«In questi giorni di spessore morale inesistente, in un crescendo di rivelazioni sempre più squallide, mi sono sentita come se il mio animo avesse un ascesso. Gonfio e dolorante ho cercato in giro qualcosa che mi desse conforto, ma è stato difficile. Tra gli arresti, e dichiarazioni e le feste, mi è sembrato di vedere solo cose brutte e marroni, di cogliere in ogni dove masse di rifiuti organici non differenziati.

Insomma uno sfacelo. E allora ho trovato un antidoto che voglio condividere con voi. Ho cercato conforto nell’amore. Ma non nel termine abusato da tanti, sono andata a rileggere lettere d’amore famose. E credetemi, è stato bello.

“Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso – scriveva Italo Calvino a Elsa De Giorgi – Siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore” continuava. Queste lettere piene di passione, parole che evocano gesti e carezze sono come un balsamo d’oriente.

Nel passato non si mandavano sms con scritto TVB o MM (ti voglio bene, mi manchi), si prendeva la penna e si scriveva. A volte alcuni fogli avevano dei rigonfiamenti causati dalle lacrime di chi lo faceva, preda dei suoi sentimenti. E spesso erano spruzzate di profumo nel caso che a scriverle fosse una donna. Proprio come adesso.

“Anais, sei stata tu a dare il via allo scorrere della linfa. Non sono più responsabile di ciò che dico e che faccio” scriveva Henry Miller ad Anais Nin. In questi tempi oscuri probabilmente passioni così devastanti sarebbero finite con una strage di massa. Perché, questo l’argomento a cui volevo arrivare, anche l’amore è peggiorato. Si è involgarito, è diventato “C’è posta per te”.

È diventato l’uomo brutto e grasso, vestito con l’abito della prima comunione allargato di sei taglie per l’occasione, che piagnucola dietro un paravento. Lui, da giovane, amava Carmen, la più bella del paese (posto non pervenuto della Sila). Si sa, l’uomo è cacciatore e lui, andando a fare il pizzettaro in Svizzera, si era imbattuto in una cameriera di altro posto non pervenuto del Canton Ticino.

Ora, dopo anni, e dopo che la moglie svizzera ha chiesto il divorzio e gli ha portato via anche le mutande, lui torna. E cerca Carmen, vuole il perdono. Nel frattempo Carmen è passata dalla taglia 42 alla 52, ha sedici nipotini, è vedova e lo odia ancora, ma per nulla al mondo risponderebbe no a un invito di Maria della Tv. E lui, incapace di scrivere, nel senso che non ha imparato a farlo, chiede a Maria di ricongiungerlo al suo perduto amore.

E guardando questa mesta umanità penso a Italo Calvino e al suo cuore appassionato. E mi rendo conto di vivere in un mondo lontanissimo, che ha perso tutto, specie la verginità.

Tutto scorre, ma questo non è il fiume del tempo, è la cloaca della civiltà.»

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

3 COMMENTI

  1. Devo complimentarmi per questo articolo, ha una delicatezza ed eleganza fuori del comune, nel dire, non solo cose verissime, aihnoi, ma di una crudezza estrema…..

  2. SI, Elvira, é davvero un bell’articolo. Non so se l’amore vero, grande, romantico che ha conosciuto la mia generazione e che ci portava a esaltazioni o tristezze leopardiane, esista ancora (io per fortuna, a 76 anni, lo provo ancora per la donna che da 36 anni é mia moglie, amica, compagna di vita, Fiammetta, Laura, Beatrice) Ma se esiste é soffocato dai programmi di una TV spazzatura, dai disastrosi esempi dei Berlusconi, Fede, Lele Mora, Ballotelli e cosí via, dall’edonismo imperante e dall’ormai generalizzato ciostume dell’usa e getta,

Comments are closed.