Ci risiamo! Negli anni Settanta, quando in Cile governava Allende, una certa  sinistra pronosticava  “spaghetti in salsa cilena” (un misto piuttosto indigesto di populismo, statalismo, antiamericanismo, che negava tutti i valori che ci avevano permesso di risorgere dopo la tragedia della guerra). Ora che il Cile, dopo gli errori e le tragedie della demagogia e poi del suo contravveleno, una dittatura militare tra le peggiori e più repressive, è tornato ad essere (da tempo ormai) un Paese normale e saldamente governato al centro, e visto che nessuno può davvero ispirarsi alla impresentabile dittatura cubana, quella stessa impenitente sinistra sembra sognare “spaghetti in salsa venezuelana”: una salsa ancora più indigeribile perché Chavez non è Allende, che era un galantuomo autenticamente democratico ma un caudillo nella peggiore tradizione latinoamericana.

Valga il vero. Avevamo appena espresso serie perplessità sul programma enunciato dal Governatore pugliese, Vendola, sulla sua impronta populista e sulla sua scarsissima compatibilità coi propositi di serietà e di rigore ripetutamente e solennemente affermati dal Segretario del PD, in linea del resto con l’appoggio che quel partito continua a dare al Governo Monti, un Governo che, ricordiamolo, Vendola vorrebbe rottamare. Coll’indecoroso  giubilo manifestato  per la rielezione di Chavez, Vendola ha ora trasformato questa perplessità in aperto sconcerto, ha messo il sigillo finale sul suo pericoloso populismo e scavato un fossato invalicabile tra lui e noi, tra lui e qualsiasi persona minimamente attenta al bene del Paese. Essere dalla parte del caudillo “bolivariano” non è, infatti, un dato secondario e quasi episodico, ma implica l’adesione a un tipo di politica. Per questo,  l’appoggio a Chavez era stato finora  limitato all’instancabile Bertinotti (instancabile, intendo, nello sbagliarsi sempre come quando andava a prostrarsi ai piedi di Fidel Castro, ignorando allegramente le migliaia di detenuti politici nelle prigioni cubane) e  ai talebani del  Manifesto. Che esso sia fatto proprio da un politico suppostamente responsabile, che guida una delle grandi Regioni italiane e si candida a governare il Paese è, diciamolo alto e chiaro, di una estrema gravità. Chi conosce un po’ meno superficialmente di Vendola le vicende dell’America Latina, sa bene quale sia la storia personale e politica di Hugo Chavez, un militare golpista che ha più volte tentato di abbattere la democrazia e, quando è riuscito a farsi eleggere presidente, ha fatto tutto quello che poteva per restringerla e renderla una vuota apparenza, trasformandola in un regime plebiscitario, in un cesarismo appoggiato alle Forze Armate, di cui ha fatto una casta privilegiata. Lo sa Vendola che in Venezuela l’informazione è, al 90% controllata dal Governo?( La sola voce libera che sussiste, per grazia del caudillo, ma sempre più pericolante, appartiene al gruppo di Globovision; tutto il resto è stato azzerato o fatto proprio dal Governo). Non sono opinioni malevole di qualche oppositore filoimperialista. Lo ha denunciato più volte, e fortemente, l’Associazione Latinoamericana della Stampa, un organo rappresentativo di migliaia di liberi organi d’informazione di tutto il Continente. Si è mai preso la briga di girare per Caracas o per qualsiasi altra città del Venezuela, per inebriarsi dell’onnipresente faccione del leader maximo ossessivamente presente dappertutto, come ai tempi di Ceausescu o nelle peggiori dittature africane? Gli ha detto qualcuno che, dei duemila giudici che operavano in Venezuela nel 1999, ne sono sopravvissuti appena diciotto, e tutti gli altri sono stati sostituiti da servi del regime, il cui compito non è fare giustizia,quando di mezzo ci sia il Governo, ma difenderlo e difenderne gli integranti anche quando sono colpevoli di corruzione o peggio? Lo sa Vendola, e gli importa qualcosa, che per farsi rieleggere una terza volta, contro la Costituzione allora  vigente, Chavez ha promosso, nel migliore stile peronista, una riforma della Costituzione stessa e quando un primo referendum gli è stato contrario, ne ha impavidamente  promosso un secondo, in cui il massiccio uso del denaro pubblico, la pressione di nove decimi dell’informazione, e non pochi imbrogli e forzature, gli hanno alfine permesso di conquistare l’eternità nel potere? Forse questo sollecita i segreti istinti del Governatore pugliese, e in genere di una sinistra che non può ammettere che il suo potere, se riesce ad afferrarlo, non sia irreversibile. A noi, attaccati alle regole di quella “democrazia borghese” che al Manifesto ripugna, fa semplicemente orrore. Ma i corifei della nostra ineffabile sinistra sono pronti a giustificare tutto, da parte di qualsiasi caudillo o dittatorello  sia cubano o sandinista, o magari nordcoreano o iraniano, purché suppostamente “progressista” e antiamericano, riempiendosi la bocca coi pretesi risultati sociali del loro governi.

Certo, Chavez è giunto al potere nel 1999 sfruttando le grandi diseguaglianze provocate da decenni di governo di una destra insensibile e spoliatrice, e promettendo il riscatto delle masse più povere e più umili. Ma invece di promuovere un vero progresso, basato sulla crescita economica e dell’occupazione, redimendo le masse attraverso la dignità di un lavoro  ben remunerato, ha creato milioni di “assistiti”, interamente dipendenti dai sussidi e dalle regalie del Governo e quindi disposti a votarlo e rivotarlo ciecamente. Risultati? Lo sa o non lo sa Vendola che il Venezuela è il Paese d’America Latina col più alto tassi di inflazione, di disoccupazione, di corruzione e di delinquenza e con il peggior livello di educazione? Lo sa o non lo sa che i pretesi  grandi piani sociali e abitativi di Chavez hanno creato, alla periferia delle grandi città, miserabili baraccopoli  che da noi griderebbero vendetta? Anche qui, non sono opinioni malevoli di oppositori reazionari, ma le statistiche dell’ONU e del FMI.  E tutto questo in un Paese potenzialmente ricchissimo, che dal 1999 ad oggi ha visto il prezzo del suo petrolio aumentare più di dieci volte e per questo ha incassato negli ultimi dieci anni settecento miliardi di dollari? Dei quali consistenti rigoletti sono finiti nelle tasche dello stesso Chavez e dei suoi famigliari, collaboratori e amici, come ha documentato, non solo la perfida opposizione reazionaria, ma un giornalista argentino indipendente, Jorge Lanata, il quale, per aver esposto da Caracas l’arricchimento della famiglia Chavez (nessun giornalista venezuelano avrebbe osato farlo) si è visto fermare dai Servizi segreti all’aeroporto di Caracas e accusato di spionaggio, e gli  è stato confiscato, o cancellato da computer e cellulari, tutto il materiale raccolto? È questo il modello che piace a Vendola? E, aggiungiamo sommessamente, lui che promuove il matrimonio tra omosessuali e accusa l’Italia, che ancora non ce l’ha, di oscurantismo islamico, si è per caso informato di come è la situazione degli omosessuali a Cuba, in Venezuela e dovunque siano al potere i dittatorelli che gli sono tanto cari? E infine, lo sa o non la sa Vendola che l’oppositore di Chavez, Capriles, si definisce ed è, per la sua storia personale e politica, un socialdemocratico, tanto e più progressista del caudillo bolivariano, e per questo ha incarnato, per lo spazio di una campagna, le speranze e i sogni di chi sperava in un Venezuela finalmente diverso, in un Venezuela migliore avviato verso la vera prosperità e non l’assistenzialismo finanziato dalla rendita petrolifera?

E parliamo della politica estera di Chavez, che non è certo un aspetto secondario della sua follia demagogica: una politica che ha come asse portante l’ostilità aperta all’Occidente (non solo agli Stati Uniti, ma anche all’Europa e quindi anche a noi: del resto, non è che abbia risparmiato all’ENI e all’Italia vari calci); una politica che finanzia generosamente la c.d. ”rivoluzione bolivariana” nel gruppetto di regimi latinoamericano che vi aderiscono e che sussistono in buona parte solo grazie ai soldi che gli manda, come se fossero soldi suoi, sottraendoli al suo popolo. E per questo ha speso, secondo quanto ha documentato Capriles, sessanta  miliardi di dollari in dieci anni: sessanta  miliardi! Mentre, come ha rilevato il candidato oppositore – ed è impossibile smentire (ancora una volta, ci sono le statistiche imparziali) – moltissimi villaggi e scuole non hanno ancora acqua e luce e negli ospedali manca persino la garza. L’ossessione antioccidentale ha portato, è noto, il caudillo venezuelano a erigersi in amico e alleato strategico dell’Iran terrorista e pronucleare di Ahmadinejad, il cui dichiarato obiettivo è cancellare Israele dalla faccia della terra e imporre il proprio dominio sul Medio Oriente.

Vendola ha avuto l’aria di giustificare queste pessime frequentazioni chaviste ascrivendole ad una specie di simpatica, e comunque innocua, “tentazione luciferina”: un difettuccio, tutto sommato, in un personaggio per il resto perfetto. Ma non è così: con l’appoggio all’Iran, Chavez mostra la vera faccia, il volto oscuro, del suo regime e dei suoi piani a lungo termine. Proviamo a fare un semplice sillogismo: l’Iran vuole la distruzione di Israele e si prepara a dotarsi per questo dell’arma nucleare; Chavez lo appoggia apertamente e quindi implicitamente appoggia la distruzione di Israele e un Iran potenza nucleare. E Vendola, che approva ed esalta  Chavez, cosa vuole?

Mi rendo perfettamente conto che rivolgere queste domande all’ineffabile Governatore pugliese sia inutile. Troverà la maniera di uscirsene con qualche disinvolta capriola “letteraria”. Perciò la vera domanda va rivolta al Segretario del PD, che di Vendola cerca l’alleanza. On. Bersani, ma come fa a digerire i programmi  e le posizioni del suo, in prospettiva, principale alleato? Che cosa ha in comune il suo populismo chavista coi programmi di una sinistra seria e riformista? In politica estera, lei e gran parte della classe dirigente post-comunista vi siete convertiti da tempo ai valori occidentali e, specificamente, all’europeismo e all’atlantismo, e ne avete dato ripetute prove appoggiando le missioni della NATO in Bosnia, nel Kossovo (quest’ultima voluta dal Governo D’Alema), in Afghanistan e, di recente,  in Libia, contribuendo così in modo non indifferente a costruire credibilità e peso internazionali per il nostro Paese. Rispettosamente, ma con decisione, Le chiedo: ma come può conciliarsi questa linea con lo chavismo di Vendola?  Non crede Lei, per il momento tutto proteso a vincere le primarie e poi le elezioni, che il giorno in cui si riproponessero per l’Italia scelte internazionali altrettanto nette e definite, si ripeterebbe con Vendola l’indegno spettacolo dato ai tempi del Governo Prodi da Rifondazione Comunista? Con che faccia ci presenteremmo ai partner europei e atlantici con un Governo in cui ci fossero gli amici di Chavez e, indirettamente, di Ahmadinejad?

Oggi di nuovo, come è spesso accaduto negli ultimi decenni, la sinistra italiana è ad un bivio, tra riformismo di tipo socialdemocratico e demagogia populista, tra Toni Blair (e magari Lula) e Chavez. Non le faccio il torto di pensare che Lei sia dalla parte di Chavez ma, di fatto, attaccando Renzi e corteggiando Vendola, Lei arriva allo stesso risultato. Con due conseguenze gravi, per la sinistra e per il Paese. Che ogni speranza di incontro tra moderati e progressisti, e quindi di un intelligente riformismo così necessario per l’Italia, ne esce vanificata, sacrificata sull’altare della ricerca di un consenso elettorale sempre più  sfuggente; e che una parte non indifferente di elettori che non si riconoscono nel populismo vendoliano, si vedono spinti nelle braccia di quella destra che, se Berlusconi avrà davvero il buon senso e l’abilità di farsi credibilmente da parte, può tornare a suggestionare chi cerca a tentoni una strada, la migliore o la meno peggio, per assicurare al Paese, ai nostri figli e nipoti, un avvenire non segnato dalla demagogia, dall’irresponsabilità  e dall’autoritarismo.

Sono domande scomode, ma un vero leader politico non dovrebbe sottrarvisi, perché un vero leader ha il dovere di dire chiaramente dove intende portare il Paese, che futuro ha in mente per lui, e di forgiare poi le necessarie alleanza tra chi, almeno per l’essenziale, condivide la sua visione. Senza dimenticare l’antico e saggissimo detto: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

© Rivoluzione Liberale

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3 COMMENTI

  1. La democrazia del consenso vuole che ci si allei con i meno indigesti pur di fare maggioranza. Che Vendola sia deboluccio con la storia personale di Chavez o, più in generale, con i disastri creati dal comunismo nel mondo, è noto. Pur di essere forza di governo, il PD imbarca Vendola da un lato, Di Pietro dall’altro e forse anche l’UdC. Il problema sarà poi governare (quali tagli fare, dove e come agire, come rilanciare l’economia e ridurre la disoccupazione, se con riduzione delle tasse o con il dirigismo statalista e lo stato imprenditore, ecc), ma sono dettagli…

  2. Ha ragione, caro Garozzo, ha ragione! Pur di vincere si mettono assieme alleanze improbabili che poi, alla prova del governo, inevitabilmente saltano. Non sono oscure fantasie: due volte Prodi (una brava persona, ma terribilmente velleitaria) é stato fatto saltare, la prima volta da Bertinotti, la seconda da Dini e Mastella, che reagivano alle follie populiste e antioccidentali di Diliberto e compagni. E dovremmo passare per una terza esperienza? E, ripeto, il “chiavismo” di Vendola non é un aspetto secondario e poco rilevante della sua linea politiica, ma é rivelatore del suo pensiero. La piena adesione a valori e amicizie occidentali, o il suo contrario, un velleitario terzomondismo che simpatizza coi peggiori e piú arretrati regimi, non é solo un discvrimine di politica estera, ma di politica interna: quarant’anni di Guerra Ferdda ce lo hanno insegnato, e non é certo a caso se gli ex-comunisti, fieri antiatlantisti poi ravveduti, hanno potuto accedere alle responsabilitá di governo solo dopo una piena e sincera conversione. Non penso che Vendola si spinga sino a volere la distruzione di Israele o l’uscita dalla NATO (come Bertinotti e i suoi pari) o dall’UE, ma una presa di distanze dall’Alleanza e un revisionismo europeo certamente si. Non credo che voglia impadronirsi dei mezzi d’informazione e imporre la sua immagine in tutte le cittá d’Italia, ma dare l’avvio a un confuso populismo fatto di finutili lavori pubblici e di assistenzialismo, certamente si: coll’aggravante, rispetto al caudillo venezuelano, che non abbiamo i soldi del petyrolio per finanziare tutto questo.
    Ora, conosco e stimo abbastanza Bersani e altri dirigenti del PD per sapere che non é quello che vogliono loro. Ma come mettere insieme filosofie politiche tanto diverse?

  3. Una chiosa ancora, scusandomi di non averla inclusa nel primo commento: puó darsi che il demagogo-poliziotto Di Pietro si faccia imbarcare nell’indigesta alleanza (per quanto credo che ha tanto poco in comune con Vendola quanto ne abbiamo noi). Ma quanto all’UDC, credo – e spero – proprio che Casini non sará tanto stupido e suicida da unirvisi. QUindi sapremo, almeno, che l’alleanza di sinistra é sola e pura sinistra, senza nessun alibi “moderato”.

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