Poche sono le cose oggi di cui possiamo essere certi, ma una di queste è certamente il fatto che ci troviamo in un momento di grandi cambiamenti, e non solo per ciò che riguarda gli assetti politici del nostro Paese. La crisi economia e quella politica si sono avvitate una sull’altra, creando una sorta di “tempesta perfetta” che sta travolgendo assetti e situazioni che solo fino a qualche mese fa sembravano consolidate, addirittura inamovibili.

Tutti siamo consapevoli ormai che molto dovrà inevitabilmente cambiare, a cominciare dall’assetto politico, ma anche economico e sociale, forse anche le stesse scale di valori a cui s’è fatto riferimento negli ultimi decenni sono destinate ad essere stravolte.

I cambiamenti radicali, soprattutto in situazioni deteriorate come quella politica, economica e sociale dell’Italia di oggi, sono necessari e usualmente anche salutari, ma dietro ad ogni trasformazione repentina della società, accelerata da un collasso del sistema precedente, si celano rischi da non sottovalutare.

Dovrebbe essere superfluo ricordare come Nazismo e Fascismo siano stati in passato frutto di crisi economiche, politiche e sociali che spazzarono l’Europa nei decenni che seguirono la fine della Prima Guerra Mondiale. E’ soprattutto la situazione dell’allora Germania di Weimar che ricorda la situazione di oggi del nostro Paese e di alcuni altri in grave crisi come Grecia e Spagna.

Anche nella Germania di allora c’era un colossale debito pubblico, a seguito dei risarcimenti che le potenze vincitrici avevano imposto dopo al guerra, c’era una crisi economico-finanziaria che falcidiava i redditi e produceva disoccupazione e povertà. C’era poi la debolezza di un sistema politico antiquato ed incapace di rinnovarsi.

L’unica macroscopica differenza forse sta nel fatto che nemmeno in una Germania così in crisi come quella degli anni ’20 c’era nemmeno l’ombra della corruzione pubblica che purtroppo oggi attraversa come un triste comune denominatore il nostro paese da Sud a Nord.

Anche allora la popolazione era fortemente frustrata, era stufa dei propri governanti e chiedeva a gran voce che qualcuno arrivasse a mettere ordine ed a ridare prestigio al Paese. L’uomo forte, tanto invocato e auspicato, alla fine arrivò nelle sembianze di Adolf Hitler, con tutto ciò che ne seguì. Fu il classico caso della medicina assai peggiore del male.

Questo per ricordare che le situazioni di crisi e di scompiglio economico, sociale e politico possono produrre mostri che in principio non sembrano affatto tali, anzi sembrano la soluzione del problema.

In questi casi è necessario che ci sia chi tiene i nervi a posto, qualcuno che anziché al proprio stomaco continui a dare ascolto al proprio cervello, cercando di tenere aperti gli occhi anche agli altri. I Liberali sono sempre stati anticonformisti e spesso, benché in esigua minoranza rispetto alle masse rumorose, hanno saputo discernere il cambiamento sano ed utile separandolo dalla protesta incontrollata fine a sé stessa, o peggio ancora produttrice di peggiori catastrofi.

Occorre qualcuno che sappia sfruttare l’occasione di questi cambiamenti per rinnovare, rivoluzionare i vecchi apparati, le vecchie liturgie e i vecchi vizi trasformandoli in nuove virtù. Qualcuno che sappia ottenere dalla caduta dell’impero un nuovo risorgimento.

Forse anche oggi a questa minoranza spetta questo compito importante, quello di dare luce alla tenebra, di indicare la via verso porti sicuri, d’essere faro nella tempesta, e a questo compito non si può mancare per divisioni inutili, per beghe di bottega o personalismi o per egoismo o presunzione, è un compito troppo importante e che probabilmente nessun altro può assolvere.

© Rivoluzione Liberale

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