Quando ventisei anni fa mi iscrissi per la prima volta al Partito Liberale Italiano, avevo ben chiaro il perché, in sintesi, già fin da allora ero conscio che fosse il partito politico che rispecchiava quegli ideali che si ispiravano al rispetto dell’individualità di ogni persona ed alla tutela della dignità dei cittadini attraverso  una società civile caratterizzata da un’Etica legislativa e comportamentale in ogni settore, dove anche lo Stato potesse essere circoscritto ad un ruolo di garante e non di invadente produttore di procedure burocratiche tali da inceppare lo sviluppo economico e culturale di un Paese.

La società civile italiana oggi manca proprio di questo fondamento di base, ha perduto un certo senso della morale e dell’etica, certamente tutte le innovazioni portano vantaggi sempre e comunque: ad esempio la liberalizzazione delle televisioni cosiddette commerciali, ha dato visibilità a molte aziende che hanno incrementato i loro fatturati attraverso la pubblicità televisiva, ma allo stesso tempo hanno sdoganato programmi e palinsesti televisivi che, pur di rispettare il canone del profitto, hanno messo in circolazione una bassa qualità culturale e morale, dando ai giovani falsi riferimenti di interpretazione del “successo” e del realizzarsi.

L’ingerenza dello Stato, attraverso anche gli abusi di potere esercitati fin dal 1992 da una certa Magistratura protetta e assistita da frange politiche desiderose di governare, hanno contribuito a trascurare qualsiasi comportamento etico a tutela dello Stato di diritto; ciò si è replicato ed espanso anche con procedure vessatorie verso il cittadino, applicate sia in ambito tributario e fiscale che in ambito economico. E questo ha portato sempre di più ad un inasprimento della capacità di crescita e di sviluppo che sarebbe stato utile attuare con graduali manovre di liberalizzazione.

Insomma, ritengo che ad oggi siano stati traditi da chi ne aveva facoltà, tutti i canoni fondamentali di uno Stato Liberale: ecco perché riprendere la via di una politica economica liberale autentica è più che mai ora necessario insieme ad un concreto programma di sburocratizzazione statale, con riforme liberali sia a livello costituzionale ed elettorale, che a livello culturale, rivalorizzando in chiave moderna e al passo con il processo di globalizzazione in atto, quanto faccia parte del nostro bagaglio di valori, ideali e programmi.

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1 COMMENTO

  1. Riguardo il condizionamento in negativo ai danni dei giovani da parte delle tv commerciali, basta fare un paragone con gli omologhi della fine degli anni Sessanta e degli anni Settanta del secolo scorso. Ragazzi che non compensavano la mancanza di autostima affidandosi all’acquisto di scarpe e occhiali di marca, ma che partecipavano con coscienza e preparazione culturale alla vita politica e sociale del Paese (nonostante molti danni il Sessantotto li avesse causati). Va chiarito, soprattutto, che non esistevano solo le brigate rosse o i terroristi neri, degenerazioni fallimentari che hanno determinato solo un’infinità di morti innocenti. Valga, insieme ad altri, l’esempio siciliano di Peppino Impastato.

    Sulla necessità di snellire e liberalizzare l’economia e l’imprenditorialità di questo Paese, sono in piena sintonia con questo puntuale intervento.

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