (Responsabile Relazioni Internazionali PD).

Perché questo libro? La violenza e l’impatto mediatico degli ultimi avvenimenti nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, hanno attirato più che mai l’attenzione di tutti, rendendo forte l’esigenza di capire cosa stesse succedendo, e i possibili sviluppi di rivolte, che non sono più semplici manifestazioni di inquietudine, nate da un “capriccio” momentaneo, ma hanno radici profonde. Come ha detto la Prof.ssa Corrao ” il malcontento è cresciuto con il crescere dei confronti tra culture, tramite i giornali, la televisione internet, e supportato dalla classe intellettuale”. Alberto Negri, grande conoscitore del Medio Oriente, ha apprezzato moltissimo l’opera per il suo valido impianto, perché non solo parla della storia antica e contemporanea di questi popoli, ma fa considerazioni economiche e sociali che permettono di capire la realtà (reale) nella quale vivono. Negri dice anche che “è un saggio che incita a leggere altri libri, e dovrebbe essere consigliato agli insegnati per spiegare (e forse capire prima di spiegare) situazioni troppo spesso distorte dai media”. Pistilli elogia anche lui la chiarezza del libro, e il fatto che la parola globalizzazione non sia più letta come una parolaccia. “La dinamica di transizione è lunga” – spiega – “non sono queste popolazioni inadeguate, l’Europa può fare molto guidandoli, perché è lei stessa il cantiere sovranazionale di democrazia più straordinario che esista”. Buongiorno aggiunge che questo libro, uscito contestualmente ad un E-book americano “The New Arab Revolt”, ma molto più completo, “è un utilissimo e tempestivo strumento per gli addetti ai lavori (e non), che sarà ovviamente da aggiornare perché i paesi in movimento aumentano: Siria, Barhein, Paesi del Golfo”. Invita anche “a scrivere un secondo volume nel quale inserire un capitolo sulla “guerra dietro le quinte” (per esempio le missioni dei contractors) e uno sugli “affari” (i tanti interessi in gioco Total, Eni, BP)”. “Da seguire” – suggerisce – “l’emergere del Qatar che ha saputo creare una politica estera da protagonista, anti Arabia Saudita e anti Gheddafi, non solo grazie ai suoi finanziamenti ai ribelli, ma anche grazie alla disinformazione fornita da Al Jazeera. L’hanno capito tutti, Spagna, USA, GB, tranne noi che non abbiamo ricevuto l’Emiro perché troppo occupati in affari istituzionali“. E’ doveroso segnalare anche la collaborazione a quest’opera della giornalista Paola Caridi, che già nel suo “Gli arabi invisibili” (Feltrinelli 2008) aveva percepito che ci sarebbe stato a breve una “rivoluzione dell’era digitale”. Allora nessuno aveva dato peso alla sua lucida analisi.

Con queste pagine si cerca di mettere in mano a tutti i tipi di lettori uno strumento facile da utilizzare per capire popolazioni che ormai faranno sempre più parte della nostra vita, e che spesso hanno una storia molto più “importante” e antica della nostra, complessa e nello stesso tempo affascinante.

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