La polizia iraniana è intervenuta pesantemente a Teheran per arrestare dei rivenditori illegali di valuta, accusati di essere in parte responsabili della caduta vertiginosa del valore del Rial iraniano.

Centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa hanno fermato nel quartiere di Ferdossi, al centro della capitale, diverse persone accusate di  cambiare valuta “in nero”. Il Rial iraniano ha subito martedì scorso una caduta storica nei confronti del dollaro. Mercoledì, la moneta nazionale sembrava essersi stabilizzata intorno ad un tasso di 34mila Rial per 1 dollaro contro i 36mila di martedì pomeriggio e i 22mila della scorsa settimana. Ma non ci sono praticamente state operazioni.  Il Ministro dell’economia, Shamseddine Hosseni, aveva annunciato l’intervento delle autorità affinché fosse messa fine “alla fiera delle valute” (mercato nero) rafforzando l’ufficio di cambio ufficiale. Ma la tensione sale, molte persone sono state già arrestate, alcuni uomini hanno lanciato delle pietre in direzione delle forze dell’ordine e contro una macchina della polizia, per poi darsi alla fuga. L’Iran è stato sottoposto a sanzioni da parte delle Nazioni Unite a causa del suo controverso programma nucleare , rafforzate da sanzioni petrolifere e bancarie da parte di Stati Uniti e Unione Europea. L’obbiettivo è privare l’Iran dei suoi introiti provenienti dalla vendita del petrolio con lo scopo di spingerlo a cessare le sue poco limpide attività nucleari.

Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha affermato mercoledì che “l’Iran non cederà mai” alle pressioni economiche. “Lo scopo della pressione contro il popolo iraniano è che il Governo ceda (sul nucleare), ma non cederà mai. Ecco perché il nemico è arrabbiato”, ha dichiarato durante un discorso pubblico ripreso dall’Agenzia Isna. Il Segretario di Stato americano, Hilary Clinton, ha, da parte sua, attribuito al Regime iraniano la responsabilità di ogni sua azione. “Penso che il Governo iraniano meriti di essere ritenuto responsabile per ciò che succede in Iran”, ha dichiarato la Clinton durante una conferenza stampa indetta per valutare le conseguenze della crollo del Rial. Il capo della polizia iraniana, il generale Esmail Ahmadi Moghadem, aveva preannunciato per martedì la creazione di un “gruppo di controllo” che impedisse la caduta libera della moneta e garantisse la lotta contro “coloro che inquinano il mercato della valuta”. “Secondo le valutazioni della Banca centrale, la gente tiene a casa una gran quantità di valuta e di oro, e questo ha un effetto negativo sull’economia”, ha tenuto ad aggiungere. “Purtroppo, un certo numero di persone pensa che il loro capitale si polverizzerà  e si precipitano nei mercati di valuta e d’oro, facendo aumentare la domanda e i prezzi”, ha proseguito. Per il Presidente Ahmadinejad, la caduta della moneta non è dovuta alla situazione economica perché il Paese possiede valuta a sufficienza. “Non c’è nessuna ragione economica per queste fluttuazioni” ha dichiarato, “è una guerra psicologica, tutti devono aiutare il Governo. Le sanzioni toccano il popolo. Loro (gli Occidentali, ndr) mentono quando dicono che sono un modo di fare pressioni sul Governo. E’ una guerra planetaria, intestina e pesante”.

Ma cosa significa la caduta del Rial?  Le sanzioni americane ed europee messe in atto per ridurre le esportazioni di greggio ed impedire le transazioni di petrodollari hanno in effetti toccato direttamente la moneta iraniana. Fonte di maggior guadagno di valuta ed entrate fiscali, l’esportazione di petrolio si è fortemente contratta. Il rimpatrio di petrodollari nel Paese è inoltre sempre più difficile per via delle sanzioni imposte sugli scambi bancari. Il Governo ha creato pochi giorni fa un “centro di scambio” dove i dollari sono messi a disposizione degli importatori ad un tasso d’interesse inferiore a quello del mercato libero, ma questa iniziativa non ha fatto che alimentare la speculazione. Risultato, il Paese sprofonda sempre più in una economia di guerra. La valuta è ormai esclusivamente  utilizzata per l’acquisto di prodotti primari. La caduta del Rial ha fatto accelerare l’inflazione, ufficialmente al 23%, in realtà quasi al 50%. In un Paese che importa la parte essenziale dei suoi prodotti alimentari, l’impatto sui prezzi dei prodotti di prima necessità (pomodori, lenticchie, latte, pane, pollo) è particolarmente sensibile. L’aumento dei prezzi non si limita ai prodotti importati, ma tocca anche i prodotti locali. Molti iraniani abituati a recarsi ogni anno all’estero per turismo o pellegrinaggio annullano oggi i loro spostamenti. Quelli che hanno mandato la famiglia a vivere o studiare all’estero hanno sempre più difficoltà a spedire loro soldi. I più fortunati tentano di vendere i beni immobili per fare qualche investimento in dollari. Quali conseguenze politiche? Mentre gli iraniani “normali” sono colpiti dalla penuria e dall’inflazione, la crisi economica inasprisce le divisioni all’interno del Regime. Il Presidente Ahmadinejad accusa le autorità finanziarie di cattiva gestione mentre il vice-Presidente del Parlamento non esclude di convocarlo davanti ai deputati. Il Parlamento ha aperto un’inchiesta sulla politica monetaria del Governo e della Banca Centrale. La situazione rischia di deteriorarsi ancora. Gli iraniani non hanno più alcuna fiducia nel Regime in nessun campo, né economico, né politico. Inoltre, lo spettro della guerra con Israele fa si che sempre più gente voglia emigrare, o almeno mettere i loro risparmi al sicuro all’estero.

Sul fronte diplomatico, alla vigilia delle elezioni americane, i negoziati tra le grandi potenze e l’Iran sul programma nucleare sono in un vicolo cieco. Su proposta del Regno Unito, della Francia e della Germania, i ministri degli Affari Esteri dell’UE dovrebbero esaminare il 15 Ottobre la proposta di adozione di una nuova serie di sanzioni. Il petrolio per ora è la colonna portante dell’economia iraniana. Se non si riesce a venderlo, la crisi economica non potrà essere risolta facilmente e per poterlo vendere l’Iran deve per forza cedere sul “caso”  del nucleare. Non ci dimentichiamo che il Paese non ha bisogno di energia nucleare, e questo lo sa anche la popolazione. Gli iraniani cominciano ad essere  stanchi ed affamati. I piccoli tafferugli in corso rischiano di diventare qualcosa di più se le cose all’interno non cambiano.

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