Ecco l’ennesima provocazione insensata della Lega Nord: un referendum sull’Europa e sull’Euro. In tempo di crisi sarebbe utile risparmiare inchiostro e carta invece che riportare e commentare certe bizzarrie padane: ma essendo il nostro un quotidiano online cogliamo l’occasione per smontare ancora una volta le solite favole populiste del partito di Via Bellerio.

A proposito della deriva populista ed anti europeista che sta contagiando l’Europa intera proprio il nostro PremierMario Montiha deciso di fissare un Consiglio Europeo straordinario ad hoc a Roma per fissare una linea comune di azione verso questo sentimento antieuropeo. La proposta leghista di una legge di iniziativa popolare per un referendum su Euro ed Europa, è una baggianata di natura ideologico propagandistica.

Le ragioni politiche. L’Euro e l’Europa sono un processo irreversibile per il nostro paese per una serie infinita di fattori. Partiamo da quelle politico-culturali. Il processo di integrazione europea vede la sua luce proprio in Italia, quando il 25 Marzo1957 aRoma venne firmato il trattato per la nascita della Comunità Economica Europea. L’Europa unita è più giovane della nostra democrazia solo di una decina d’anni, ha fatto parte della nostra storia fin dall’inizio della ricostruzione post-bellica guidandoci verso il boom economico. Inoltre l’integrazione europea ha permesso, in maniera più o meno esplicita, di arginare la deriva comunista del nostro paese, impedendo al più grande partito comunista dell’Europa occidentale di trascinarci nella rovinosa esperienza sovietica.

Le ragioni economiche. L’Italia ha ottenuto enormi benefici dall’integrazione economica sia nei settori dell’export, sia nel settore del finanziamento dello sviluppo economico. L’abolizione delle barriere doganali interne e la creazione di una tariffa esterna comune ha permesso al nostro made in Italy di espandersi nonostante il nostro deficit produttivo. Le risorse messe  a disposizione per il finanziamento delle infrastrutture ha permesso al nostro paese di accorciare il gap che ci ha sempre diviso dal resto del continente.

Come in tutte le cose ci sono luci ed ombre che accompagnano un percorso così lungo ed impegnativo e certamente alcune politiche possono aver giocato a sfavore del nostro paese piuttosto che aiutarci, ma tutto ciò fa parte del difficile sogno di un’Europa unita.

Ad oggi risulterebbe impossibile rinunciare a questo lungo percorso. Prima di tutto uscire da un delicato sistema come quello europeo, soprattutto in un momento di crisi risulterebbe devastante per l’economia di un paese la cui dipendenza dal mercato globalizzato getterebbe l’Italia in pasto a speculatori ed affaristi. Fior fior di esperti si interrogano sulle modalità di uscita dell’Italia dal sistema senza riuscire a dare risposta sulle implicazioni per il nostro sistema economico, considerando l’idea folle e sconsiderata.

Quindi la Lega proporrebbe di lasciare la decisione di una scelta (dai risvolti imprevedibili persino dagli studiosi di economia) al popolo, in un momento di crisi, senza l’adeguata preparazione e in balia del più forte sentimento di irrazionalità, condannando il paese al ritorno al medioevo.

La sacrosanta consultazione popolare non può essere oggetto della speculazione partitica ma deve essere utilizzata con estremo buonsenso. Oggi ci sono cose ben più gravi di cui occuparsi nel nostro paese e non di scegliere se abbandonare una barca che con i suoi mille difetti sta cercando di condurci in acque più sicure. Maroni farebbe meglio ad occuparsi del suo “orticello” piuttosto che dell’Europa.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. D’accordissimo su tutto (salvo una precisazione: alla minaccia del comunismo sovietico abbiamo resistito innanzitutto grazie agli Stati Uniti e alla NATO, il cui trattato é del 1949, cioé 8 anni prima di quelli della CEE, nel momento piú pericoloso della guerra fredda, dopo il blocco di Berlino, quando realmente l’Italia e tutto l’Europa, impoverita e debolissima rischiavano grosso: ricordiamoli ogni tanto, per non scordare il debito che abbiamo verso l’America e un suo grande presidente, Harry Truman)). Ma non capisco perché anche Lei, caro De Cillis, ignora l’argomento numero uno a proposito di un referendum sull’Europa (eppure l’ho ricordato in tutte lettere in una mia nota su queste colonne pochi giorni fa): tutte le tappe dell’integrazione europea, dai Trattati di Roma a quello di Maastricht e seguenti, corrispondono ad accordi internazionali liberamente firmati e ratificati secondo le procedure costituzionali, cioé da noi, dal Parlamento. Le leggi di ratifica NON SONO SOTTOPONIBILI A REFERENDUM ABROGATIVO: COSÍ ESPLICITAMENTE LO DISPONE L’ART.75 DELLA COSTITUZIONE E DUNQUE, SE QUALCUNO MAI DOVESSE PROPORRE UN REFERENDUM DI ABROGAZIONE, DICIAMO, DELLE LEGGI DI RATIFICA DEI TRATTATI DI ROMA E/O DI QUELLI SUCCESSIVI, LA CASSAZIONE NON POTREBBE CHE DICHIARARLI INAMMISSIBILI. Non si tratta, lo ripeto ancora una volta, di un formalismo giuridico, ma di sostanza: al di lá di ogni ovvia considerazione di merito sulla quale, beninteso, sono mille volte d’accordo con Lei, la proposta leghista (ripresa con molta leggerezza anche da Giulio Tremonti) é solo una delle tante dimostrazioni di ignoranza e disprezzo delle norme costituzionali e, per dirla tutta, una delle tante patacche preelettorali che populismo e demogogia continuano ad ammannirci. Ed é triste che né i grandi partiti, né la grande stampa, insorgano coll’indignazione che pure queste iniziative meriterebbero.

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