Nel lanciare la sua candidatura alle primarie del centro-sinistra, il Governatore della Puglia, Vendola, ha esposto un programma privo di elementi concreti ma eloquente nel suo pericoloso  populismo: la rottamazione del sistema liberale ne è infatti  l’elemento portante.

Non so con che autorità possa proporsi come guida a livello nazionale chi, finora, non ha risolto nessuno dei problemi della sua Regione  (caso ILVA insegna), ma passi! Una delle regole della politica attuale pare essere che da un livello di incompetenza si passi a quello immediatamente superiore. Ma quanto al fondo, si può essere d’accordo sul fatto che il sistema capitalistico, che pareva aver definitivamente trionfato dopo la caduta del Muro di Berlino e la ignominiosa fine del “socialismo reale” (ricordate Fukiyama e la sua “fine della storia”? Ah, se politologi ed economisti la smettessero di fare previsioni sballate sull’onda di avvenimenti contingenti! ) ha prodotto una grave crisi. Ma stiamo bene attenti! Questa crisi non è prodotto necessario del capitalismo in sé, e meno che mai del liberismo, ma della sfrenata licenza, della dissennata deregolarizzazione, di  cui sono stati principali responsabili otto anni di amministrazione repubblicana negli Stati Uniti. Come sarebbe profondamente ingiusto accusare il socialismo, tanto nobile nelle sue origini e nei suoi obiettivi, e tanto positivo per tutto l’Ottocentro, dei disastri prodotti dalla sua fuorviata versione comunista (che alla fine ne risulta quasi la negazione), così sarebbe assurdo far colpa al liberalismo economico e politico dei guasti prodotti dalla sua versione più estrema e distorta, quasi una caricatura di un sistema che, nella sua applicazione ragionevole e fisiologica, ha portato nei secoli il solo vero progresso economico e civile all’Occidente (ed è tanto poderoso chela stessa Cina, per trovare la via dello sviluppo, ha dovuto adattarsi ad una sua versione, sia pure corretta e politicamente controllata).

Che cosa vuole Vendola? Se chiedesse regoli e freni alla speculazione finanziaria, slegata dall’economia reale, responsabile di tanti guasti, direbbe una cosa ovvia, che In tutta Europa, compresala conservatrice Germania, si afferma come necessaria e che i liberali, non solo accettano, ma domandano a gran voce. Perché  liberalismo non è sinonimo di assenza di regole  ma, al contrario, è una richiesta allo Stato che fissi regole chiare e ragionevoli, e poi lasci le forze della società esprimersi liberamente, nel gioco sano di una competizione onesta e senza scorciatoie e colpi bassi. Ma è chiaro che il leader di SEL non vuole soltanto questo: quello che invoca  è ben di più e, se anche ha evitato di chiarirlo (forse perché le idee non  le ha precise in testa neanche lui) è un ritorno a un’economia fortemente partecipata dallo Stato, uno Stato non arbitro e regolatore, ma giocatore, sul modello IRI che, non dimentichiamolo, dopo qualche iniziale successo, ha poi miseramente fallito in Italia e altrove (e la cui versione aggiornata consisterebbe nel  ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti come strumento  di respirazione artificiale per le aziende decotte).

In materia di sicurezza, altro problema gravissimo che assilla la gente comune. Non so quanti si siano soffermati su un’altra – e non meno pericolosa – affermazione di Vendola, quando ha detto che la Giustizia si deve concentrare sui crimini dei “colletti bianchi” (si deve intendere, suppongo, corruzione, malversazioni, reati societari e il resto). Per cui: ladri, assassini, stupratori, mafiosi, spacciatori di droga, pedofili etc, etc., gioite! Sotto il regime vendoliano, Magistratura e Forze dell’Ordine saranno troppo impegnati a perseguire in priorità i fraudolenti, bancarottieri e altri “colletti bianchi” (che comunque è loro sacrosanto dovere colpire), per poter dedicare a voi il tempo e le risorse necessarie. E tutti quelli, che sono centinaia e di migliaia, che soffrono in carne propria il morso della criminalità ordinaria, organizzata e no, che si consolino! La Giustizia è occupata altrove. Non una parola, in questa visione molto particolare della Giustizia, sui veri problemi di quest’ultima in Italia: lentezza dei processi, incertezza della pena (è facile immaginare che per il Governatore pugliese i delinquenti debbano essere trattati come vittime della società e quindi reinseriti in essa appena possibile), errori gravi, se non dolo, abusi di potere e quant’altro: tutte  cose che non diminuiscono in nulla l’importanza chiave che la Giustizia e chi la opera hanno per la vita civile e per la salute democratica di un Paese, ma che richiedono con grande urgenza un correttivo serio, lontano dagli intenti punitivi dei berlusconiani, certo, ma non per questo meno approfondito, e del quale non vi è cenno in alcun programma della sinistra.

In una precedente occasione, l’uomo dell’orecchino aveva già esposto il succo del suo pensiero sui diritti civili: il matrimonio tra omosessuali è il perno e, senza di esso, l’Italia resterebbe in uno stato degno del’oscurantismo islamico (sic).

Se i vaniloqui di Vendola appartenessero solo alla porzione populista e impenitente – e tutto sommato minoritaria – della sinistra, poco male! Siamo in democrazia e chiunque ha diritto a pensare e dire gli spropositi che crede. Ma Vendola è candidato alle primarie di coalizione e non vi è dubbio che avrà non pochi suffragi  e, comunque, sarà parte dell’alleanza che si propone per governare il Paese nei prossimi cinque anni. E allora ripetiamo la domanda già posta in altre note, una domanda rivolta non solo all’on. Bersani, ma a Veltroni, a Franceschini, alla Bindi, a D’Alema, a Enrico Letta, a tutti quelli, e sono molti, che nel PD rappresentano l’ala moderata ed europea, alla quale era lecito pensare che si ascrivesse lo stesso Segretario del Partito: ma come potete credere, e farci credere, di poter seriamente governare assieme a Vendola? Come volete che diamo credito alla favola, tante volte ripetuta e sempre smentita nei fatti, di un asse progressisti-moderati capace di fare le cose necessarie perché il Paese esca dall’irresponsabilità, dalla leggerezza, del corporativismo, per ritrovare la strada del progresso economico e civile che, non dimentichiamolo mai, fu il frutto di almeno due decenni di guida centrista, al tempo dei De Gasperi, degli Einaudi, dei La Malfa, dei Martino, dei Malagodi, dei Vanoni e dei Pella. Come possiamo credere a un postcomunismo finalmente approdato alla socialdemocrazia di stampo europeo?

È chiaro che idee e programmi di Vendola sono agli antipodi di idee e programmi dei veri Liberali e il fatto che entreranno inevitabilmente a far parte dei piani di governo della coalizione col PD (se Renzi non riesce a far saltare il tavolo, ma ne dubito molto) deve insegnare, o meglio confermare, a ogni vero Liberale che le speranze, coltivate qua e là, di un lib-lab liberal-socialista sono, in realtà, soltanto illusioni.

Cosa concludere? Che un Governo del centro-sinistra non sarebbe adatto a guidare stabilmente un Paese che ha bisogno di serietà, rigore, meritocrazia a tutti i livelli (è significativo, e non certo di buon auspicio, che esprimendosi in un programma televisivo, l’on. Bersani abbia evaso la questione del merito, asserendo che preferiva parlare di “solidarietà”: il che, o si tratta di una formuletta vuota e di comodo o, se significa qualcosa, vuol dire esattamente il contrario di quello di cui ha bisogno un Paese che vive e opera in un contesto di economia globale e fortemente competitiva). Poiché altrettanto poco credibile ci sembra un centro-destra tuttora condizionato dal vecchio capocomico di Arcore, l’inevitabile conclusi onere sta la stessa: l’esigenza di un vasto, forte  raggruppamento di centro, capace di imporre dopo le elezioni (con – se possibile – o senza la guida di Monti) la solo politica che possa fare uscire il Paese dalla crisi in cui stagna da ormai più di un decennio e dall’emergenza morale di questi ultimi tempi, e possa alla fine riconciliare la gente con le istituzioni democratiche e repubblicane che sole garantiscono il livello di una società occidentale e avanzata, quale quella in cui aspiriamo a vivere e far vivere i nostri figli e nipoti.

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