Israele – Le politiche dei tagli continuano a mettere in crisi i governi di gran parte del mondo, ultima ‘vittima’ il governo del premier israeliano Netanyahu, in carica dal 2009. Dopo aver verificato l’impossibilità di raggiungere un accordo politico sulla finanziaria del 2013, il leader del Likud ( il partito nazionalista israeliano) ha deciso di prendere atto della situazione e sciogliere la Knesset, il Parlamento israeliano.

La decisione presa dal premier dimostra tutta la sicurezza nella sua futura rielezione; i sondaggi sembrano dargli ragione, l’opinione pubblica lo reputa ancora un leader adatto a guidare il Paese, in assenza di un’alternativa concreta (un 45% si è dichiarato soddisfatto dell’operato del governo, secondo il quotidiano israeliano Heraatz). Le principali preoccupazioni che fanno da sfondo alla campagna elettorale non sono però solo di carattere economico-finanziario: sarà la questione iraniana una delle sfide più accese per il nuovo Parlamento israeliano. Il progresso del programma nucleare iraniano sta destando non poche preoccupazioni nel Paese, non ultimo quello della necessità di difendersi. L’ultimo incontro Onu si è svolto con un botta e risposta aspro fra i due leader, Ahmadinejad e Netanyahu: da una parte il presidente iraniano cercava di tranquillizzare le Nazioni Unite sulla strada del nucleare intrapresa dal proprio paese, dall’altro il premier israeliano sottolineava il pericolo concreto che l’Iran arrivi a dotarsi della bomba atomica entro il 2014. La centralità di questo tema nella politica israeliana è testimoniato dalla presenza, nel sito di uno dei maggiori quotidiani israeliani, della sezione intitolata ‘Iranian threat’ (la minaccia iraniana) dedicata a  monitorare gli sviluppi riguardo la costruzione della bomba atomica.

In questo clima di incertezza e di precarietà, inizia la campagna elettorale; la rosa dei candidati politici dimostra la mancanza di un leader carismatico che possa sostituire Netanyahu: tra i potenziali eletti, Ehud Olmert, già ministro del governo di Ariel Sharon e membro del partito Kadima (opposizione) e Tzipi Livni leader attuale di Kadima nonché unica candidata donna al premierato. I partiti maggiori, Likud e Kadima, sono presenti quasi equamente in Parlamento e hanno più volte tentato di raggiungere un accordo sul processo di pace israelo-palestinese, questione che ha sempre rappresentato una divisione insanabile fra i due. Riusciranno a trovare un accordo sulla pace, solo di fronte alla possibilità di una guerra contro l’Iran?

© Rivoluzione Liberale

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