Con l’avvento, circa nove mesi fa, di un governo tecnico che avrebbe dovuto occuparsi di rimediare in campo economico ai danni provocati dalla classe politica (ma non solo) nei vent’anni precedenti, ai partiti presenti in parlamento non restava che una sola cosa da fare, la legge elettorale; sarà per questo che a tutt’oggi su questo versante non s’è fatto un passo avanti che sia uno?

Ma cosa c’è dietro le proposte, i veti incrociati, i premi di maggioranza, i modelli tedeschi o spagnoli su cui si dibatte da mesi senza arrivare a nulla, e con l’incubo di trovarsi di nuovo alle elezioni col Porcellum, ovvero la peggior legge elettorale di tutto il mondo occidentale, di sempre.

Eppure a parole tutti, ma proprio tutti, dicono di volerla cambiare e di non volere più un Parlamento di “nominati” senza alcun collegamento con gli elettori. Di solito però quando tutti, ma proprio tutti, dicono di volere una cosa è probabile che in realtà vogliano l’esatto contrario.

Il Porcellum in fondo è comodo ai partiti, consente di eleggere solo chi è scelto dalle segreterie, senza sorprese pericolose come qualche “eletto dal popolo” non facilmente controllabile. Consente inoltre, come lo stesso capogruppo alla camera del Pdl Cicchitto ha ammesso, di portare in Parlamento i cosiddetti Big dei partiti che altrimenti non sarebbero probabilmente votati nemmeno dalle madri.

Nei veti incrociati di questi giorni però c’è dell’altro, perché si sa che qualche cambiamento, magari di facciata, a questa legge bisognerà poi farlo, il Presidente della Repubblica preme e l’opinione pubblica pure (anche se meno di quel che dovrebbe). Ecco quindi che i partiti cercano di far passare qualche variazione che li avvantaggi, magari in maniera subdola.

Significativa è, per esempio, l’insistenza del Pdl a volere il premio di maggioranza al partito più votato e non alla coalizione, apparentemente un regalo al Pd che pare in tutti i sondaggi in netto vantaggio su tutti, invece si tratta proprio di una polpetta avvelenata per il partito di Bersani, e le conseguenze già si vedono.

Il premio di maggioranza che andasse infatti solo al Pd, e non agli alleati, disincentiva fortemente gli altri partiti di centrosinistra a stringere da subito l’alleanza col Partito Democratico e da qui vengono forse le bizze diDi Pietro, i veti di Vendola e le retromarcia di Casini.

Berlusconi sa che un Pd che si presentasse senza una robusta coalizione otterrebbe una vittoria di Pirro, non arrivando ad ottenere una maggioranza, specie al Senato, tale da garantire governabilità e questo riaprirebbe al cavaliere e al Pdl, pur se elettoralmente sconfitti, la porta della maggioranza di un governo di larghe intese che, non è certo un segreto, piace tanto all’ex premier di Arcore.

Naturalmente le esigenze di rappresentatività, di democrazia e di rinnovamento della classe politica che ha il Paese non hanno nulla a che vedere con tali manovre, ma i partiti non sembrano, ancora una volta, eccessivamente preoccupati da questo.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Giustissime osservazioni… il mio istinto sarebbe quello di promuovere un enorme “sciopero del voto”, a meno che non venga cambiata la legge elettorale; qui giustamente definita come la peggiore nel mondo occidentale.
    Quando ancora non facevo parte del PLI mi resi conto del grande impegno del nostro Partito contro il Porcellum, e di questo si deve andare certamente fieri.

  2. Caro Bianchi, anch’io condivido le osservazioni di Angeli e temo che la nuova legge elettorale, se ci sará, sará il risultato affrettato di un nuovo pasticcio. Ma spero che Lei non segua il suo istinto, pur cosí spiegabile. Lo sciopero del voto allontana la gente responsabile e lascia il campo libero ai “pataccari” alla Grillo o alla Di Pietro, Maroni e compagnia. Se lo immagina Lei il risultato? Purtroppo, spesso in democrazia si deve scegliere, non il meglio ma il meno peggio. Ci sono, al centro, forze politiche responsabili, tra cui i liberali: sarebbe davvero assurdo se continuassimo a deplorare il loro scarso seguito elettorale e poi non andassimo a votarli.

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