Hanno ripreso a darsele di santa ragione, i due titani della cantieristica italiana: Pietro Salini e Beniamino Gavio, i grandi capi degli omonimi gruppi industriali e tra gli uomini più potenti delle Grandi opere a Piazz’Affari.

Da più di tre mesi, infatti, i big player delle infrastrutture sono ai ferri cortissimi per il controllo di Impregilo, il General contractor italiano – nato dalle secche di Impresit, Girola e Lodigiani – tra le aziende strategiche del Paese e campione italiano delle costruzioni, con un portafoglio di 25,1 miliardi di euro e una performance 2011 del +65,67% sull’anno precedente.

I fatti degli ultimi mesi parlano di un’assemblea dei soci, quella del 17 luglio, in cui il gruppo romano dei Salini, azionista di minoranza (29,3%), dopo una bella operazione di raccolta deleghe sull’azionariato diffuso di Impregilo – col supporto di Goldman Sachs – riesce a strappare il controllo dell’azienda dalle mani di Palenzona & Co, espressione di un Cda a guida Gavio, “ras” delle autostrade del Nord e fino ad allora azionista forte del contractor italiano (29,9%).

Da allora, però, bocciato il big Palenzona e defenestrato il vecchio Consiglio, Pietro Salini altro non ha fatto che scalare i piani di Impregilo, avviando le dismissioni del gruppo in Brasile (è di oggi il Cda per  l’offerta della brasiliana Primav sul 19% di Ecorodovias, per 770 milioni di euro, di cui il general contractor detiene il 29,4%) e si è spinto in quell’idea primordiale che lo aveva convinto a giocarsi il tutto per tutto: fondere Salini Spa ed Impregilo in un unico grande gruppo, potentissimo e dai confini internazionali. Peccato, però, che tutto questo non piaccia ai Gavio e di conseguenza nemmeno ai piani alti di Unicredit, Mediobanca e dell’universo Benetton.

Una strategia aziendale lucida e unidirezionale, quella di Salini, a cui il “ buon Beniamino” – pur sempre secondo azionista di Impregilo – ha ben pensato di rispondere a suon di richiami e carte bollate.

Scoperto il tallone d’Achille dell’Ing. Pietro, dunque, i Gavio hanno schierato i plotoni d’avvocati e hanno sferrato il nuovo attacco: Pietro Salini risulta infatti indagato nell’ambito di un’inchiesta aperta su operazioni deliberate in conflitto di interesse. Oltre all’amministratore delegato di Impregilo sono indagati anche Massimo Ferrariconsigliere di amministrazione di Impregilo in quota Salini e Claudio Lautizzi, direttore generale estero della società. L’inchiesta è stata aperta in seguito a un esposto presentato da Bruno Binasco, amministratore delegato di Igli, la società del gruppo Gavio anch’essa azionista forte di Impregilo, che in sede civile aveva già contestato ai Salini le modalità con le quali il costruttore a luglio aveva avuto la meglio nella corsa al controllo della multinazionale italiana. Nel dettaglio il fascicolo è stato aperto per l’omessa comunicazione del conflitto d’interessi. Il riferimento è a una gara d’appalto per alcuni lotti autostradali in Romania alla quale Salini sta partecipando sia con il gruppo che porta il suo nome sia con Impregilo. Secondo Binasco, in origine Impregilo avrebbe studiato di partecipare alla gara per tutti i quattro tronconi in costruzione, mentre con l’avvento dei Salini il cambio della strategia è stato repentino: Impregilo parteciperà a due soli lotti, con poche possibilità di vittoria, mentre Salini parteciperà da sola ad un terzo lotto, con buone possibilità di riuscita. A tal proposito il gruppo Gavio insiste sulla questione che vede Salini amministratore delegato di entrambi i gruppi e parla di “infondatezza” del progetto del costruttore romano su Impregilo con cui Salini ha stretto di recente un “accordo strategico”.

Il conflitto di interessi volge proprio sulla capacità di Salini di distogliere l’attenzione di Impregilo da una vittoria che si preannunciava come fattibile, con buoni ritorni per l’azionariato di Impregilo. Il tutto a favore della corsa di Salini, che a questo punto potrebbe subentrare nell’autostrada romena come player italiano di grande peso.

La risposta di Salini, a tutto questo, è stata chiara: “per la costruzione dell’autostrada in Romania, Impregilo aveva già precisato la selezione di due lotti dei quattro disponibili, in quanto la società disponeva dei requisiti richiesti dal bando di gara esclusivamente per partecipare a due lotti i restanti lotti erano contigui fra loro e quindi offrivano opportunità di scala, miglior redditività e più alta probabilità di aggiudicazione”.

Una guerra di nervi e di carte, tra Gavio e Salini, destinata a continuare, fino almeno alla prossima assemblea dei soci. Le procedure sono in corso e noi ne torneremo a scrivere.

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