A chi pensava che la politica avesse toccato il fondo con gli scandali dello scorso anno, che hanno contribuito in parte a mandare a casa il governo Berlusconi, ecco che ormai giornalmente si aprono nuovi orizzonti di discredito per la classe politica italiana. La vicenda laziale è un esempio quasi perfetto di una degenerazione di modi e comportamenti di chi è stato “selezionato” a far parte della classe politica attuale. Perché a mio avviso ciò che accade, infatti, non accade a caso e non è dovuto solamente ad una perdita di moralità degli individui (che comunque esiste ed è forse un fattore sociale che non riguarda solo i politici), l’abbassamento di livello della classe politica però è tutt’altro che un fatto puramente sociale.

La trasformazione del dibattito politico in uno scontro tra leader indiscutibili, tra squadre contrapposte di tifosi fidelizzati al capo, o al simbolo di partito, senza possibilità di critica, e specialmente di autocritica, ha portato i partiti stessi a selezionare la propria classe dirigente in schiere di devoti cerimonieri della fede, non in amministratori capaci o politici illuminati e nemmeno in tecnici preparati, ma solamente sacerdoti della dottrina.

Come sappiamo da esempi della storia non v’è casta peggiore e più corrotta di quella dei “grandi sacerdoti”, specie se l’esempio che viene dal grande capo è quello dei festini a base di Bunga Bunga. Uno scenario, nel complesso, tipico di quella fase di estrema degradazione a cui un impero logoro giunge poco prima di collassare.

Il virus ha colpito, nel più o nel meno, tutta la classe politica e tutti i partiti, ma alcuni in modo certamente più evidente e plateale che altri.

Nel Pdl degli ultimi anni la cosa è stata infatti peggiorata dalla quasi matematica certezza di raggiungere il potere, data l’onda lunga favorevole che ha portato alla vittoria quasi ovunque questo partito tra il 2008 e il 2010. La certezza dell’accesso al potere faceva sì che per entrare a far parte della casta dei grandi sacerdoti si fosse disposti a tutto, e quindi i più furbi, trafficoni e spregiudicati avevano quasi sempre la meglio.

Evidentemente c’è stata però anche complicità, e forse pure “comunione d’intenti”, nei vertici dei partiti che anziché porre filtri hanno volutamente selezionato, come classe dirigente, una simile schiera di farabutti di bassa lega.

Eppure chi ha la mia età ricorda ancora che esistevano politici dai comportamenti fin troppo sobri, mossi dal desiderio di cambiare la società, di cambiare il Mondo, di lasciare di sé un segno indelebile. Politici che a volte forse pure distraevano denaro, ma mai per ingordigia personale. Anche loro muovevano ingenti somme, magari in quantità proporzionalmente maggiori ad oggi, ma almeno – pur sempre senza legittimità – quel denaro andava a sostegno della causa e non per sé stessi.

Oggi vediamo purtroppo che all’ideale s’è sostituito il festino in succinto abito romano, il SUV da 80 mila Euro o il conto esorbitante al ristorante, per ostriche e champagne. La fine godereccia di un’epoca politica che fortunatamente volge al termine e di cui ci dimenticheremo volentieri presto.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. D’accordissimo sulle ragioni della degenerazioni di una certa classe politica, ridotta a pattuglie di profittatori fedeli osannanti al capo, e svincolate dai lacci, non solo della morale, ma della comune decenza. Osservo che se la deriva è diventata precipitosa con Berlusconi, già si era chiaramente manifestata ai tempi di Craxi, un politico di grande statura ma non un modello di disinteresse personale. e circondato da persone che del denaro pubblico avevano una concezione molto allegra e padronale (lo so per esperienza, con uno di loro ho lavorato per anni; e so anche come lo giustificavano: come un compenso quasi dovuto per la loro attivitá nel fare prospera e grande la Patria). E senza Mani Pulite sarebbe probabilmente continuata. Ma importanti figure della nostra Storia, da De Gasperi a Einaudi, da Saragat a Sforza, da Pella a Scelba, da La Malfa a Moro, da Pertini a Malagodi, da Cossiga a Ciampi (e mettiamoci anche i Nenni e i Togliatti, i Berlinguer e gli Zaccagnini), non hanno mosso o toccato soldi pubblici, né per ingordigia personale né per altre ragioni. Erano gli eredi morali di quell’Italia perbene in cui un Ministro dava le dimissioni per essersi scoperto che aveva portato a casa penne dall’ufficio!

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