Che l’Italia necessiti drammaticamente di un ricambio della classe politica è ormai cosa evidente a tutti e una risposta semplicistica a questa esigenza è quella di reclamare un ricambio anagrafico, un generico “largo ai giovani” che però, a mio avviso qualche problema lo può nascondere. In fondo, il Fiorito della regione Lazio non era un vecchio politico, ma un quarantenne rampante.

C’è però un altro ricambio possibile della classe politica ed è quello tra un mondo prevalentemente maschile ad uno più equilibrato tra i sessi e più fedele rappresentante dell’elettorato, che è in prevalenza femminile. Personalmente non credo molto nelle cosiddette “quote rosa” imposte per legge, da Liberale invece credo nel cambiamento di cultura necessario ad aprire maggiormente alle donne le porte della politica. L’imposizione per legge infatti può contrastare con un principio liberale che considero fondamentale, ovvero la meritocrazia, mentre il cambiamento di cultura – prima ancora che nei partiti, nell’elettorato – dovrebbe favorire le forze politiche che si impegnano ad essere più aperte e rappresentative anche dell’universo femminile ed invece penalizzare chi in modo retrogrado ancora considera il mondo politico un ambiente chiuso e riservato agli uomini.

Oggi, i partiti devono riformarsi profondamente se non vogliono essere spazzati via da una montante ondata di sentimento anti-politico che, benché probabilmente ancora non approdi a soluzioni costruttive, ha però più di un motivo d’essere. L’esigenza di rinnovamento è certamente anche quella di una maggiore apertura ad accettare l’apporto femminile a tutti i livelli, un apporto che potrebbe senz’altro arricchire ed alzare di livello la qualità del prodotto politico offerto da tutte le forze politiche, senza distinzioni di schieramento. Raramente inoltre appare come le donne siano motori di scandali e corruzione, magari spesso ne sono strumento ed oggetto, ma poche volte soggetto.

Oggi però la donna ha ancora molti ostacoli ad intraprendere un’avventura politica, a qualunque livello, e le difficoltà non sono solo culturali. La struttura della nostra società, dove la donna si sobbarca l’oscuro, ma fondamentale onere di curare la casa e crescere la famiglia è un fardello che spesso impedisce o frena la donna dall’intraprendere la vita pubblica.

Non per questo voglio sostenere che la donna è sempre meglio dell’uomo, nemmeno in politica, ma deve avere la possibilità alla pari di proporsi e di poter giocare le sue carte, supportata da una opinione pubblica che dovrebbe sempre più premiare chi queste “pari opportunità” le garantisce.

In molti Paesi del Nord Europa questi equilibri sono da tempo consolidati ed acquisiti, culturalmente e nella pratica, spesso senza che sia stato necessario imporli per legge. In Italia il percorso è ancora lungo, ma è un compito senz’altro liberale lavorare perché anche nel nostro Paese si vada verso una situazione di più elevata modernità e di maggiore giustizia.

© Rivoluzione Liberale

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