[Nell’ultimo giorno della campagna di raccolta delle firme per gli otto referendum per Roma su una serie di punti per lo sviluppo culturale e funzionale della città, promossi da “RomaSìMuove” e a cui hanno aderito sin dall’inizio anche esponenti del Partito Liberale Italiano di Roma e Provincia – la Presidente Renata Jannuzzi e il Segretario Vincenzo Elifani – e Paolo Bianchi per la Gioventù Liberale Italiana, ospitiamo questo intervento di Umberto Croppi, promotore dell’iniziativa insieme a Mario Staderini e Angelo Bonelli. N.d.R.] 

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L’hanno chiamata antipolitica. Forse per esorcizzarla, forse perché non hanno capito cosa stia realmente succedendo nel Paese, forse per paura e autodifesa. Quella che sta attraversando l’elettorato italiano è invece una scossa, ancora dai contorni imprecisi, contro chi ha usurpato la politica ed è andato sempre più configurandosi come una casta. Di più è la richiesta di ritorno alla politica, intesa come luogo delle scelte e della partecipazione, dell’assunzione di responsabilità.

Certo non si può sperare che il compimento di questo processo avvenga per autoriforma delle classi dirigenti: basta vedere come il parlamento si sta avvitando su sé stesso per cercare un sistema elettorale che dia l’illusione di un cambiamento ma tuteli le nomenclature ancor più di quanto non avvenga oggi. E allora bisogna rimboccarsi le maniche e utilizzare gli strumenti che ci sono per cominciare a determinare atti concreti che modifichino i rapporti tra i cittadini e il governo della vita collettiva.

Noi siamo partiti da qui. Il Comune di Roma prevede nel proprio statuto l’istituto del referendum, ma nessuno l’ha mai utilizzato prima. Il referendum cittadino, a differenza di quello nazionale non è abrogativo ma propositivo: si sceglie un tema che sia prerogativa dell’ente locale, si propone un indirizzo, una soluzione e si chiede agli elettori di approvarlo o respingerlo.

È uno strumento vero, non una petizione di principio, un gesto solo vagamente politico. Se si vota e si raggiunge il quorum c’è, intanto, l’attestazione che la maggioranza dei cittadini vogliono una certa cosa, senza mediazioni e rinvii; poi c’è l’obbligo di inserirla nell’ordine del giorno del consiglio comunale. L’ultima parola è all’assemblea ma questa sarà obbligata a discuterne e dovrà esprimersi sapendo chiaramente qual è la volontà espressa solennemente da chi l’ha eletta.

Potranno dunque verificarsi due casi diversi. Il nuovo sindaco sarà d’accordo con tutti o alcuni dei referendum, allora avrà a disposizione uno strumento che gli consentirà, senza esitazioni, di dare corso alla volontà popolare; oppure il risultato risulterà difforme rispetto al suo punto di vista, in questo caso sarà costretto a confrontarsi col diverso orientamento della città e saprà che anche tra i suoi elettori ci sono persone che la pensano in maniera diversa, potrà cambiare il suo orientamento, potrà tenere il punto ma non potrà sfuggire al problema e assumersi le proprie responsabilità.

Ma noi, in aggiunta, vogliamo fare in modo che il voto referendario avvenga insieme a quello amministrativo, così i candidati sindaco dovranno dire prima se sono d’accordo o meno con i quesiti proposti e gli elettori avranno un’occasione concreta per orientare il proprio voto, al di là dei generici impegni elettorali.

Per raggiungere questo obiettivo mancano però due soli giorni. Lo statuto prevede che si raccolgano 50.000 firme autenticate entro tre mesi: il 15 ottobre dovranno quindi essere depositate, corredate dai certificati elettorali.

Noi abbiamo dato l’avvio a questo meccanismo, senza finanziamenti e sulle nostre sole forze; strada facendo abbiamo raccolto l’adesione di centinaia di volontari, di personalità della cultura, dello spettacolo, della politica e dell’associazionismo. Ma non basta. C’è ancora bisogno di uno sforzo massiccio, è uno sforzo che chiediamo a tutti, perché in questa iniziativa non ci sono premi, non ci sono eletti, non ci sono rimborsi, è un movimento di cittadini per la città, è la prima occasione per dimostrare che esiste una politica oltre i politici e una possibilità di incidere sulle scelte.

Tutte le informazioni sui tavoli di raccolta sono sul sito di “RomaSìMuove”.

© Rivoluzione Liberale

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