Non è stata un campagna elettorale appassionante, nessuno dei due candidati ha convinto pienamente i propri elettori. Tanti passi falsi, molta insicurezza, troppo pessimismo sul futuro del Paese e del Mondo. Sarà sulla linea del traguardo e sugli schermi televisivi che Mitt Romney e Barack Obama si giocheranno il loro destino. Probabilmente mai nella storia degli Stati Uniti, dal 1960 ad oggi, l’immagine sarà stata così decisiva nella conclusione di un elezione presidenziale.

Nel 1960, Richard Nixon e John-Fitgerald Kennedy, erano entrambi due giovani uomini, seppure di già grande esperienza. Nixon aveva 47 anni, Kennedy 43. Erano pieni di energia, avevano alle spalle delle squadre dinamiche che curavano la loro campagna elettorale e attraversavano a ritmo sfrenato i 50 Stati americani. A tal punto che Nixon si ammalò e dovette sospendere la sua campagna per due settimane. Già 10 anni prima, Nixon aveva saputo utilizzare intelligentemente il potere dello schermo per smorzare sul nascere lo scandalo legato alle rivelazioni del New York Post e secondo il quale gli sarebbero stati versati, da alcuni ricchi donatori, 18mila dollari per le sue spese personali. Mentre gli uomini vicino ad Eisenhower lo pressavano di lasciare al suo destino il suo candidato alla vice-presidenza, il diretto interessato aveva preso tutti in contropiede quando, il 23 Settembre del 1952, pronunciò un discorso di mezz’ora per esporre pubblicamente lo stato delle sue finanze e spiegare che non un centesimo di quei fondi avuti per la campagna elettorale erano stati utilizzati per fini personali. Ma aveva approfittato per confessare, con serietà, che uno dei suoi sostenitori del Texas aveva regalato a sua figlia un cagnolino, che avrebbero tenuto. L’effetto fu immediato e il giorno seguente, dopo aver riconquistato con poche parole l’opinione pubblica, Eisenhower gli disse: “Sei il mio uomo!” Tre mesi dopo, a 38 anni, Richard Nixon diventava Vice-presidente degli Stati Uniti d’America.

Quando si confrontò a Kennedy nella corsa alla Casa Bianca , l’America che aveva ormai scoperto il potere della televisione, non aveva più occhi che per i 4 dibattiti nel corso dei quali i due contendenti avrebbero sfoderato tutto il loro savoir faire. Centoventi milioni di americani seguirono quei memorabili dibattiti sullo schermo, o li ascoltarono alla radio. Quelli che avevano un televisore dichiararono che sarebbe stato Kennedy ad uscire vincitore. Coloro che avevano a disposizione solo la radio dissero che Nixon sarebbe stato il campione. Quel momento fu “speciale” perché decretò il passaggio definitivo della politica in una nuova era, quella dell’immagine. In effetti fu lei ad avere la meglio sulle parole. Kennedy apparve al pubblico televisivo abbronzato, in piena forma fisica malgrado la sua malattia, indossava un vestito impeccabile e anche se le immagini allora venivano trasmesse in bianco e nero, ciò fece la differenza con Nixon, che appena uscito dall’ospedale era segnato dalla fatica e avendo commesso l’errore di rifiutare il trucco apparve debole, con la barba non rasata di fresco e molto svantaggiato dalle luci crude dei proiettori che mettevano in risalto la sua sudorazione eccessiva. Conosciamo tutti il seguito della storia: anche se Kennedy vinse per un soffio e grazie ad innegabili piccole frodi organizzate con maestria dai suoi amici dell’Illinois, l’immagine dei due uomini rimase nella memoria dei posteri fissata sui tratti che avevano mostrato al popolo americano in quelle ore di dibattiti indimenticabili.

A breve, quali che siano le loro situazioni rispettive nei sondaggi e nelle intenzioni di voto, anche Mitt Romney e Barack Obama saranno intrappolati nel ciclo fatale dei  dibattiti televisivi, che per tutto il mese di Ottobre li accompagneranno fino alle elezioni. Si legge un po’ ovunque che Obama avrebbe già vinto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti e che la campagna sarebbe per questo finita. Anche se fino a qui il candidato Repubblicano ha sbagliato molto, soprattutto nell’ultimo mese di Settembre, gli rimangono ancora tempo e denaro per sbarrare la strada alla rielezione dell’attuale Presidente. Ci sono poi i PAC (Political Action Committee) molto facoltosi ed ostili ad Obama che possono, a suon di dollari, “controllare” gli indecisi.  Devono inoltre uscire ancora due rapporti sui numeri della disoccupazione. Ma si sta avvicinando soprattutto il tempo dei famosi dibattiti, molto attesi dagli implacabili media che faranno del loro meglio per riportare costantemente il discorso sulle problematiche che maggiormente preoccupano la popolazione, cosa che durante le rispettive Convention è stata deviata con maestria da entrambe le parti. In termini di immagine, il vantaggio è senza ombra di dubbio nelle mani di Obama, vero showman capace di affascinare, entusiasmare e convincere senza tralasciare mai un tocco di cinismo. Ma non dimentichiamo che Romney ha a suo vantaggio una ventina di dibattiti ai quali ha partecipato durante le primarie del suo Partito, nel 2011 e nel 2012. Romney si era preparato per quei dibattiti come nessun altro candidato della storia e non ha mai smesso di ripetere il copione. Maltrattato nei sondaggi, il Repubblicano si giocherà tutto durante queste trasmissioni.

L’esito dello scontro televisivo tanto atteso dipenderà molto dalla capacità dei due pretendenti alla Casa Bianca di dissolvere gli effetti nefasti delle loro campagne che non sono state all’altezza delle preoccupazioni degli Americani. Il sotterfugio e il cinismo saranno i due grandi nemici degli oratori. Su poco più di 34 milioni di elettori che si recò ai seggi l’8 Novembre 1960, a Nixon mancarono 112.800 voti per essere eletto. I due candidati del 2012 non hanno mai avuto tanto a mente questo numero come negli ultimi giorni. Mai come il 3, 16 e 22 Ottobre la televisione sarà protagonista assoluta.

© Rivoluzione Liberale

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