È servito un ennesimo monito del Capo dello Stato per far smuovere, di nuovo, il ddl anticorruzione. Il nostro sembra essere un Paese che non va avanti senza essere sgridato, che sia dall’Europa, che sia dal suo Presidente.

Le diverse forze politiche sembrano comunque impegnarsi, nonostante le ripetute e includenti divisioni createsi attorno alle ultime bravate come gli emendamenti anti-Batman e salva-Ruby. Nomi un po’ ridicoli per degli emendamenti di legge ma, del resto, tutto ciò non è nulla rispetto al degrado etico e morale che affonda alcuni consigli regionali in questi giorni. Il Capo dello Stato, nonostante la sua impagabile pazienza, sembra essere davvero esausto: “Troppi, vergognosi, fenomeni di corruzione, bisogna risanare la politica”, ha ammonito di fronte alla copiosa platea studentesca ospitata al Quirinale per la tradizionale cerimonia di apertura dell’anno scolastico. Napolitano ha sottolineato che “la cronaca recente ci ha rivelato come nel disprezzo della legalità si moltiplichino malversazioni e fenomeni di corruzione inimmaginabili, vergognosi” e, con estrema serietà istituzionale, ha inoltre aggiunto: “Non è questo un contesto accettabile per persone sensibili al bene comune, per cittadini onesti, ne per chi voglia avviare un’impresa”.

Tra i cittadini ‘onesti’ nominati dal Presidente ci sono anche i 4 milioni e mezzo che negli ultimi 12 mesi hanno dovuto sborsare una tangente, ossia il 12% degli italiani, un risultato che (come al solito ) supera la media europea (8%). Tali dati, a dir poco allarmanti, sono emersi dal dossier “Corruzione, le cifre della tassa occulta che impoverisce ed inquina il Paese” che raccoglie l’ultima rilevazione Eurobarometer 2011. Secondo la Banca mondiale, inoltre, in tutto il pianeta si pagano più di mille miliardi di dollari di tangenti e la corruzione consuma circa il 3% del Pil mondiale, una percentuale che applicata all’Italia corrisponderebbe a circa 50-60 miliardi di euro di onere annuo sui bilanci pubblici.

Numeri drammatici che potrebbero diventare ancora più inquietanti se la nostra classe politica non si decidesse, in tempi brevi, ad approvare la necessaria legge contro la corruzione. Come afferma Giorgio Napolitano, “chi si preoccupa giustamente dell’antipolitica deve saper risanare in profondità la politica”. Dunque il monito del Capo dello Stato si rivolge, ancora una volta, all’intero schieramento delle forze politiche che devono dimostrare, con i fatti, la loro concreta volontà di combattere la corruzione.

Nei giorni precedenti Napolitano aveva citato Ralph Dahrendorf per sottolineare la necessità per l’Italia di restaurare un’adeguata “affidabilità istituzionale” ora, con estrema fermezza e forse anche con un minimo di amarezza e di indignazione, con un tono più diretto e meno comprensivo, il Presidente pone l’accento sulla ‘legalità’ che si può e si deve praticare a tutti i livelli.

Anche se questa non sarà la settimana decisiva a proposito di legge anticorruzione, il ministro della Giustizia Paola Severino afferma che “stiamo arrivando alla meta” e dichiara di sentirsi “più ottimista che pessimista”. I problemi sono, come al solito, più politici che tecnici; tutti sostengono di volere la legge ma ad ogni angolo spuntano nuovi emendamenti – soprattutto sul fronte pidiellino – che rendono sempre più tortuoso il percorso e lontano l’arrivo. L’ultimo, l’emedamento salva-Ruby, secondo diverse forze politiche avrebbe la funzione di vanificare il processo milanese in cui Berlusconi è accusato di concussione. Il nodo cruciale è la specificazione che il reato di concussione si determini nel momento in cui si percepisce un’utilità patrimoniale, mentre attualmente l’articolo 317 del Codice penale preme sui fattori ‘costrizione’ e ‘induzione’ (comportamenti del privato non direttamente riconducibili al male minacciato) tantoché “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”.

Le proposte di modifica, in sostanza, sembrano mirare a restringere il campo della concussione; non solo si chiede di sostituire il termine ‘indebitamente’ con ‘illecitamente’, circoscrivendo in questo modo in maniera più netta l’ipotesi di reato, ma si chiede anche di sostituire il verbo ‘indurre’ con il verbo ‘determinare’.

In questo contesto di emendamenti anti-Batman e salva-Ruby le reazioni politiche sono innumerevoli. La presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, sostiene che “a questo punto l’unico modo per approvare il ddl al Senato sia di farlo nella versione Camera, con il voto di fiducia”. E sottolinea: “Non possiamo più perdere tempo in discussioni su emendamenti pericolosi scritti da solerti scudieri”. “Cosa aspettiamo ancora?” si chiede invece Roberto Rao, capogruppo Udc in commissione Giustizia alla Camera. “ Napolitano è all’ennesimo richiamo”.

“Gli irriducibili non mollano mai”, afferma infine il numero uno dell’Idv al Senato. “L’Italia ha assoluto e urgente bisogno di una severa legge contro la corruzione, ma loro pensano solo a come salvare Berlusconi dai suoi processi”. E mentre il presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, Filippo Berselli (Pdl), assicura “tempi rapidissimi” – la meta dovrebbe essere raggiunta il 15 ottobre nell’aula del Senato – il vice capogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, sottolinea che “si può fare presto e bene nei tempi indicati dalla Severino, se il governo è disponibile a modificare il testo”.

In un contesto politico-istituzionale a dir poco devastato, in cui l’ennesimo colpo di scena è l’arresto di Batman, la raccolta firme messa in campo dall’opinione pubblica a favore della legge contro la corruzione rappresenta l’apice di un malessere diffuso, l’icona della sete di legalità e di moralità che caratterizza tutti i cittadini onesti, profondamente ‘indignati’ di fronte a quella parte di classe politica estremamente parassita che consuma ‘indebitamente’ i soldi pubblici, consumando nel contempo la credibilità del Paese.

La raccolta firme rappresenta, di certo, una buona pratica di civiltà, una prova evidente di etica civile – in fondo combattere la corruzione vuol dire anche creare un clima di legalità e di moralità diffuso all’intera opinione pubblica – ma, come suggerito dal vicepresidente del Csm, Vietti, prima che sia troppo tardi, i politici devono rimboccarsi le maniche ed impugnare la scopa, eliminando tutte le impurità che fanno dell’Italia un Paese malato. Una sana etica pubblica deve essere necessariamente accompagnata da leggi sane per ottenere i migliori risultati in termini di legalità.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI