Bruxelles – Lo sappiamo tutti, l’Unione europea ha un deficit democratico che lascia spazio a critiche e attacchi da parte di gruppi aniteuropeisti, rivendicazionisti e populisti, al grido di “chi sono questi signori non eletti che da Bruxelles ci impongono determinate scelte?”. I membri della Commissione europea, organo legislativamente propositivo, sono appuntati dagli Stati membri; l’organo espresso dalle urne europee,  il Parlamento, non ha quel ruolo di centralità e influenza che servirebbe perché l’Europea assomigliasse ad una normale democrazia liberale; il Consiglio europeo, ovvero la riunione di tutti i Capi di Stato o di Governo degli Stati membri, non ha potere né di controllo né di indirizzo sulla proposta legislativa e non è espressione di una maggioranza, la quale in seno al Parlamento europeo non esiste.

Una tale costruzione istituzionale costituisce sicuramente terreno fertile per chi cerca dei motivi per attaccare le istituzioni europee. Una tale visione però è da considerarsi al quanto restrittiva, poiché vedere esclusivamente la costruzione dei meccanismi di decisione delle istituzioni europee è alquanto riduttivo. Dobbiamo metterci invece nell’ottica di appartenere ad una comunità internazionale, la Comunità europea, che si è dotata di certe istituzioni che potessero mettere d’accordo tutti gli Stati membri al fine di creare quel mercato unico di cui noi tutti oggi beneficiamo. È del tutto corretto, però, continuare a parlare e discutere delle carenze democratiche dell’Unione per far si che essa vi ponga rimedio.

Inoltre va considerato come le istituzioni europee siano state capaci, nel corso del tempo, di darsi un assetto sempre più democratico. Ad esempio con il Trattato di Lisbona, il normale processo legislativo è diventato quello della co-decisione, con Parlamento e Consiglio messi sullo stesso piano. È pur vero che l’ultima parola spetta sempre al Consiglio, ma non senza il benestare del Parlamento stesso; e poi, non è forse un Consiglio formato dai Primi ministri eletti dalle varie tornate elettorali degli Stati membri? E non è forse vero che i Parlamentari europei italiani, hanno molta più legittimazione democratica di quelli di Montecitorio in quanto eletti con le preferenze?

Recentemente, all’ultima assemblea plenaria del Parlamento europeo, si è tornati a parlare di democraticità e di prospettive di riforma per il futuro dell’Unione. Il Presidente della Commissione Barroso ha, infatti, parlato di un’Unione federale di Stati sovrani, animando tutti gli spiriti europeisti presenti a Strasburgo. A riguardo è stata di grande interesse la dichiarazione dell’eurodeputato PD ed ex mezzobusto del TG1, David Sassoli, che ha parlato di un progetto realizzabile tramite una sovranità condivisa.

Il concetto di sovranità condivisa è particolarmente interessante, poiché ribalta completamente la tesi della “cessione di sovranità” e la coniuga in positivo. Non più Bruxelles che “scippa” il potere democratico di scelta ai Parlamenti nazionali, ma questi ultimi che in nome di un progetto più ampio ed ambizioso mettono in comune le loro prerogative per dare alle istituzioni europee la legittimità democratica di cui hanno bisogno.

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