Venti contrari nell’area di centrodestra dove da giorni si combatte contro la rottamazione sperando di concretizzare una pseudo-ricostruzione. Ma è bufera.

A proposito di rottamazione, Gianni Letta sdrammatizza dicendo: “Vi sembro un uomo da rottamare?”. Al suggerimento della Santanché di auto-rottamarsi Angelino Alfano risponde, invece, di essere pronto a “innestare una marcia di ricostruzione” per far sì che si concretizzi la “chiara volontà di cambiare”. Parole speranzose che però lasciano il tempo che trovano, soprattutto dopo gli ultimi scandali.

Le elezioni siciliane sembrano rappresentare l’ultima spiaggia, l’ennesimo banco di prova che deciderà le sorti di un partito praticamente sfasciato, in panne. Sembra gettare la spugna anche il Cavaliere che sconsolato ma imperterrito vorrebbe abbandonare la nave per costruirne un’altra, “L’Italia che lavora”; i sondaggi non sembrano però sostenere questo nuovo progetto berlusconiano, quindi “L’Italia che lavora” incassa un magro 5%, e si appresta a morire sul nascere. Non basta una lista per tornare in campo e cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. In pratica il Cavaliere cerca di rottamare il Cavaliere condannando però se stesso ad una triste uscita di scena.

Sull’altra sponda approda la barca dei moderati, coloro che a Norcia si sono riuniti intorno alla fondazione Magna Carta per mettere a confronto il manifesto “Per il bene comune della nazione” e la carta d’intenti del centrosinistra “Italia. Bene comune” e, soprattutto, con in testa un presupposto chiaro: “La politica deve ripartire dalle idee”. Gaetano Quagliariello, vice capogruppo vicario del Pdl in Senato e Presidente onorario della fondazione Magna Carta, elenca i motivi per cui in passato i tentativi di connubio tra sinistra e centro “siano tutti falliti” ribadendo, soprattutto in un momento storico turbolento ed incerto come quello attuale, la necessità di “non rinunciare a riunire le forze alternative al centrosinistra”. Il tema politico enunciato da Quagliariello è unire il fronte dei moderati, davanti ad una sinistra “che a parole si vuole alleare con il centro ma di fatto si rende incompatibile con le sue istanze”. “Dicono che manca il federatore – ironizza Maurizio Gasparri – ma poi ad uno ad uno si tirano fuori”. Quindi, mentre il Cavaliere resta sospeso tra l’idea di una lista personale e il via libera ad Alfano affinché riorganizzi il partito senza di lui, per gli altri “è tempo di iniziative e di idee”, come afferma Ignazio La Russa che aggiunge: “Chi ha radicamento, consenso, forza ed esperienza farà la propria parte con generosità e spirito costruttivo”. Il coordinatore del partito fa intendere che la maggior parte del partito imboccherà una strada ben precisa (l’unione dei moderati) prescindendo dalle decisioni di Berlusconi: “Ben venga una sua lista, sarà un valore aggiunto. Ma non esiste alcuna bad company”. Sullo sfondo Gianni Alemanno, che prefigura una convention a novembre – per decidere un nuovo nome e un nuovo simbolo – e una classe dirigente selezionata con le primarie, compreso il candidato premier. Alemanno  invoca inoltre un manifesto dei valori e regole severe per le candidature. Per il sindaco di Roma lanciare un  nuovo partito è necessario ma bisogna agire con tempestività altrimenti si rischia il tracollo: “Il momento è adesso o mai più: sia Alfano a guidare questo passaggio. Ma lo faccia subito o il centrodestra imploderà”. Alemanno si augura si concludere le primarie prima della fine dell’anno, entro Natale, per poi intavolare delle serie trattative con dei possibili alleati alle elezioni. “Chi sarà eletto candidato premier – afferma Alemanno – avrà il compito di rappresentarci, trattare e decidere come andare al voto, eventualmente anche convergendo su un altro candidato premier unitario, se servisse per riunire il centrodestra”. Alfano sembra essere l’unico in grado di fare la sintesi, per la prima volta dopo mesi ha l’appoggio di quasi tutto il partito, “ma deve muoversi ora – dichiara Alemanno – abbiamo già perso un anno”.

È questa la destra rivolta al centro depurata dal suo Cavaliere. Una destra che non intende rinunciare all’euro, al  rigore e alla credibilità internazionale faticosamente riconquistata dal governo Monti e che guarda al centro per costruire insieme un progetto politico nuovo. Complice il viaggio comune a Bucarest per il congresso del Ppe, Alfano e Casini “si parlano spesso, si capiscono, si intendono”, affermano i centristi, anche se è ancora presto per dichiarare l’intesa. Per ora Casini, con una atteggiamento conciliante ma cauto, afferma: “Sono aperto al dialogo, ma prima vediamo come va in Sicilia”. Rispondendo alla Santanché il leader dell’Udc dichiara inoltre: “La Santanché vuole rottamare Alfano e salvare Berlusconi. È una strana rottamazione. Per me, dopo i fallimenti di questi anni, da rottamare è Berlusconi e non Alfano”. Ed infine l’appello ai “moderati del Pdl perché battano un colpo, perché è necessaria oggi l’assunzione di responsabilità”. In definitiva se si tratti di una rottamazione mascherata da ricostruzione o di una vera e propria ricostruzione del centrodestra è ancora tutto da decidere e per noi da capire. Forse non basteranno nemmeno gli esiti siciliani a dare la spinta decisiva a questa unione di centro che, in assenza di certezze sulla legge elettorale, per ora è solo un’ipotesi.

La cosa ormai chiara a tutti e che non basta cambiare il nome o il logo ai partiti. Serve una rifondazione totale, con facce e idee nuove, sia a destra sia a sinistra. Occorre reinventare nuovi schemi, far sì che il cambiamento non sia soltanto annunciato ma reso visibile agli italiani.

Da anni viviamo una continua situazione di ‘lavori in corso’, a destra come a sinistra, dopo la quale si spera, ormai da troppo tempo, che non ci sia più spazio per un vecchio modo di fare politica, quello che posiziona i propri uomini nei posti di comando per meglio arginare il potere. In pratica la politica intesa come controllo del territorio, e quindi del potere, che per decenni si è retta su una selezione della classe dirigente fondata sulla clientela, sull’amico dell’amico, sulle correnti, più che sul merito. La vita politica del nostro Paese è stata triturata da queste logiche ed ora per risorgere deve necessariamente cambiare facce. La rottamazione è insufficiente e il dovere di porre rimedio ai propri errori rappresenta ormai una via senza uscita.

© Rivoluzione Liberale

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