Le mogli dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America, sono entrate da qualche giorno, “ufficialmente” in campagna elettorale. La posta in gioco per Michelle Obama e Ann Romney è alta: il titolo di “first lady”.

Ann è casalinga, perfetta nel suo ruolo di “mamma americana”, mentre Michelle è una diplomata doc (Princeton) iperattiva. Ann Romney e Michelle Obama rappresentano, ognuna con il proprio stile, un volto dell’America moderna. Non c’è dubbio che le due donne siano profondamente diverse. Ann Romney, 63 anni, è il simbolo dell’America bianca conservatrice. E’ cresciuta in seno ad una famiglia agiata dei sobborghi altolocati di Detroit. Michelle Obama, 48 anni, è invece l’emblema della riuscita per coloro che, come lei, provengono da un ambiente sociale modesto.

Ann incontra Mitt quando ha 15 anni. Si converte al mormonismo due anni dopo e lo sposa appena compie 19 anni. Michelle, al contrario, non ha costruito la sua vita a fianco di suo marito. Ha già 25 anni quando lo incontra per la prima volta. Laureata a Princeton e Harvard, viene incaricata di soprintendere allo stage di Barack Obama presso lo studio di avvocati per il quale lavora. Una donna di polso che si appresta ad intraprendere una grande carriera. Ma nella corsa per il titolo di “first lady”, bisogna fare dei sacrifici. Già nel 2008, Michelle Obama annuncia che intende accantonare le sue ambizioni professionali per meglio sostenere suo marito nel difficile ruolo che si appresta ad assumere: Presidente degli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di non deludere gli elettori e dar di sé l’immagine che ci si aspetta, quella della moglie devota e adorante, molto diversa da quella che le calza invece a pennello: una donna determinata che guadagna più del marito. Gli addetti alla comunicazione della Casa Bianca si affannano a plasmarle addosso l’immagine di madre modello, moltiplicando le sue apparizioni con le figlie, Sasha e Maia, ma anche spingendola a investire sempre più tempo in progetti umanitari come la creazione del famoso orto per bambini nei giardini della Casa Bianca. Ha promosso una feroce lotta all’obesità e per promuovere i benefici dell’attività fisica e non esita mai a mostrarsi in televisione impegnata in qualche poco “presidenziale” allenamento. Un ruolo di “casalinga disperata” che Ann Romney copre già alla perfezione, nella più pura tradizione repubblicana. Madre di cinque figli, nonna di 18 nipoti, non ha mai lavorato in vita sua, consacrandola interamente al marito e alla famiglia. E’ stata anche operata di cancro al seno e soffre di sclerosi a placche che cura grazie all’equitazione. Rafalca, uno dei suoi cavalli, ha partecipato alle ultime Olimpiadi. Ma sembrerebbe che sia proprio questa l’immagine sulla quale i due candidati intendano appoggiarsi. Gli “addetti ai lavori” ricordano che una first lady aiuta a modellare la percezione degli elettori, e molti analisti sostengono che gli elettori  è proprio questo che vogliono: una first lady angelo del focolare e un Presidente “normale”, sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda della sua gente.

Così, durante le convention repubblicana e democratica, le due donne hanno  entrambe contraddistinto la loro entrata in campagna elettorale con un leitmotiv comune: “mio marito è il migliore”. Si sono  impegnate con grande dedizione e ardore a sedurre il loro pubblico. Ann Romney è andata a “parlare di amore” davanti ai Repubblicani, mentre Michelle Obama ha tenuto a sottolineare che “per Barack, il successo non si misura con quanti soldi si guadagnano, ma quanto spazio si occupa nella vita della gente”, raccontando il padre attento e il marito che era Obama, e quanto lei non volesse cha cambiasse diventando Presidente. Per Michelle Obama in questa campagna il ruolo è decisamente più difficile che nel 2008, perché è chiaro che gli americani non vogliono rieleggere il Barack Obama del 2008, ma vogliono sapere chi è il Barack Obama del2012, a lei sta mostrarglielo e ricreare l’atmosfera “magica” che si respirava 4 anni fa. “Barack sa cos’è il sogno americano”, ha dichiarato, aggiungendo che “ dobbiamo unirci ancora una volta, e mobilitarci per l’uomo nel quale possiamo credere per far avanzare questo Paese”. Per Ann Romney, l’obiettivo era di dare un’altra immagine di suo marito percepito come un personaggio austero, renderlo “simpatico” ai suoi elettori. Nel suo discorso destinato ad “umanizzare” Mitt Romney, la moglie del candidato repubblicano si è compiaciuta a raccontare quanto la facesse ancora ridere dopo ben 43 anni di matrimonio.

Anche se Michelle sembra detenere l’arma più temibile, soprattutto agli occhi di una novizia come Ann, ovvero un tasso di popolarità personale che arriva al 65% (lo stesso Obama è venti punti sotto sua moglie) e risulta quindi difficile gareggiare con la first lady “in carica” (anche i social network confermano la tendenza con Michelle Obama seguita da 1.458.207 followers su Twitter e Ann Romney da solo 99.292), la signora Romney non cede.

Certo è che entrambe hanno in mano il destino dei rispettivi mariti e il loro messaggio agli elettori ne è stata la dimostrazione: “Questi due uomini sono qui per farvi raggiungere il sogno americano” hanno promesso entrambe alle loro platee. Chi è stata la più convincente? La risposta arriverà il 6 novembre.

© Rivoluzione Liberale

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