Una mossa controversa, quella annunciata dalla BCE lo scorso sei settembre per voce del Presidente Mario Draghi: il varo dell’OMT (Outright Monetary Transaction), lo strumento che sostituirà il vecchio programma di acquisto titoli sul mercato obbligazionario secondario (il Securities markets programme – Smp), assicurando acquisti illimitati di obbligazioni all’interno dell’area Euro, sebbene sotto determinate condizioni. Vediamo come funziona.

L’OMT in sostanza è il nuovo mezzo con cui la BCE garantirà l’acquisto sul mercato secondario di una quantità indeterminata di titoli di stato, con una scadenza da uno a tre anni, dalle Nazioni in condizioni di difficoltà.

Queste, per ottenere tale garanzia, dovranno accettare di partecipare a un piano di “stabilizzazione macroeconomica” deciso con l’ESM (European Stability Mechanism) cui potrebbe partecipare anche il FMI (Fondo Monetario Internazionale).

Non potendo la BCE, per proprio statuto, acquistare direttamente i titoli di Stato nel corso delle aste regolari (il mercato primario), interverrà acquistando sui mercati cosiddetti secondari, ovvero quelli in cui quotidianamente i privati comprano e vendono detti titoli.

In tal modo l’obiettivo della BCE è quello di calmierarne il rendimento (e quindi mantenere lo spread a livelli sostenibili), agendo come enorme acquirente di ultima istanza. L’inflazione che deriverebbe dall’immissione di ingenti liquidità nel mercato dovrebbe essere evitata grazie ad un meccanismo di sterilizzazione – presumibilmente tramite l’aumento della riserva di denaro che per legge le banche devono depositare presso la BCE – in modo da mantenere inalterato il volume totale della moneta in circolo (ma già su questo punto sono sorti pareri opposti tra i maggiori economisti).

Se da un lato è vero che l’effetto immediatamente successivo all’annuncio è stato più che positivo, quasi euforico, e che questo passaggio rappresenta, nominalmente, il punto di svolta a cui molti speravano da lungo tempo che la BCE approdasse, è anche vero che così com’è concepito nasconde delle insidie significative.

La prima riguarda la possibile reazione degli investitori, che ora, con le spalle coperte dal “fondo illimitato” della BCE saranno incentivati a speculare al ribasso vendendo i titoli di stato delle Nazioni in difficoltà, facendone così diminuire il prezzo ed aumentare il rendimento, e spingendole ancora più sull’orlo del baratro, finché queste non si trovino appunto a dover accettare la partecipazione al piano di “stabilizzazione macroeconomica”.

La seconda insidia è insita proprio in questo piano: dal punto di vista reputazionale, l’accettazione della partecipazione al piano equivarrà ad urlare al resto del mondo le proprie condizioni disperate, stimolando ulteriormente una fuga degli investimenti.

La terza ed ultima riguarda invece le banche, perché, come ha subito sottolineato Société Générale, “le banche più deboli potrebbero essere invogliate a scaricarsi di tutti gli asset inesigibili, dandoli quindi in seno alla Bce”, trasformandola quindi in un’immensa “discarica” dei prodotti finanziari più tossici.

Insomma, l’arma che la BCE ha sfoderato per stabilizzare i mercati più che essere un bazooka, come prontamente ribattezzata dalla stampa, a ben guardare è più una lama a doppio taglio, che dovrà essere maneggiata con estrema attenzione per non avere un effetto diametralmente opposto a quello desiderato.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Complimenti per l’articolo che individua puntualmente i problemi di azzardo morale che si presentano quando si da carattere straordinario a un’arma che dovrebbe essere di carattere ordinario e che dovrebbe agire solo sul mercato primario proprio per impedire le speculazioni di cui si parla al paragrafo nono.

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