Si sente puzza di bruciato in casa Pirelli. Un vento di pneumatico in frenata che da oltre un mese annebbia e intossica le stanze dei big del capitalismo italiano e gli uffici ultramoderni del gruppo milanese della gomma.

In Bicocca, infatti, sede della più importante multinazionale italiana, leader mondiale nelle gomme da Formula 1 e da sempre simbolo della Milano industriale, la calma “dei grandi successi” sembra proprio non voler tornare.

Ad alimentare il focolare ci sono, da una parte il deus ex machina di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, a braccetto con il management che conta e con un pool di banchieri d’altissimo profilo, Federico Ghizzoni ed Enrico Cucchiani (Unicredit e Intesa Sanpaolo) in testa. Dall’altra parte della staccionata i principali soci del gruppo milanese, i Malacalza di Genova, industriali della siderurgia, delle infrastrutture, dell’immobiliare ma anche della finanza che da qualche tempo picchiano peste e corna in ognuno dei Cda della galassia Pirelli in cui siedono.

Oggetto del contendere è la ricapitalizzazione di Camfin, la holding finanziaria a capo di Pirelli nel cui cda siedono Marco Tronchetti Provera con GPI al 42,65%, i Malacalza con il 12,1%, Carlo Acutis al 7,92%, Massimo Moratti al 2,91% e UBS con il 2,16%. La finanziaria milanese, in vista delle scadenze debitorie di fine 2012, è da un anno al lavoro per valutare le diverse possibilità di rifinanziamento e, valutate le richieste delle banche finanziatrici, ha da tempo escluso sia la via dell’aumento di capitale da parte dei soci sia la vendita di azioni del gruppo Pirelli. Posizione inversa quella dei Malacalza, invece, che dal canto loro preferiscono lavare i panni del debito in famiglia e battere la strada dell’aumento di capitale (c’è chi dice in virtù di una posizione di liquidità importante) evitando pericolose emissioni di bond e scalzando dal panorama qualsiasi acquisizione di partner ostili.

Dal divergere di questa strategia è nato il “patatrac” in Pirelli, con i soci ai ferri corti, la rottura di agosto e l’emergere di tutte le tensioni che i soci covavano da inizio estate.

Il sistema però ha fatto quadrato intorno a Tronchetti e le banche, in particolare Intesa Sanpaolo (azionista di Pirelli con l’1,62%) e Unicredit hanno fatto subito sapere di essere pronte a dare il loro sostegno e ad appoggiare la strada del bond convertibile per il rifinanziamento di Camfin.

A dispetto dei Malacalza – a questo punto “stranieri in patria” – Camfin è pronta a emettere il bond a cinque anni convertibili in azioni Pirelli con un premio del 25-30% sul valore di Borsa per un controvalore di 150 milioni di euro, che Imi e Unicredit, attraverso il coinvolgimento di istituti internazionali collocheranno in Italia e all’estero (si parla di Bnp Paribas ma anche di Jp Morgan e Mediobanca).

Ad ottobre si aprirà perciò la finestra per il piazzamento del bond convertibile nel 5,6% di Pirelli non attribuibile al patto da parte di Camfin, dopo i via alla risistemazione del gruppo avviati già qualche settimana fa da Tronchetti Provera. Pronte alla finestra, sembrano esserci Fortress (società di investimento americana), la Palladio di Roberto Meneguzzo e la cordata italiana Caputi-Merloni anche se la famiglia Merloni ha fatto sapere negli ultimi giorni di essere in uscita dalla cordata di Massimo Caputi, che da ultimo sta lavorando a un’offerta per entrare nel capitale di Prelios – e quindi nella galassia Pirelli.

Il tutto per chiudere la contesa con i Malacalza mettendo in pole-position il prestito obbligazionario finalizzato al pagamento della tranche da 137 milioni in scadenza a fine anno sul debito della finanziaria.

Il countdown per la nuova emissione di Pirelli è perciò iniziato e proprio intorno ad esso si sono accesi i fumi dell’affaire finanziario dell’anno. Chi dei soci – nuovi o vecchi – si aggiudicherà quel 5,6% del super gruppo milanese entrerà negli ambienti del capitalismo che scotta e da lì sarà in grado, forse, di smuovere gli equilibri nella super bomboniera milanese. E allora, per qualcuno, saranno dolori. Una cosa è certa: in Viale Sarca la tensione è alle stelle e i fumi han toccato il soffitto.

© Rivoluzione Liberale

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