«Mi dispiace dirlo ma Roma è la capitale della cafonaggine. Ci sono cafoni o burini o come volete voi sparsi in tutto lo stivale: ma noi nella Capitale battiamo tutti. Non avrebbero mai organizzato a Milano una festa tipo quella di qualche giorno fa a in un palazzo romano,  fortemente voluta da quel portatore sano di zoccole che è il Pazzaglia Paolo, industriale danaroso e spiritoso. “Siamo nella merda” tuonava l’invito.

E allora, un water sporco in bella mostra all’ingresso, con carta sparsa in giro e puzze associate. Chi voleva poteva sedersi e farsi fotografare. Roba da far impallidire Cambronne. Eppure le solite quasi note e i soliti quasi noti hanno affollato un buffet sul quale troneggiava una specie di enorme cacca di cioccolato.

“Eppur si magna” avrà pensato sospirando qualche falsa contessa preda della cervicale aggravata da collane tutte tempestate di brillanti. Era simpatica la festa? Come tutte le feste di questi condannati al girone della presenza, “sono stato invitato quindi esisto”.

E non capisco perché prendersela con la consigliera regionale solo perché consigliera regionale. È una abituata a simili cose; perché, povera, non avrebbe dovuto andare? A fare un bagno nella celebrità, perché il parterre era da ululato, nientepopodimeno che Carmen Russo! Cicciolina! De Blank! Insomma la sagra di villa arzilla, il trionfo del botulino.

Ma a noi, amici, non importa molto. Ci dispiace solo pensare che siamo arrivati all’ultimo stadio.

In un’epoca dove tutto è permesso, dove il confine tra giusto e sbagliato è regolato da gente come il Batman, non ci ribelliamo più, sappiamo solo scuotere la testa sperando in cuor nostro che il peggio sia già passato. Ma c’è sempre un nuovo peggio che ci aspetta sull’uscio. Perché questo comportamento arrogante ha portato a emergere una quantità di nullità, dotate solo di parlantina e furbizia; persone che oltre a saper fare il saluto nazista alle gite scolastiche, non ha insegnato nulla ai propri figli.

Tutto è lecito, se si è al potere. Sono disgustata e amareggiata. E allora, la festa della merda di  Pazzaglia Paolo industriale di Bologna mi sembra quasi una goliardata e guardare le foto di tutta quella gente appartenente alla Roma “non c’è male”, perché la Roma “bene” è estinta, mi fa venir voglia di piangere. Non per loro. Per noi. Il mio regno per un Kinder pinguì!»

© Rivoluzione Liberale

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