Ci sono persone che con la loro vita mitopoietica catturano alla perfezione lo zeitgeist e con la loro morte segnano la fine non solo della propria esistenza privata ma anche dell’epoca che hanno contribuito a mitizzare. Se questo è vero, può allora tranquillamente affermarsi che lo scorso 7 maggio, suicidandosi nella sua villa svizzera alla soglia degli ottanta anni e dell’alzheimer, il playboy e miliardario tedesco Gunther Sachs ha chiuso il sipario sulla dolce vita europea degli anni sessanta e settanta.

Figlio di due ricchissimi industriali che hanno fatto affari col nazismo, Sachs ha vissuto la sua eterna giovinezza sullo scenario del jet-set più lussuoso, dividendosi tra St Moritz e St Tropez, Londra e Parigi, Amburgo e Palm Springs, facendosi beffe del bigottismo mitteleuropeo con la sue pose da bohemien sempre abbronzato, con i capelli lunghi e la camicia sbottonata, circondato da donne bellissime (nel 1966 sposò l’icona Brigitte Bardot dopo averla conquistata facendo planare dall’elicottero mille rose rosse sul suo giardino, e più avanti ebbe una storia anche con la Regina Soraya, l’avvenente consorte dello Shah iraniano) e bottiglie di champagne. Puro super-uomo, non si accontentò della frivolezza dei baci e dei flash, degli yacht e delle paillettes, ma dedicò le sue inesauribili energie all’arte (fu fotografo e regista), al mecenatismo (fu lui a portare Andy Warhol in Germania), allo sport (fu campione di bob e elegante sciatore, e non si negò una traversata delle Alpi in mongolfiera), all’impresa (con i negozi d’abbigliamento maschile Micmac), fino ad invaghirsi, già adulto, dei misteri dell’astrologia.

Per capire il personaggio Gunther Sachs bisogna contestualizzarlo nello spettacolo dove ha recitato. Sono gli anni in cui in Costa Azzurra ogni estate si combatte una vera e propria rivoluzione sentimentale: da una parte gli italiani, gli “charmanti”, giovani di belle speranze e fascino selvaggio ma con le tasche spesso bucate, che mettono sul piatto la loro unica dote, la gioventù più sfacciata, quella dei marchettari, che si fanno mantenere dalle signore annoiate, ballando il flamenco a piedi nudi sui tavoli alla Madrague, e che hanno in Gigi Rizzi l’interprete più famoso; dall’altra i rampolli dell’aristocrazia europea, i playboy della moneta, personaggi appariscenti che lanciano rose dagli elicotteri o entrano in porto con gli Aquarama sparando candelotti fumogeni, ma anche culturalmente più sofisticati, che vedono in Gunther Sachs l’immagine di riferimento. La lotta è senza quartiere e il fulcro del contendere è il ruolo della donna, in entrambi casi preda ma in attesa di un cambiamento epocale, che arriverà presto con il sessantotto e il vento del femminismo.

In un’intervista rilasciata qualche mese prima di morire, Sachs confessò di avere un unico rimpianto: “Non mi sembra siano rimasti molti playboy in giro”. Ora che l’ultimo custode di quel genius loci se ne è andato, e che le spiagge sono invase da tronisti e calciatori, non è davvero rimasto più nessuno.

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2 COMMENTI

  1. Anche in questo caso ritengo che l’articolo, pur essendo accattivante, sia colmo di espressioni e termini troppo difficili per essere compresi da tutti. Nel calcio, quando un fuoriclasse passa troppo poco ai compagni di squadra, si dice che “si è innamorato del pallone”. Allo stesso modo mi pare che alcuni vostri redattori, scrivano più per se stessi e per compiacere il direttore, che per essere compresi davvero da tutti i lettori.

    Lo dico con simpatia per un giornale che leggo comunque volentieri e che mi piacerebbe veder migliorare.

  2. Mi è capitato in Costa Azzurra di incontrare a volte il personaggio in questione , devo dire che il quadro fatto da Federico è molto fedele sia nei riguardi di Sachs che dell’atmosfera in cui si muoveva .
    Personalmente condivido molto l’ultimo capoverso tratto da una intervista a lui, e posso aggiungere che se in Italia abbiamo questo sottobosco di mezze figure oggi , dovete ringraziare la TV commercilale che per rincorrere il dio profitto a tutti i costi, ha dequalificato gli ambienti creando una pseudo e falsata mondanità.

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