Parigi – Come far scendere il deficit pubblico da 4,5 a3 per cento? Tasse, tasse e ancora tasse. Quella dell’inasprimento della pressione fiscale, è la nodale misura anticrisi dell’attuale Presidente della Repubblica transalpino François Hollande. Lo aveva anticipato, durante la sua campagna elettorale contro Nicolas Sarkozy: ridurre il clivage tra ricchi e poveri è il mio principale obiettivo, tuonava nell’ormai obliata primavera. Senza immaginare, che a suon di gabelle, il debito pubblico francese potesse raggiungere e superare quella che è la borderline per buona parte degli economisti: la soglia del 90%.

Tra le imposte più detestate e criticate, si classifica al primo posto la maxi-tassa sui grandi capitali. Aliquota al 75% sui redditi superiori ad un milione di euro e conseguente diaspora di ricchi e ricchezze, non solo economiche, verso paradisi fiscali. Quella tassa che, tanto per intenderci, ha spinto Bernard Arnault, l’uomo più abbiente di Francia, a traslocare baracche e burattini in Belgio. Decisione che gli è valsa, qualche settimana fa, la prima pagina su Libération e l’annesso titolo al vetriolo “Casse-toi pauvre con” (letteralmente “Smamma, ricco coglione”).

Ma con lui molti altri e col trascorrere del tempo altri ancora toglieranno il disturbo. Tassare e demonizzare la ricchezza è probabilmente sbobba demagogica già ampiamente riscaldata. M. Hollande, così è forse troppo facile!

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