Dopo la pausa estiva, per il TG su La7 sono ripresi i consueti sondaggi elettorali (o, meglio, la “rilevazione delle intenzioni di voto”) che settimanalmente la testata diretta da Mentana affida all’Istituto di ricerca EMG. Il quesito posto al campione analizzato l’altra sera era “Supponga ora di essere in questo momento nella cabina elettorale per nuove elezioni politiche nazionali. A prescindere dall’effettiva composizione delle coalizioni, per quale di questi partiti pensa di poter votare per la Camera dei Deputati?”.

Ora, al di là delle percentuali assegnate nella simulazione di voto al Partito Liberale Italiano, ciò che rappresenta un’importante novità è che il PLI è finalmente collocato nell’area politica che gli è naturale, quella di Centro, dopo essere stato posizionato negli ultimi tempi in una zona “ibrida” tra i partiti “non collocabili”.

Perché è un dato rilevante? Lo è perché il risultato dell’analisi dei dati sviluppata dagli specialisti (ricercatori qualitativi e quantitativi, semiologi, analisti, statistici) testimonia il lavoro fatto anche a livello locale – non ultimi la Sicilia, l’Emilia Romagna o Roma – nell’individuazione di quei soggetti politici affini nei programmi e nella visione della Politica con i quali può essere avviato un percorso comune. Un lavoro intensificatosi specie dopo l’ultimo Congresso Nazionale del PLI nell’impegno assunto con la mozione “Liberali per l’Italia del futuro”.

La strada per riportare il Paese su un cammino di crescita – nella scia di quanto in parte sta facendo l’attuale Esecutivo “tecnico” – non è certo in discesa ma, quando nella prossima primavera la Politica ne riceverà il testimone, solo i Partiti che non hanno avuto commistioni con gli anni di scellerata gestione del Paese o che ne hanno preso in tempo le distanze potranno avere la credibilità per tornare a gestire il Paese con pieno diritto e in una rinnovata tradizione che gli compete.

Il bipolarismo è un’esperienza che ha dimostrato le sue carenze e i suoi limiti ed ora – con le prossime consultazioni elettorali alla porta – vanno ricercate affinità nelle visioni, nei progetti e nei programmi, senza escludere affatto il contributo della stessa società civile con le sue istanze di rappresentatività.

© Rivoluzione Liberale

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5 COMMENTI

  1. Se devo essere sincero, a me risulta il contrario. Nell’ultimo sondaggio EMG del 10/09/2012 il PLI viene dato allo 0,5%, con un calo dello 0,1 dalla precedente rilevazione (tralasciando che in molte pubblicazioni di tale sondaggio il PLI non è nemmeno menzionato). Dati ben diversi anche dall’ 1,1% dichiarato qualche tempo fa.
    Capisco e condivido il senso dell’articolo, ma credo sia poco proficuo per il PLI stesso sottovalutare le percentuali.
    Con il massimo del rispetto, ritengo sia necessaria una riflessione critica sui risultati e su alcune scelte del partito. Non sono iscritto da molto, ma vedo il PLI arroccarsi in una torre d’avorio che comincia a restringersi in maniera irreversibile: dallo strappo avvenuto con l’ultimo congresso, fino al basso dialogo (se non assente) con le forze e i progetti liberali in grande fermento in questa parentesi politica.
    Tutto questo lo dico solo a titolo di critica costruttiva, di certo non per smontare ma per ripartire.

    Simone Sauza

    • La ringrazio per aver compreso il vero senso della nota. Per quanto riguarda la sua “critica costruttiva” la percepisco invece poco informato e – ahimé – incline alle solite ciarle (torre d’avorio, strappo, assenza di dialogo ecc.) di alcuni noti personaggi della galassia pseudoliberale. La realtà è ben altra, a dispetto di alcuni che invece son tutto fumo. E a proposito di quegli alcuni mi viene in mente quell’irriverente detto “il bue che dice cornuto all’asino”! La macchina è già in moto e ripartita da tempo, ci segua.

      • Mi dispiace per il tono risentito della sua risposta. Non era mia intenzione sollevare una polemica. Forse sono poco informato, non lo escludo,le dico solo che io mi rifaccio semplicemente a ciò che si può leggere pubblicamente su luoghi di informazioni , organi di stampa, commenti sul web e dichiarazioni ufficiali in merito all’area liberale (o alla costituzione di essa). Poi, se in in privato le cose stanno diversamente basta saperlo. Ritorno a sottolineare che i dati percentuali non indicano una crescita; ovviamente è nelle mie intenzioni contribuire a far sì che questa avvenga. Per ulteriori chiarimenti, e anche per non appesantire l’articolo, sono disponibile ad un dialogo in privato (mail, telefono o quant’altro).
        Concludo riprendendo il suo invito finale: io preferirei partecipare e contribuire piuttosto che seguire.

        • Caro Simone, la mia risposta non era affatto risentita: era solo la descrizione della realtà.
          Ben venga il suo contributo al PLI e allora prenda contatti con il nostro Commissario nazionale della Gioventù Liberale Italiana (Paolo Bianchi, con cui è collegato su FB). C’è tanto da fare e giovani come lei sono una risorsa!

        • Il PLI nella maggior parte dei sondaggi è relegato nella dicitura “altri” che ha percentuali che vanno, a seconda dell’istituto che svolge il sondaggio, dal 2 al 6%, quindi il range di possibilità è piuttosto ampio. Il sondagio de la7 è per noi importante perchè ci riporta come forza politica autonoma, ma è un sondaggio online, con i limiti che questo comporta. I sondaggi politici pubblicati inoltre sono tutti fondati su un migliaio di interviste, tali rilevazioni hanno margini d’errore del 3-4% almeno e penalizzano (per ovvi motivi) i partiti piccoli. Al di la delle percentuali quindi è fondamentale che il PLI cominci ad essere nuovamente percepito come una possibile scelta e una potenziale forza catalizzatirice per coagulare un’area più ampia di centro di ispirazione cattolico-liberale, laica-liberale e repubblicana.

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