Nell’intricata fase attuale di approvazione di nuove norme in campo giudiziario notiamo l’iniziativa del Pdl sul decreto riguardante la diffamazione a mezzo stampa. Nella presentazione di tale norma infatti spunta al Senato un emendamento subito ribattezzato “anti Gabanelli”, la conduttrice-autrice di Report, noto programma di inchieste di Rai3.

Si tratta di un emendamento presentato dal Pdl sulla responsabilità civile che toglie di fatto qualsiasi protezione ai giornalisti su questo genere di reati, siano essi dipendenti o freelance, e dichiara nulle, ai sensi del codice civile, tutte le clausole che sollevano da conseguenze patrimoniali gli autori di eventuali reati a mezzo stampa lasciando che sia l’editore o il proprietario della pubblicazione ad assumersi, per contratto, l’onere del danno per la responsabilità civile.

Il testo, depositato del senatore del Pdl Antonio Caruso, è stato fatto proprio dall’ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, anche lui Pdl. Insomma, il Pdl rialza la testa dai sui guai e individua un nemico da abbattere, il giornalismo d’inchiesta.

L’emendamento proposto possiede evidentemente connotati illiberali che vanno nella direzione di bloccare le inchieste giornalistiche, specie a danno dei politici, e più in generale dei ricchi e dei potenti, che possono ricorrere a querele milionarie contro i giornalisti che, nella quasi totalità, difficilmente possono opporsi alla pari dal punto di vista economico.

Un fucile puntato contro i giornalisti, ma soprattutto quelle inchieste giornalistiche che spesso, considerata la lentezza della nostra macchina giudiziaria, sono l’unico mezzo per scoperchiare pentoloni maleodoranti di malaffare e di cattiva amministrazione.

Fa specie poi che a presentare tali emendamenti chiaramente punitivi nei confronti della categoria dei giornalisti siano gli stessi che si stracciano le vesti per la condanna a pena detentiva del direttore del Il Giornale, Alessandro Sallusti, per aver pubblicato, da direttore responsabile, un articolo risultato falso e diffamatorio ai danni di un magistrato.

Ci auguriamo che in Italia i giornalisti non vadano in galera per ciò che scrivono, non debbano essere messi sul lastrico per querele milionarie e possano essere garantiti dai loro direttori responsabili e dai loro editori nello svolgimento della professione, che spesso è difficile e malpagata, specie se si espongono con inchieste ed approfondimenti che sono la vera essenza del giornalismo anziché fare i distributori di veline per il politico o il magnate di turno.

Ci auguriamo anche che i tempi della giustizia in Italia rientrino in parametri da Paese civile e consentano a chi è diffamato di avere giustizia, e risarcimento in tempi utili e adeguati.

Purtroppo con un Parlamento ove ognuno presenta norme pro domo sua – e per colpire colui che è individuato come il nemico del momento – ci pare difficile che entrambi questi nostri auspici abbiano possibilità di trovare una qualche soddisfazione. 

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Non credo proprio che gli emendamenti del PDL possano essere approvati, contro il voto del PD, di IDV e molto probabilmente dell’UDC e della Lega. Esercizi di futile servilismo.

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