Le quotazioni per un Monti bis crescono con una rincorsa a schierarsi con l’attuale premier che vede esporsi, dopo Fini e Casini, anche Montezemolo. Mario Monti nicchia, ma dichiara che “se il Paese glielo chiedesse…” lasciando aperta una porta abbastanza ampia ad un suo possibile reincarico dopo le elezioni del 2013.

Ma il vero nodo politico del dopo elezioni non è, a mio avviso, Monti sì o Monti no, ma piuttosto con quale maggioranza politica, e con quale programma si affronteranno le sfide future per uscire dalla crisi economica e risollevare il Paese.

Anche Mario Monti infatti ha dovuto in quest’anno ridimensionare i suoi progetti ed i suoi propositi alla maggioranza composita che ne sosteneva l’esecutivo in Parlamento. Molti dei propositi liberali, che pure c’erano al debutto del governo Monti, si sono scontrati con una maggioranza Belrusconi-Bersani-Casini che liberale non è per nulla.  Al premier forse si può rimproverare di non aver tenuto abbastanza duro su alcuni punti, quali le liberalizzazioni, la riduzione della burocrazia, la riforma delle professioni, la riforma dell’amministrazione pubblica, la riforma delle istituzioni e della forma dello Stato. Anche la spending review, che ha aspetti liberali condivisibili, è stata solo abbozzata. Forse troppe cose da fare in un solo anno, con la tempesta finanziaria in corso e con un sostegno parlamentare riottoso e preoccupato solo della propria sopravvivenza politica.

Per questo è necessario prima di tutto pensare di far uscire dalle urne una maggioranza politica che possa, più realisticamente, arrivare a mettere in pratica le vere riforme in senso liberale di cui lo Stato Italiano necessita disperatamente. Una maggioranza che deve avere un elemento centrale di ispirazione liberaldemocratica di stampo europeo che ancori il nuovo Governo alle riforme, senza lasciarlo in balia delle necessità di bottega della sinistra vendoliana o della destra berlusconiana.

Questo schieramento è ancora da costruire ed il tempo per farlo è poco, ma si può intravvedere un fermento d’iniziative in questo senso che lasciano aperta una speranza. Occorre però saper distinguere le proposte serie, con gambe per correre, da quelle velleitarie o peggio ancora etero dirette.

I partiti, seppure piccoli e ancora divisi, che rappresentano oggi il centro liberaldemocratico e repubblicano forse non bastano da soli a riempire questo spazio, ma possono essere la base solida e misurabile su cui cominciare a costruire.

I movimenti, se sinceramente intenzionati a realizzare un progetto nuovo, autonomo dai vecchi schieramenti della seconda repubblica, hanno l’obbligo necessariamente di trovare un dialogo ed una collaborazione con questi partiti, magari cercando di cavalcare un po’ meno l’antipolitica, perché in quel campo Grillo se li mangerebbe a colazione.

Una volta creata una maggioranza politica con una solida colonna portante liberaldemocratica anche Mario Monti potrebbe essere un premier del tutto nuovo – assai diverso da quello eccessivamente impastoiato degli ultimi sei mesi – e capace di riformare davvero lo Stato, ridurne drasticamente i costi, ridurre le tasse e rilanciare l’economia.

© Rivoluzione Liberale

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