Il Popolo della Libertà è al tramonto e a rischio di implosione. Che cosa ne verrà dopo è incerto; dalle macerie ancora si vede solo fumo. Sui principali quotidiani rimbalzano notizie, dichiarazioni, smentite e retroscena di un’annunciata ennesima rivoluzione tutta berlusconiana ed insieme le dichiarazioni del Cavaliere di non volersi ricandidare “per il bene del paese” (bontà sua!).

L’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, intervistato da Libero, afferma che un nuovo progetto politico fondato sullo spirito del ’94 non possa prescindere da Berlusconi e che, secondo i sondaggi, “senza An prendiamo più voti”.  I dati dell’istituto online Spincon.it confermano una volontà maggioritaria di scissione all’interno dell’elettorato del centrodestra (37,9% favorevoli contro 31,1% contrari).

A gettare acqua sul fuoco è Paolo Bonaiuti. Molta insistenza è dedicata, in particolare, ad una ipotetica e più volte smentita scissione tra ex AN e ex Forza Italia“, aggiunge l’ex sottosegretario, “Una scissione che, secondo questi fantasiosi racconti, sarebbe addirittura auspicata dal Presidente Berlusconi. Niente di più falso“.

Al di là del solito balletto delle correnti, l’idea del partito personale non è stata affatto archiviata; e se la legge elettorale sarà quella emersa dall’incontro con Roberto Calderoli, e cioè un “Porcellinum” che introduce le preferenze con un 1/3 dei listini bloccati (più il premio di governabilità che andrà alla lista o alla coalizione di liste che raggiungerà il 45% dei seggi), Berlusconi potrebbe percorrere la strada di uno spacchettamento del Pdl con l’uscita concordata di una parte degli ex An e degli amministratori locali in liste  in appoggio ad un nuovo marchio che prenda il posto del Popolo della Libertà.

Insomma, una grande federazione del centrodestra con le liste civiche dei sindaci, governatori e “formattatori” che ruotano intorno ad un leader di riferimento (Berlusconi) non necessariamente candidato premier; in modo da tenere aperto anche il percorso per un Monti Bis. Ipotesi caldeggiata dal primo cittadino della capitale Gianni Alemanno, il quale ha già annunciato che “non sarebbe opportuno presentare il simbolo [Pdl, n.d.r.] a Roma” nell’ottica di un radicale rinnovamento della situazione.

I malcontenti più forti sono tra le file degli ex An che accusano il peso dell’attuale immobilismo di un centrodestra legato a doppio filo alle sorti e alle decisioni del suo leader spirituale. Marcello De Angelis, ex An, deputato Pdl e direttore del Secolo, si è espresso in maniera forte e diretta nei confronti del Cavaliere”Berlusconi pensa sempre di incarnare il valore aggiunto. Benissimo, faccia la sua lista che prenderà magari il 10 o 25%. Ma anche noi possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo – afferma sulle pagine del Messaggero – raccogliendo, che so, il 10-15% dei voti. Saremo la bad company del centrodestra? Bene ma spesso le bad company nelle mani giuste danno risultati insperati”. Ha poi aggiunto: “Ho letto che Berlusconi se ne vuole andare dal Pdl, a me, a noi, il Pdl non fa affatto schifo, se a lui non interessa più ce lo lasciasse”. Sulla stessa onda Gasparri che chiede “più decisioni che riunioni. Alfano ne ha proposte di concrete a Berlusconi. Le attuino”.

Dal quadro di questi giorni emerge come il centrodestra rimanga un’area politica che deve superare una sindrome di dipendenza nei confronti di Berlusconi e che fa fatica a cambiare perché vuole rifondare senza porre le fondamenta; ovvero una cultura politica precisa, chiara e condivisa che non sia solo un formale cambio di veste (e di geografie politiche). Un’area politica che sembra aver paura di camminare con le proprie gambe. Molti, troppi attendono ancora l’uomo della Provvidenza che si sta rivelando invece l’ennesimo Godot la cui azione di rifondazione è – al di là delle parole – tentennante, insicura e preda della discussione sulla legge elettorale; a scapito di ciò che dovrebbe essere, invece, al primo posto di ogni progetto di rinnovamento, anche e ancor più in quello schieramento: le idee, la cultura, la visione della società; insomma, la Politica stessa.

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